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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

IL PESO DELL’ANIMA (E QUELLO DEL BAGAGLIO A MANO)


Alejandro Gonzalez Inarritu in un suo film ci ha raccontato che l’anima pesa 21 grammi. Il mistero è noto: il peso di una persona morta diminuisce di ventuno grammi rispetto a quando, qualche secondo prima, era ancora in vita.
Secondo alcuni questo è il peso dell’anima che ha abbandonato le spoglie mortali. La leggenda è affascinante e per qualche tempo ho fatto degli esperimenti casalinghi per accertarne la veridicità.
Circa un anno fa mi sono preso un’incazzatura storica. Un amico mio a cui avevo prestato la macchina per una scappatella extraconiugale mi ha distrutto una fiancata e invece di confessarlo apertamente, l’ha lasciata sotto casa mia e poi è riuscito a sostenere che lui non c’entrava niente e che qualche bastardo aveva strusciato contro la macchina ed era scappato. Quando il misfatto è diventato palese, ho sentito una roba acida che mi straziava le viscere, un calore infuocarmi i padiglioni auricolari e le vene delle tempie trasformarsi in tubi per annaffiare. Ho aspettato paziente, facendo crescere sentimenti di odio e vendetta e poi di corsa sono andato in bagno e mi sono pesato. Pesavo esattamente trentaquattro grammi di più. Il peso dell’incazzatura. Quindi non solo l’anima pesa, ma anche i sentimenti hanno una loro massa gravitazionale (anche se mi rimane il dubbio che la variazione sia dovuta all’assunzione incauta di una macina del Mulino Bianco mentre mi facevo rodere il culo).
Non ci ho ancora provato, ma sono abbastanza sicuro che quando c’innamoriamo ci alleggeriamo di qualche grammo, poca roba comunque. Il nuovo esperimento che effettuerò nei prossimi giorni è strutturato così: per cena mi mangio una cosa leggera (brodo di pollo con le stelline, della cicoria all’agro, una mela bollita) poi mi metto a dormire tranquillo, e quando sono sprofondato in un bei sonno pesante, mi faccio svegliare violentemente da un mio familiare travestito da serial killer, zombie, vampiro che urla che mi vuole uccidere. A quel punto, cacato sotto, corro a pesarmi e spero di scoprire la massa della paura. Vi terrò aggiornati.
In effetti, anche nella vita di tutti i giorni, si dice spesso: quella persona è proprio pesante. Perché? Probabilmente perché con la sua pedanteria, noia e stucchevolezza ci aumenta la nostra massa corporea. Un altro peso assai importante nella mia vita è quello formato dalle cose, essenzialmente oggetti, che ritengo indispensabili per essere me stesso in ogni luogo del pianeta mi trovi. Secondo Ryanair questo peso è dieci chili valigia compresa. E la dimensione massima deve essere di 55 x 40 x 20 cm. Questi infami di Ryanair (non saprei come altro definirli) sono fiscalissimi (in modo particolare le assistenti di terra che hanno superato la quarantina, con i polpacci grossi e che si tingono di biondo i capelli). Se superi anche di qualche etto il peso consentito ci sono pene finanziarie gravose.
Ho visto personalmente viaggiatori implorare come condannati di fronte al patibolo. «Ho in più solo le medicine che mi servono per non rigettare il trapianto di fegato», spiegava in lacrime un povero signore. Nulla! Di fronte avevano dei muri. Molti, vinti, tornano indietro al check-in e spediscono il bagaglio pregando di ritrovarlo all’arrivo. Altri non ci stanno a quest’ingiustizia e cominciano a mettersi addosso tre giacche, due golf, due paia di pantaloni. Le scarpe in più infilate nelle tasche. Entrano nell’aereo che sembrano degli omini Michelin con la febbre. Se hanno del cibo, dei salami piccanti, delle caciotte, se le strafogano a occhi bassi rischiando delle pericolose indigestioni. C’è un sentimento di ineluttabile terrore che aleggia di fronte al gate e che rende il viaggio low-cost un incubo per tutti. Oramai, vista la situazione, io ho deciso che per non rinunciare al computer, all’alimentatore del telefonino e a un paio di libri (rigorosamente tascabili, possibilmente novelle) non mi porto i vestiti. Anche se sto una settimana me ne frego, non mi cambio le mutande, le magliette e i calzini. Lo so, faccio schifo, mi muoio di freddo, ma almeno posso controllarmi le email e guardarmi un film sul pc. Perché non spedisco la valigia? Non è una gretta questione di soldi. È che aspettare il bagaglio di fronte ai nastri è un’esperienza mortificante che va fatta solo in caso di traslochi e spedizioni antartiche. Lì accalcato di fronte al carosello di valige con la certezza che tutti troveranno il proprio e tu no.
Ecco, se dovessi dare una rappresentazione dell’inferno direi proprio: è stare per l’eternità di fronte a un buco nero che caca milioni di trolley che assomigliano al tuo, ma non ti appartengono.