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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

La corsa non si ferma, il mercato ha fame d’oro - Tutto perde valore, solo l’oro e il franco svizzero rincarano, ma l’oro aumenta di prezzo anche in franchi

La corsa non si ferma, il mercato ha fame d’oro - Tutto perde valore, solo l’oro e il franco svizzero rincarano, ma l’oro aumenta di prezzo anche in franchi. Se misurato in dollari, il metallo giallo ha raggiunto il massimo storico venerdì a 1881,40 per oncia. Però in termini reali, cioè tenuto conto dell’inflazione, siamo ancora lontani dal record vero, quello del 21 gennaio 1980 a 847 dollari l’oncia, corrispondenti a molto più dei 2000 dollari l’oncia che parecchi analisti considerano un realistico prezzoobiettivo a scadenza non lunga (forse già entro fine anno). Quindi c’è ancora spazio teorico perché le quotazioni dell’oro crescano; e l’eventualità di un’ulteriore boom dei prezzi diventerebbe certezza se i recenti segnali di fine della ripresa economica, e anzi di avvitamento in un’altra recessione, venissero confermati. La corsa al bene-rifugio non si fermerebbe più. Tuttavia è essenziale una parola di cautela per i piccoli risparmiatori: nessuna delle cose dette va presa come istigazione a comprare oro a man bassa. Bisogna tener presente che di oro, in giro per il mondo, ce n’è poco: starebbe tutto fuso assieme in un unico lingottone di 20 metri per 20, e un terzo è bloccato nei forzieri delle banche centrali. Di conseguenza, i flussi di capitali che si dirigono sull’oro, anche se sono notevoli in assoluto, rappresentano una frazione minuscola dei soldi che passano di mano ogni giorno nei mercati finanziari. I grandi investitori, che diversificano il portafoglio in direzione dell’oro, destinano al metallo giallo solo una piccola percentuale dei loro capitali; se per caso qualche piccolo risparmiatore li volesse imitare, li imiti davvero, anche nel decidere la quota parte del sudato gruzzoletto da destinare a un investimento molto volatile come l’oro. Detto questo, le ragioni che spingono il mercato al rialzo del prezzo dell’oro sono tante, e di struttura. Non c’è solo la corsa al bene-rifugio dovuta alla crisi economica. C’è anche il desiderio della Cina di diversificare le riserve di quasi 3 mila miliardi di dollari (e sono proprio miliardi, non milioni) in direzione di altre valute, e in oro. C’è la brama delle famiglie indiane di tesaurizzare oro «fisico» in casa, in forma di gioielli o lingotti: una maniera poco sofisticata di investire, ma comprensibile in un Paese in pieno boom in cui ogni anno diversi milioni di persone passano all’improvviso dalla povertà al benessere, e per un po’ continuano a destinare i risparmi all’uso consacrato come più saggio dalla tradizione. Poi sì, c’è anche la congiuntura economica globale che spinge molti investitori alla fuga da ogni bene tranne l’oro. Massimo Siano, che da Londra è responsabile per l’Italia di Etf Securities (compravendita di titoli Etc che permettono di prendere posizione sulle materie prime come se si comprassero lingotti d’oro, barili di petrolio, tonnellate di ferro eccetera, ma senza bisogno di farlo fisicamente) invita a guardare le cose da un altro punto di vista: «In Etf Securities abbiamo la possibilità di monitorare i flussi d’investimento globali e quindi di capire in anticipo in che direzione si muoveranno i mercati. Io in persona, nella prima parte dell’anno, ho gestito flussi per 3 miliardi di euro e ho verificato un crollo degli investimenti in petrolio e metalli, cioè le materie prime che servono alla produzione industriale. Gli unici flussi vivaci sono quelli sull’oro. Segno sicuro di recessione». Siano si toglie anche un sassolino dalla scarpa: «All’inizio dell’anno sentivo tanti analisti delle banche d’affari dire che l’economia si avviava alla ripresa, non so con quale sfera di cristallo. A me, osservando i flussi d’investimento, risultava il contrario, e purtroppo per l’economia globale erano più validi i miei indicatori». Ma questo vale anche per gli ultimi giorni? «Anzi, la tendenza si è accentuata: il mercato vuole oro, un po’ anche argento, e liquida le posizioniin petrolio e materie prime industriali e agricole. Non sono gli analisti che prevedono la recessione, è il mercato che la prevede». E anzi la determina. Ora sembra che per Gheddafi sia finita: il prezzo del petrolio andrà ancora più giù? «Sì, ci sarà un’ulteriore spinta al deprezzamento del barile, soprattutto del Brent del Mare del Nord che aveva in parte sostituito la produzione libica mancata in questi mesi».