GIOVANNI CERRUTI, La Stampa 22/8/2011, 22 agosto 2011
Il tempio Sikh colora la Padania - I telefonini mandano le immagini in diretta fin laggiù, al Tempio di Amristar, Punjab, dove almeno una volta nella vita un vero Sikh deve inchinarsi e pregare
Il tempio Sikh colora la Padania - I telefonini mandano le immagini in diretta fin laggiù, al Tempio di Amristar, Punjab, dove almeno una volta nella vita un vero Sikh deve inchinarsi e pregare. E prima dell’arrivo del Libro Sacro inquadrano un signore con fascia tricolore e la sciarpa arancione dei Sikh: è Dalido Malaggi, il sindaco di questa Pessina Cremonese che ha pochi abitanti, tanta terra attorno e una scritta all’ingresso del paese: «Comune libero da pregiudizi razziali». È tutto un grazie, inchini e mani giunte, attorno al sindaco. Da ieri i cinquemila sikh della provincia di Cremona hanno il loro nuovo Tempio. Il secondo, in provincia. Il numero 31 in Italia. Più o meno un cubo di cemento che Giorgio Mantovani, il geometra del progetto, presenta come «architettura per il culto e al tempo stesso luogo di accoglienza e cultura». Forse perchè non sono bastati i 700 mila euro di offerte, e nemmeno il mutuo da un un milione e trecentomila del Banco Cooperativo AgroBresciano; magari perchè mancano ancora le cinque cupole di bronzo che risplenderanno sotto il sole della pianura, ma se non ci fossero questi cinquemila Sikh della Padania il Tempio si confonderebbe con i due salumifici che stanno accanto, lontano dal paese, tra la provinciale che porta a Mantova e i campi di granturco. Alle dieci del mattino da un piccolo elicottero blu piovono petali di rose. Sta arrivando il corteo con l’«Adi Granth», il Libro Sacro con i 6 mila versi da recitare. Lo precede un tamburo, i ragazzini con le sciabole che mimano la lotta contro il male, e i canti, i balli, e altri petali di rose che scendono. Lo portano al primo piano del Tempio quasi di corsa, il Libro Sacro. Come avessero fretta di pregare. «E qualcuno ce l’ha davvero - commenta Giuseppe Torchio, ex presidente della Provincia da sempre a favore del Tempio - Ci sono Sikh che abitano e lavorano da noi da almeno trent’anni». Nelle campagne, nelle stalle, in fabbrica. Le donne sedute sulla moquette blu a sinistra, gli uomini a destra, il Libro Sacro di fronte. Il geometra Mantovani l’aveva pensato per 600 sikh e lo presenta come il più grande d’Italia se non d’Europa, ma nel Tempio quasi non si entra, non c’è più posto. Con i loro turbanti blu gonfi di capelli sono arrivati anche da Brescia, da Reggio Emilia, dal Veneto, dalle campagne del Lazio. Per la loro festa di preghiera, di cibo, di colori. Festoni dappertutto, le donne e le ragazze con variopinti abiti di seta leggera, le bimbe con i capelli raccolti in una crocchia, e poi le tuniche bianche, turbanti gialli e blu, le bandane arancioni. Siccome siamo in mezzo alla Padania e vicini al Po, bisogna aggiungere che alla Lega questo Tempio non è mai piaciuto. Il segretario provinciale, che di cognome fa Bossi, aveva ordinato una raccolta di firme. «Se ci hanno provato vuol dire che nessuno ha firmato - dice il sindaco Malaggi-, a me non è arrivato mai niente». Ed è probabile che abbia firmato nessuno visto che nel cremonese i Sikh ci sono appunto dagli Anni 80, ormai i ragazzi sono nati qui, tutti parlano italiano e il dialetto, con quella cadenza lenta che piaceva a Mario Soldati e Gianni Brera, e sa di tortelli di zucca e stalla. Al latte padano ormai provvedono loro. Chi entra nel Tempio si deve lavare mani e piedi. Lo fa anche Roberto Bonetti, 82 anni, il proprietario della «Witor’s» di Corte de’Frati, stabilimento da 150 tonnellate di cioccolato al giorno, 300 operai. «Mi ha invitato un mio dipendente sikh - dice -, è un mio gesto di solidarietà nei confronti di questa gente laboriosa e semplice, sono proprio come noi della Bassa». Il dipendente è Jaswant Singh, 25 anni, magazziniere, arrivato da 7 anni. «Per noi ogni novità è sempre stata un’opportunità, e qui avevamo trovato quasi tutto, il lavoro nelle campagne e nell’industria anche le nostre donne. Ora che c’è il Tempio abbiamo davvero tutto». I primi sikh sin erano fermati all’inizio degli Anni 80 lungo la provinciale che porta a Parma, tra Solarolo Rainerio e la frazione San Lorenzo Aroldo: a occuparsi di vacche pezzate nella Cascina Granda. «Curavano le coliche delle mucche senza bisogno di medicine e veterinari», ricorda Giuseppina Pizzi, che abita ancora lì accanto. «Grandi lavoratori - dice Clevio De Micheli, sindaco di allora e di oggi -. Ormai molti di loro sono diventati cittadini italiani, e che abbiano un loro Tempio mi sembra il minimo. La Lega dica pure quel che vuole, ma senza i nostri sikh le nostre stalle sarebbero vuote e l’agricoltura ridotta a zero». Tra sole e zanzare la festa va avanti fino a sera. «Questo Tempio sarà aperto a tutti gli esseri viventi ogni ora del giorno e della notte», saluta con un inchino Jatinder Singh, il Presidente dell’Associazione Sikh. «E grazie a tutti quelli che ci hanno dato una mano». Il sindaco di Pessina e quelli di Isola Dovarese, Ca’ d’Andrea, Torre de’ Picenardi, i paesi attorno. «Fanno i lavori che facevano i miei nonni e i nostri ragazzi che alle 4 di notte sono ancora in discoteca non vogliono fare - ricambia Mario Bazzani, sindaco di Torre -. La vostra comunità ha salvato la nostra economia». Nella Padania colorata dai Sikh.