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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

VINCERE ANCORA (A TEMPO SCADUTO). I PRODIGI DELLA «GENERAZIONE IDEM» —

Allo scadere del patto con il diavolo del Faust, potranno riprendersi l’anima in cambio di una sfilza di trionfi. Atleti che a 40 anni (o su per giù) sono in perfetta forma come 20 anni fa. Longevi e ancora vincenti. A 46 anni (47 a settembre), Josefa Idem, canoista d’acciaio (e due figli Janek di 16 e Jonas di 8 anni) va verso l’ottava Olimpiade, a Londra, quando la sua età salirà a 48. Nessuna donna ci è mai riuscita prima: «Non accetto di lavorare al di sotto del 120 per cento delle mie possibilità», ha sempre dichiarato l’azzurra mamma Sefi.
Miracolo dell’eterna giovinezza? No, «generazione Idem». Ci sono campioni che danno il meglio di sé quando superano la (presupposta) frontiera della gioventù sportiva. Li aiutano i progressi nei metodi di allenamento e le tecniche all’avanguardia sul recupero fisico dopo gli infortuni (quelli che fino a qualche anno fa troncavano una carriera ora possono essere superati in tempi brevi). È importante la testa: sono consapevoli, responsabili, professionisti. E soprattutto, c’è la passione, il motore principale che li spinge a dare sempre il meglio oltre ogni aspettativa. Come il capitano dell’Inter (dal 1999), Javier Zanetti, difensore e centrocampista anche della nazionale argentina. Corre in calzoncini corti (con tanto fiato) a 38 anni, mentre, l’età «fisiologica» media dell’abbandono per i calciatori è sui 32. Era decisamente più brizzolato sir Stanley Matthews, mito del calcio inglese che a 41 anni vinse il Pallone d’oro e a 50 e cinque giorni, dopo averne trascorsi 33 sul campo, giocò la sua ultima partita affermando: «Mi sono ritirato troppo presto».
Longevità sportiva per Michael Schumacher, pilota automobilistico che detiene gran parte dei record della Formula 1. Dopo sedici stagioni consecutive, dal 1991 al 2006, e tre anni di stop, ha deciso a 41 anni di tornare a correre rimettendosi nuovamente in gioco accettando l’offerta della Mercedes GP per la stagione 2010 (è decimo nella classifica piloti 2011). Ha 41 anni Nicklas Lidström, hockeista svedese, difensore della squadra nordamericana Detroit Red Wings, è considerato il miglior al mondo nel suo ruolo. E la corsa non sembra finire per la pantera giamaicana (dal 2002 cittadina slovena), Marlene Ottey: «Il prossimo anno torno a correre a Londra. Sto parlando dei Giochi olimpici», ha svelato il giorno del suo 51esimo compleanno la ex campionessa mondiale dei 200 metri piani.
Ma i tifosi sono spietati. Se lo sportivo longevo vince o gioca bene elogiano la sua esperienza e la giovinezza che non sfiorisce. Ai primi sbagli, invece, cominciano a dargli del «pensionato». Non è il caso della schermitrice Valentina Vezzali, 37 anni, specialista del fioretto candidata a essere la portabandiera per l’Italia alle Olimpiadi dell’anno prossimo. E se si tira troppo? C’è il rischio di cadere nel patetico. Hanno aspettato, ma colto il momento giusto, il canoista Antonio Rossi, a 40 anni ha vinto il bronzo nel 2008, ora continua a divertirsi sul Lario. E Dino Meneghin, il gigante del basket che a 44 anni, dopo 12 scudetti e sette coppe campioni, nel 1994 giocò in campionato una partita contro suo figlio Andrea.
Rossella Burattino