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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

Le elezioni per l’assemblea costituente in Tunisia si terranno il 23 ottobre 2011. Al momento Ennahda sembra essere favorito, anche se appare ridimensionato in confronto alle stime di qualche mese fa

Le elezioni per l’assemblea costituente in Tunisia si terranno il 23 ottobre 2011. Al momento Ennahda sembra essere favorito, anche se appare ridimensionato in confronto alle stime di qualche mese fa. A luglio, secondo un sondaggio dell’Istituto 3C Études il 67% dei tunisini sarebbe incerto su quale partito votare, mentre del 33% che dichiara la propria intenzione di voto, il 14% voterà Ennahda. Questo partito è molto radicato nelle parti povere del paese, dove compie molte opere di beneficienza. É l’unico partito seriamente strutturato. Ha aperto moltissime sedi in tutta la Tunisia, grazie anche a probabili finanziamenti provenienti dagli Stati del Golfo. Ennahda, insieme a un altro partito che riceve finanziamenti non chiari dall’estero (PDP), non ha accettato la modifica proposta dall’Haute Instance che avrebbe voluto vietarli. Eppure i suoi leaders sostengono che i loro proventi provengano esclusivamente dalle quote di adesione degli iscritti. L’Islam politico tunisino è sempre stato il più aperto alla discussione teorica. Ennahda nasce intorno al 1969-1970 dall’incontro di tre uomini: Rached Ghannouchi, tornato nel suo paese dalla Siria dove aveva svolto i suoi studi di filosofia e si era avvicinato al movimento dei Fratelli Musulmani. Hmida Enneifer, di ritorno da Parigi dove aveva studiato letteratura araba, anch’egli molto vicino ai Fratelli Musulmani, e infine Abdelfattah Mourou, detto "lo sceicco", avvocato, uno dei pochi, se non l’unico, giovane predicatore formato al Sadiki Collége, ma molto vicino a quello che rimaneva degli sceicchi della Zeitouna (università musulmana). La svolta decisiva verso l’islam politico avvenne alla fine degli anni ’70, anche a seguito della rivoluzione iraniana. Habib Bourghiba perseguitò ferocemente l’MTI (Movimento per la tendenza islamica), iniziale denominazione del partito, i cui militanti subirono durissime condanne al carcere. Graziati nel 1984, arrivarono ad avere una larga base sociale nelle zone disagiate della Tunisia, dove facevano opere di beneficenza e creavano comitati di quartiere. Salutarono con gioia il colpo di stato del generale Zine el-Abidine Ben Alì che spodestava il loro grande persecutore. Ma il flirt fra il nuovo dittatore che, a differenza del suo predecessore, aveva ostentato inizialmente un grande attaccamento ai valori della religione, e Rached Gannouchi, era destinato a breve durata. Nel 1988 venne firmato il Patto Nazionale che permetteva all’MTI di partecipare alla vita politica del paese, però l’anno successivo la denominazione del movimento venne cambiata in Ennahda (Rinascimento) in modo da rispettare il nuovo Codice Elettorale che vietava ogni riferimento religioso nei nomi dei partiti. In questo modo gli islamici parteciparono alle elezioni dell’aprile 1989 in liste "indipendenti", ottenendo ufficialmente il 13%, mentre si dice che la percentuale effettiva fosse del 30%. A quel punto, Ben Alì comprese di aver commesso un errore e iniziarono retate e persecuzioni, mentre Ennahda, sulla scia dello sdegno popolare per la prima invasione dell’Iraq da parte degli USA, portava in piazza migliaia di persone. Ma la sconfitta di Saddam Hussein del 1991 permise a Ben Alì di usare il pugno duro imprigionando i militanti islamici e costringendo all’esilio Gannouchi e altri leaders. Nel febbraio dello stesso anno ci fu l’attentato alla sede dell’ RCD (il partito del dittatore Ben Alì) di Bab Souika a Tunisi in cui fu dato fuoco ai due guardiani di cui uno morì a seguito delle ustioni dopo 15 giorni. Ennahda fino a pochissimo tempo fa ha negato di essere coinvolta in quella aggressione e solo recentemente Gannouchi ha ammesso che alcuni giovani militanti, disorientati dall’assenza dei quadri dirigenti e infuriati a causa della repressione cui erano soggetti, presero l’iniziativa . Gannouchi tornerà dalla Gran Bretagna (dove aveva ottenuto asilo politico nel 1992) in Tunisia solo all’indomani della rivolta del 14 gennaio 2011, grazie all’amnistia per tutti i detenuti per reati d’opinione e poco dopo il partito Ennahda verrà legalizzato. Va detto chiaramente che Ennahda o altri movimenti islamici non hanno avuto alcun ruolo nella rivoluzione tunisina fra dicembre 2010 e gennaio 2011, nessuno slogan inneggiante all’Islam è stato udito nelle manifestazioni: probabilmente i simpatizzanti hanno preferito pragmaticamente osservare silenti, in attesa degli eventi. Il riferimento principe di questo movimento è il motto di Sayed Kotb, grande teorico egiziano dei Fratelli Musulmani - il più antico gruppo islamico al mondo, fondato nel 1928 in Egitto da un insegnante, Hassan El-Banna: "l’Islam è un modello di vita che non si può realizzare se non con la creazione di uno stato islamico". Già questo naturalmente appare in contraddizione con le aspettative messe in moto dalla rivoluzione dei giovani per la libertà, la dignità e il rispetto dei diritti umani. Già nel 1984 il movimento aveva scioccato la società tunisina, abituata alla convivenza pacifica fra diversi stili di vita: usciti di fresco dalle prigioni di Bourghiba, Mourou e Gannouchi organizzarono una conferenza stampa nel corso della quale dichiararono che il Codice dello statuto personale emanato da Bourghiba non era sacro e che di conseguenza poteva essere modificato. Il suddetto statuto, il più avanzato nei paesi a maggioranza musulmana, entrò in vigore nel 1957 e abolì la poligamia, limitò l’endogamia, regolamentò il matrimonio in base al mutuo consenso dei coniugi e vietò il divorzio per ripudio da parte del marito, prevedendone la regolamentazione esclusivamente tramite le procedure giudiziarie. Una delle prime dichiarazioni di Gannouchi al suo rientro dall’esilio riguardava proprio la non volontà di Ennahda di modificare lo statuto.