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 2011  agosto 22 Lunedì calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 22 AGOSTO 2011

Sabato dovrebbe cominciare il campionato di serie A: il condizionale è dovuto al fatto che, causa il mancato rinnovo del contratto collettivo, i calciatori minacciano lo sciopero. Francesco Guidolin, allenatore dell’Udinese: «Il nodo non è economico, riguarda i fuori rosa, cui dev’essere riconosciuta la dignità di ogni lavoratore. Invece si parla sempre di protesta dei nababbi, è fuorviante». Su questo punto (articolo 7) oggi Giancarlo Abete comunicherà l’interpretazione della Figc, mercoledì sono in programma assemblea di Lega e Consiglio federale. Federico Pistone: «Dalle parole dei presidenti della Lega Maurizio Beretta (“Sarebbe incomprensibile non arrivare alla firma”) e dell’associazione calciatori Damiano Tommasi (“Ci sono alte possibilità di evitare lo stop”) si direbbe che il campionato italiano comincerà regolarmente, al contrario di quello spagnolo che cancella le prime due giornate. Ma lì la situazione è davvero drammatica, con 200 giocatori che aspettano uno stipendio che non arriva mai». [1]

In attesa che i club paghino gli stipendi, i calciatori spagnoli hanno bloccato il campionato. Tony Damascelli: «Di contro in Italia il sindacato calciatori ha annunciato la solita battaglia ma non ha il coraggio e il peso politico per portarla fino in fondo. Non è, la sua, una questione soltanto di denaro ma di principio e di diritti violati. La Lega calcio si è trovata spiazzata, non ha nemmeno la capacità e l’autorità per convocare tutti i presidenti, l’ultima riunione (venerdì) non ha affrontato il problema a causa delle numerose assenze, la vacanze e gli affari di mercato costituiscono una priorità per molti dirigenti del calcio professionistico. La vicenda assume i soliti contorni da operetta buffa, recitata anche male. Il sindacato ha cambiato il suo portavoce, da Campana a Tommasi, ma nella sostanza nulla è mutato, al grido di “armiamoci e partite”, nei secoli». [2]

Che si cominci sabato o chissà quando, alla fine si prevede un bis del Milan campione in carica. Tra i pochi problemi del tecnico Massimiliano Allegri, la sostituzione di Andrea Pirlo, passato alla Juventus. Mario Sconcerti: «Montolivo lo completerebbe, ma il Milan non può comprare mentre il paese deve pagare tasse di solidarietà. Forse è un po’ demagogico, ma molto evidente. Deve trovare altre formule e non so se potrà». [3] Alberto Costa: «L’immobilismo milanista sul mercato diventa ancora più stridente se paragonato alle ultime mosse del Barcellona che nella prossima Champions League potrà schierare una mediana composta da Xavi, Fabregas e Iniesta. Il fatto è che se in Italia la competitività rossonera è fuori discussione, altrettanto non si può dire a proposito dell’Europa. È infatti evidente che dopo avere sognato Hamsik e Fabregas, se mai dovesse arrivare, mister X, da Montolivo in giù, non potrà che essere un ripiego». [4]

Oltre alla crisi, il Milan paga il fatto che la Fininvest, detentrice del pacchetto di maggioranza, è stata sbancata dalla sentenza sul lodo Mondadori. Più che in Silvio, i tifosi sperano in Barbara Berlusconi. Costa: «Ha afferrato al volo come un investimento sul Milan in un momento come l’attuale, oltre a sfruttare l’ultima stagione libera dai vincoli del fair play finanziario imposto dall’Uefa, equivarrebbe in realtà a un costo di produzione capace di riflettersi positivamente sulla dimensione europea della squadra di Allegri, allargando così il profilo vincente del suo proprietario al di là dei patri confini: non scordiamo infatti che molto spesso i successi calcistici in campo internazionale hanno spalancato una corsia preferenziale al consolidarsi di relazioni interpersonali tra Silvio Berlusconi e i leader della politica e dell’imprenditoria mondiale». [4]

L’Inter ha un nuovo allenatore, Gian Piero Gasperini, ex del Genoa che ha preso il posto di Leonardo (adesso manager del Paris Saint Germain). Secondo gli esperti, la squadra procede a tentoni sul piano tattico, il club è confuso sul mercato e non si vede come le cose possano migliorare. Anzi: Samuel Eto’o e Wesley Sneijder, leader dell’invincibile squadra del 2009/2010, sono imprevedibilmente finiti sul mercato . [5] Nel momento in cui chiudiamo questa edizione manca l’ufficialità, ma pare certo che il camerunense passerà all’Anzhi di Makhachkala (Daghestan, Russia). [6] Il «nuovo Creso del calcio mondiale» è stato convinto a lasciare i nerazzurri con un fenomenale ingaggio da 20 milioni all’anno più 15 milioni di “buona entrata”. [5] Gad Lerner: «Poteva darsi metafora più calzante del terremoto che sta dirottando altrove, lontano da noi, i capitali concentrati per secoli a Nord-Ovest, fra l’America e l’Europa?». [6]

L’austerity, dice il patron nerazzurro Massimo Moratti, è dovuta alle nuove regole Uefa sul fair play finanziario che dal 2013-2014 escluderanno dalle coppe europee i club con i conti in rosso. Ettore Livini: «Gli anni degli scudetti d’agosto e degli allenatori cambiati come Kleenex sono costati un occhio della testa al portafoglio del numero uno di via Durini. Per la precisione 735 milioni di euro, i quattrini che ha speso di tasca propria per coprire gli 1,2 miliardi persi dalla squadra nei tre lustri di presidenza. Una sorta di rito annuale: il bilancio finiva in rosso, il cda convocava l’assemblea e il mecenate Moratti ci metteva una pezza, cavando di tasca il libretto degli assegni e firmandone uno a sette zeri». Il problema è che con i margini di raffinazione in calo, l’azienda petrolifera di famiglia (Saras) ha smesso di macinare utili a botte di un centinaio di milioni l’anno. [7]

Il Napoli, terzo l’anno scorso, parteciperà per la prima volta alla Champions League. Il presidente Aurelio De Laurentiis non ha smesso di far polemica neanche durante l’estate: «Ho contestato il calendario per tutelare le italiane nelle coppe, non solo il Napoli. I sorteggi si dovrebbero fare alla luce del sole». Comunque sia, sta sempre a lamentarsi: «I miei colleghi presidenti litigano per un tozzo di pane e non si dimostrano veri industriali. Nessuno mi può togliere la cultura dell’impresa, oppure investirò meno soldi». E poi: «Mi offende sentir dire da Galliani, in Lega, che nel calcio si perdono soldi. Io non ci rimetto. Non mi basta vendere e comprare giocatori: non è il mio calcio. Se la Premier fattura molto di più, invade il mercato cinese e noi perdiamo un posto in Champions, vuol dire che stiamo lavorando male». [8]

Il principale acquisto del Napoli è stato lo svizzero Gökhan Inler, ex dell’Udinese. La rivelazione dello scorso campionato ha perso anche Alexis Sanchez (Barcellona) e Cristian Zapata (Villareal). Guidolin: «È la nostra filosofia, far crescere i giovani e poi lanciarli, anche perché così facendo la società riempie il portafoglio». [9] Mercoledì i friulani cercheranno di ribaltare lo 0-1 subito a Londra con l’Arsenal nell’andata del preliminare di Champions League. La qualificazione sarebbe importante per la posizione nel ranking europeo del nostro calcio, recentemente sorpassato da quello tedesco (inglesi e spagnoli sono al momento irraggiungibili): «Non dateci altre responsabilità. Noi siamo solo noi, non possiamo accollarci i problemi del calcio italiano, cui serve una riforma radicale». Ovvero: riduzione delle squadre di A (da 20 a 18), nuovi stadi, investimenti sui vivai ecc. [10]

La Roma ha un nuovo padrone, lo statunitense (bostoniano) Thomas DiBenedetto, cui fa capo il 60% della Neep Holding (l’altro 40% è di Unicredit), azionista di maggioranza della società giallorossa (67%). [11] Fabrizio Bocca: «“Speriamo di vincere il campionato il prima possibile” è stato il massimo che gli è stato strappato. Per il resto niente discorsi alla patria e soprattutto niente americanate: grandi tendoni bianchi, body guard come se a Trigoria fosse arrivato Obama e manager di tutti i tipi certo, ma effetti speciali proprio no». Suo slogan: «Questo è l’inizio di una nuova era, vogliamo vincere ma Roma non è stata costruita in un giorno, ci vuole pazienza». [12] C’è anche un nuovo allenatore, lo spagnolo Luis Enrique (stava alle giovanili del Barcellona). Partito Mirko Vucinic (Juventus), sono arrivati (tra gli altri) lo spagnolo Bojan (classe 1990) e l’argentino Erik Lamela (1992). Ci sono già state polemiche per l’esclusione di Francesco Totti (35 anni a settembre) nel match d’Europa League perso 1-0 giovedì a Bratislava. Sconcerti: «Ci sono nella Roma quasi solo giocatori molto giovani o molto vecchi, manca una squadra di mezzo che di solito è la migliore». [3]

Mentre la Roma perdeva a Bratislava, la Lazio festeggiava l’esordio in Europa League con un 6 a 0 ai macedoni del Rabotnicki. Grande protagonista il francese Djibril Cissé, neoacquisto autore di una doppietta. Giulio Cardone: «Lo hanno visto, di sera, aggirarsi dalle parti di Ponte Milvio con gli occhiali scuri, il pizzetto biondo, la cresta nera, le scarpe zebrate. Qualche ora prima, Djibril Cissé - Sua Stravaganza - si era presentato ai tifosi della Lazio con una dichiarazione sobria: “Siamo da scudetto”. Ecco, il tipo è così: un marziano per il calcio italiano abituato alle banalità di mezza estate. Reja lo chiama “la Bestia” perché “fisicamente fa paura” (parole del tecnico)». [13] I biancocelesti hanno acquistato anche Miroslav Klose, bomber della Germania vicecampione d’Europa. Sue prime parole in biancoceleste: «Possiamo lottare per lo scudetto». [14]

Dopo due campionati disastrosi, conclusi entrambi al 7° posto, la Juve giocherà nel nuovo stadio che si è costruita (inaugurazione l’8 settembre, amichevole con gli inglesi del Notts County, da cui nel 1903 furono prese le divise bianconere), ed avrà in panchina un nuovo allenatore, Antonio Conte: «Per noi adesso è tempo di stare zitti e pedalare per diventare competitivi il più in fretta possibile. Dobbiamo lavorare, siamo partiti praticamente da zero». Stefano Mancini: «Su difesa e attacco, così come sui nuovi arrivati e su quelli che verranno, il lavoro sarà ancora lungo. Ma su un punto la nuova gestione ha raggiunto e persino superato gli obiettivi: la risposta dei tifosi. Una parte l’ha fatta la società: la battaglia legale per riavere gli scudetti 2005 e 2006 ha riacceso l’orgoglio e il senso di appartenenza che si erano assopiti dopo due stagioni deludenti». [15]

Al 31 luglio la Juve aveva venduto 23 mila abbonamenti, il 56 per cento in più rispetto alla passata stagione. [15] Damascelli: «Stanno nascendo un’altra squadra e un’altra società. John Elkann si è accorto, con cinque anni di ritardo, che la Juventus non gioca soltanto a pallone ma è una azienda che coinvolge oltre dieci milioni di persone-tifosi-clienti e ha un’immagine da ricostruire dopo lo tsunami del duemila e sei e le successive scempiaggini politiche e strutturali della società da lui medesimo posseduta. Andrea Agnelli ha preso in mano totalmente la situazione a conferma che, in assenza di un vero “top manager”, il presidente deve assumersi la responsabilità di qualunque azione e parola». [16]

Note: [1] Federico Pistone, Corriere della Sera 20/8/; s. sca., la Repubblica 20/8; Francesco Saverio Intorcia, la Repubblica 15/8; [2] Tony Damascelli, Il Giornale 20/8; [3] Mario Sconcerti, Corriere della Sera 20/8; [4] Alberto Costa, Corriere della Sera 19/8; [5] Andrea Sorrentino, la Repubblica 20/8; [6] Gad Lerner, la Repubblica 12/8; [7] Ettore Livini, la Repubblica 13/8; [8] Marco Azzi, la Repubblica 30/7; [9] Gian Piero Scevola, Il Giornale 15/8; [10] Francesco Saverio Intorcia, la Repubblica 15/8; [11] Enrico Sisti, la Repubblica 19/8; [12] Fabrizio Bocca, la Repubblica 15/7; [13] Giulio Cardone, la Repubblica 20/8; [14] Giulio Cardone, la Repubblica 10/6; [15] Stefano Mancini, La Stampa 13/8; [16] Tony Damascelli, Il Giornale 15/8.