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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

LA MADONNINA, LA NEBBIA E LA POLVERE BIANCA

Un sequestro record per l’Italia, il quarto mai fatto al mondo: una tonnellata di cocaina, trasportata tutta insieme, è una quantità inusuale, anche per chi ne ha viste tante durante le sue indagini. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri ne è convinto: “Di solito le grandi organizzazioni comprano in Sudamerica tremila o anche cinquemila chili di cocaina, ma poi, per minimizzare i rischi di perdere la merce, la frazionano in carichi di 150, 200 chili per volta”. Questa volta non hanno usato precauzioni. E hanno perso l’intero malloppo.
Ma non sono trafficanti-fai-da-te. “Lo escludo”, dice Gratteri. “Non si va in Colombia a comprare cocaina così come si va in altri Paesi a comprare granoturco. Non basta avere i soldi. Devi essere conosciuto, devi essere accreditato. Altrimenti i narcos non si accollano il rischio di fare affari con uno che potrebbe essere un agente sotto copertura. Devi avere un pedigree. Insomma: devi appartenere a una grande organizzazione criminale”.
La ’ndrangheta è oggi la più forte, la più accreditata. Ma per ora non sappiamo se sia coinvolta anche nel grande affare della coca sequestrata dalla Guardia di finanza tra La Spezia e Aulla. Quello che sappiamo è che l’Italia è in Europa uno dei Paesi a maggior consumo di cocaina, che ormai rappresenta l’80 per cento delle droghe utilizzate nel nostro Paese. Diffusissima in tutto il Nord, non è più, come fino agli anni Ottanta, la “droga dei ricchi”: con il prezzo crollato (un grammo, tagliato, per strada si trova a 50 euro o anche meno), la usano il tassista e l’operaio, il professionista e l’impiegato, il manager e la segretaria. Capitale italiana del traffico è Milano, dove lavorano “nel ramo” soprattutto le famiglie calabresi della ’ndrangheta. È altamente possibile che almeno una parte del maxi-carico sequestrato ora fosse destinato a prendere la via per Milano. È la merce che doveva arrivare su piazza alla riapertura, a settembre, del grande mercato della notte milanese. Discoteche, locali, ristoranti, palestre e, attorno, tutta una rete di fornitori al minuto.
Il grande pubblico se ne accorge solo quando se ne occupa la cronaca: per un incidente stradale provocato da un autista imbottito di coca, o per un litigio che sfocia in omicidio per la violenza di chi è strafatto di polvere. Oppure diventa notizia la chiusura per droga di una discoteca. A Milano è successo anche alla discoteca Hollywood, il locale dove passavano calciatori e stelline tv e dove Lele Mora aveva, nei suoi anni migliori, un trono dorato da cui guardava scorrere la notte.
Spente le luci stroboscopiche, chiusi gli impianti voce, la realtà è più cruda. Negli ospedali milanesi vengono ricoverate ogni anno 2mila persone per overdose di cocaina, una media di cinque-sei al giorno. L’analisi delle acque delle fogne, realizzata dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha valutato che ogni giorno in città si consumano 12mila dosi di cocaina. Si valuta che siano 15mila i ragazzi milanesi tra i 14 e i 19 anni che fanno uso regolare di coca, anche se la polvere bianca ha appassionati in ogni fascia d’età. Ne fa uso un milanese su sei: un dato che supera di ben tre volte la media nazionale.
La chiusura dell’Hollywood di corso Como, come del The Club di largo La Foppa, era stata decisa nel luglio 2010 nell’ambito di un’inchiesta della procura di Milano su presunte mazzette pagate per “addomesticare” i controlli nei locali notturni. Ma le telecamere degli investigatori avevano filmato anche le code per sniffare, nei bagni o nel privè.
Ecco: così funziona il cortocircuito corruzione-droga, a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali che da tempo a Milano hanno colonizzato la notte. Avevano raccontato le loro sniffate anche Belen Rodriguez, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa. Ma la coca non è roba da vip, a Milano. È merce democratica, facile da trovare e diffusa in ogni ceto. La città forse non sarà più la capitale morale, ma è diventata, oltre che capitale della ’ndrangheta, anche capitale europea dello sballo.