Varie, 23 agosto 2011
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Gheddafi Khamis
• Tripoli (Libia) 27 maggio 1983, 29 agosto 2011 (su una strada a quattro corsie nella zona semidesertica fra Tarhouna e Bani Walid, una novantina di chilometri a sud-est di Tripoli, «mentre stava combattendo contro i nemici della patria»). Figlio di Muammar • «[...] “Muammar il giovane” per i fedeli del regime [...] soprannominato “il macellaio” per la sua ferocia contro chiunque abbia mai osato opporsi al padre [...] è il più giovane tra i sette figli maschi del raìs che la propaganda ha sempre presentato come l’icona militare della rivoluzione. A tre anni rimase ferito nel bombardamento americano su Tripoli nel 1986, a cui suo padre sfuggì, ma in cui morì una delle sue sorelle adottive. Formatosi nelle accademie militari russe, e con studi in diversi Paesi europei, Khamis ha il grado di capitano ed è stato responsabile del reclutamento e dell’addestramento dei mercenari provenienti dai paesi dell´Africa sub-sahariana, arruolati a suon di dollari dal regime. Ma è stato soprattutto il comandante della 32/a Brigata, conosciuta anche come “Brigata Khamis”, la più importante e temuta unità di elite dell’apparato bellico libico, che contava circa 10.000 uomini, tra i quali appunto 2.000 mercenari stranieri. La 32/a, che aveva il suo quartier generale vicino Bengasi, era stata inizialmente schierata da Gheddafi a difesa di Tripoli ma alcuni reparti sono stati inviati in diverse aree del Paese per sostenere le forze del regime. Khamis e le sue unità speciali hanno fronteggiato l’insurrezione sui fronti più caldi: sono loro ad aver represso la rivolta a Zawia, la città a una manciata di chilometri a ovest di Tripoli, e nella stessa capitale. Poi, la 32/a ha guidato la controffensiva portando i carri armati di Gheddafi sino alla periferia di Bengasi, capitale degli insorti. Solo l’intervento della Nato impedì il bagno di sangue che il raìs pretendeva e che Khamis avrebbe eseguito senza battere ciglio. A Misurata venne sonoramente sconfitto dagli insorti in una battaglia che farà la storia della Libia, un’armata raccogliticcia imbracciando solo kalashnikov e razzi Rpg riuscì a sconfiggere una brigata di moderni carri armati e Khamis e i suoi furono costretti alla ritirata [...] il 20 marzo 2011 il “macellaio” era stato dato per morto in uno dei raid dell’Alleanza su Bengasi, ma dopo era riapparso sulla tv di Stato, che lo aveva mostrato mentre stringeva le mani di alcuni sostenitori del regime davanti alla caserma-bunker di Bab al Azizyia, a Tripoli, per formare “scudi umani” a difesa del padre. [...]» (Fabio Scuto, “la Repubblica” 23/8/2011).