Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 19/8/2011, 19 agosto 2011
IL FATTO DI IERI 19 AGOSTO 1936
Fuente Grande, poco fuori Granada, è un luogo di acque sorgive, l’Ainadamar, la fontana delle lacrime cantata dai poeti islamici medioevali. Il luogo, nell’Andalusia profonda, dove gli uomini della Falange franchista assassinarono Federico Garcia Lorca, il più grande dei poeti di Spagna. A un mese dall’ “alzamiento”, il golpe del Generalissimo, Granada brucia e le bande armate falangiste sono alla caccia spietata della “canaglia marxista”. Federico, artista libertario, cantore della millenaria cultura dei gitani andalusi, rivoluzionario della Repubblica, anticlericale e omosessuale, è un “obiettivo goloso”, come diranno con spregio. Per Ruiz Alonso, capo della Falange, “ha fatto più danni con la penna che altri con le armi”. Uno spirito laico da annientare. Minacciato più volte nella sua casa natia di Huerta de San Vicente, lo staneranno dall’amico Miguel Rosales. Arrestato su ordine del governatore civile José Valdés, forse torturato, sarà fucilato all’alba del 19 agosto 1936. Del povero corpo, mai più nessuna traccia. “… se potessi cavarmi gli occhi e divorarli/lo farei per la tua voce d’arancio in lutto/e per la tua poesia che esce come un grido”, scriverà Neruda nella sua ode funebre per Federico.