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 2011  agosto 23 Martedì calendario

Storie di (stra)ordinaria autopubblicazione - Si chiama John Locke, da Louisville, Kentucky, e la sua storia, come si suol di­re, ha fatto il giro del mon­do

Storie di (stra)ordinaria autopubblicazione - Si chiama John Locke, da Louisville, Kentucky, e la sua storia, come si suol di­re, ha fatto il giro del mon­do. Scrive storie western e thriller, ha un’ottima rete di contatti su twit­ter e un sito fatto benino. Decide di autopubblicarsi usando, tra i primi, il Kindle Direct Publishing. No agenti, no ufficio stampa, no marke­ting- nonostante sia un uomo d’af­fari. Solo passaparola e un piccolo segreto: accettare di vendere i suoi libri a 99 cent la copia invece che a 10 dollari di media. In un anno di­venta l’uomo da un milione di ebook, con 8 titoli nella Top 50 di Amazon e guadagni paragonabili, negli Usa, a quelli di Stieg Larsson e Michael Connelly. Anche più consolidato il caso di successo di Amanda Hocking. La si­gnora passa una primavera fru­strante nel 2010, cercando un edito­r­e tradizionale che la voglia pubbli­care. Poi decide di passare al self pu­blishing e mette­online i suoi roman­zi paranormali per young adult nel­le vetrine virtuali di Amazon, Bar­nes& Noble, Smashwords e Apple. 164mila copie vendute prima della fine dell’anno, un milione di copie ad oggi. Il che le frutta un contratto da due milioni di dollari con la St Martin’s Press, che se la disputa al­l’asta, per la sua nuova quadrilogia. Negli Usa è boom: un paio di setti­mane fa il NYT ha rivelato che dal 2009 al 2010 i libri autopubblicati grazie alla piattaforma di Amazon CreateSpace sono aumentati del­l’ 80%. Forse il nostro mercato non saràpromettentecomequelloame­ricano, ma è fuori di dubbio che al­cuni casi sembrano dimostrare che, grazie alla rete, oggi è possibile diventare uno scrittore facendo a meno degli editori e a costo se non propriozero, dicertononparagona­bile a quello della tradizionale edi­toria a pagamento. E siccome il self publishing si è ormai fatto strada an­che in Italia, tanto che è di questi giornil’annunciodapartediRiccar­do Cavallero, direttore generale Li­bri Trade del gruppo Mondadori, dell’apertura nei prossimi mesi di uncanalestrutturatodiautopubbli­cazione, èbeneprovareadorientar­si tra le offerte possibili. La prima cosa che è bene sapere è che autopubblicare un ebook è una modalitàalternativadipubblicazio­neri­spettoaquelladell’editoriatra­dizionale e anche del cosiddetto pay per publishing,ovvero dell’edi­toria a pagamento, che qui da noi, e non senza motivo, è da sempre guardata con sospetto. A meno che non si tratti di consolidati marchi editoriali o di collane settoriali di editoria scientifica, infatti, spesso le case editrici che accettano di pub­blicare libri di esordienti dietro compenso propongono contratti capestro in cui il neo scrittore è co­stretto a scucire dai mille ai tremila euro di anticipo per un acquisto co­pie obbligatorio (dalle 100 alle 300 di media) e per una presunta distri­buzione e promozione attraverso canali a volte fantasma. Il self publishing è cosa molto di­versa: quando l’autore ha pronto il proprio manoscritto, può avvalersi di una serie di «service» per pubbli­carlo on line in un formato che sia acquistabile, scaricabile e leggibile attraverso i più comuni ereader. Ciascuno di questi editori virtuali ha un’identità e offerte precise. La più semplice di cui avvalersi, e in cui è stato pioniere in Italia Narcis­sus (vedi scheda), è la conversione dei file del manoscritto in un forma­t­o leggibile dal futuro utente e la cu­ra della transazione commerciale. Il tutto avviene gratuitamente: non ci devono essere «gettoni di ingres­so »o anticipi da sborsare.L’editore virtualetrattieneacompensolaper­centuale concordata sul venduto. È il meccanismo che mette in atto an­che Amazon. Tuttavia, anche solo in questo caso «base», la rivoluzio­ne è chiara: autori e lettori si incon­trano e si scelgono, senza interme­diari, per la prima volta. E lo scritto­re diventa editore di se stesso. Uno dei primi clamorosi casi di self pu­blishing «vip» accadde l’estate di undiciannifa: StephenKingannun­ciò che avrebbe autopubblicato The Plant sul suo sito, «divorzian­do » di fatto dal suo editore. Quella su cui gli editori virtuali più avanzati, come ad esempio la piccola 40K,nata dall’esperienza di Bookrepublic, stanno investendo è una «terza frontiera», che prevede unselfpublishingcheintegraiservi­zi editoriali tradizionali con l’auto­nomia dell’utente scrittore. L’auto­re, in questo caso, esegue (e otterrà così royalties più elevate) o fa ese­guire a professionisti proposti dal­l’editore editing, correzione bozze, traduzione. E l’editore virtuale, ga­rante di un prodotto di qualità, si ri­serva di «selezionare» i file che di­venteranno ebook. Poi distribuirà le royalties al netto di Iva, anche sui mercati stranieri, pari all’incirca al 25% del prezzo di vendita. Spiega Dario Tonani, che ha pubblicato all’ inizio del 2011 Cardanica con 40K: «Duesonoifattorichemihannoen­tusiasmato. I tempi, ovvero la possi­bilità di scrivere ed essere pubblica­to in qualche settimana. E il feed­back immediato dei lettori. Ho auto­ripubblicato in ebook una raccolta di fantascienza uscita anni fa e gra­zie ai post ho costruito un sequel. Da cui alla fine è nata addirittura una trilogia».