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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

LA SCANDALOSA TRACEY EMIN ILLUMINA DOWNING STREET

Percorrendo il corridoio al primo piano del civico 10 di Downing Street, Sir Robert Walpole all’inizio del Settecento era solito raggiungere i suoi ospiti nella sala della Terracotta Room. Qui il primo ministro ante litteram della Gran Bretagna consumava le sue cene ai tempi del regno di Giorgio I.
Tre secoli (e 52 primi ministri) dopo, poco fuori dalla sala dove Walpole si svagava quando non era impegnato a costruire il futuro del sistema parlamentare britannico, si è acceso un neon. Rosa. E per giunta ben visibile ad ogni visitatore che salga la scala principale (sulla parete i ritratti degli ex capi di governo) per raggiungere la Pillared Room, teatro di tante firme in calce ad accordi internazionali.
«More Passion», più passione, è l’invito della scritta luminosa, installazione artistica della quotata Tracey Emin. E, forse, anche augurio rivolto al premier David Cameron, suo fan, che tumulti e guerriglia urbana hanno mostrato di recente con un piglio più inflessibile e severo del solito.
Quarantottenne, britannica, un’infanzia difficile e una violenza subita (e raccontata, come altri dettagli della sua vita privata, entrati a far parte della sua produzione artistica), i più la conoscono per l’irriverenza delle sue opere, ai limiti dell’imbarazzo. In «My bed» del 1998, espose il suo letto, sfatto, e il comodino con preservativi usati e biancheria macchiata. In «Everyone I Have Ever Slept With 1963-1995» («Tutti quelli che mi sono portata a letto»), una tenda da campeggio con l’interno decorato da liste di nomi.
Lo scorso anno Cameron la invitò a ideare un’opera per Downing Street. Dal civico 10 confermano che «More Passion» è stato donato alla Government Art Collection (e il Sunday Telegraph, rivelando che l’opera si trova già al suo posto, sottolinea come la creazione possa valere qualche decina di migliaia di sterline). «Andai al civico 10 ... il primo ministro mi tirò dietro un angolo e mi disse: "E’ qui, questo è il posto dove vogliamo l’opera"» ha raccontato la Emin.
C’è chi, dentro il palazzo, storce il naso: «E’ molto luminosa e l’effetto è accresciuto dal fatto che il corridoio è buio. Fa sembrare la Terracotta Room l’ingresso di un night club».
Quando Margaret Thatcher fece il suo ingresso a Downing Street, si occupò di far ritinteggiare il salone, che — tradizione vuole — prende il nome dalla tinta delle pareti. Che sia arrivata l’epoca di chiamarla «Neon Room»?
Francesca Ghirardelli