S. Fi., Il Sole 24 Ore 19/8/2011, 19 agosto 2011
MARCHIONNE, STOCK OPTION IN FUMO
Se il Capodanno 2011 era stata una data storica per Fiat e per Sergio Marchionne, con il debutto del nuovo assetto societario e borsistico, l’agosto è invece nero. Nelle debacle del Lingotto a Piazza Affari, vanno in fumo anche buona parte dei guadagni "virtuali" delle stock option del super-manager che ha risanato la casa torinese e ha salvato l’americana Chrysler. Dal primo gennaio scattava infatti la stock option assegnatagli al suo arrivo nel 2004: 10,67 milioni di azioni Fiat ordinarie gli verranno assegnati a un prezzo di 6,583 euro l’una (pari a 2,8 euro, per la sola Fiat auto, post-scissione e calcolato sul coefficiente di rettifica). A fine dicembre, prima dello split, Fiat veleggiava sui 15 euro, il che equivaleva a una plusvalenza potenziale di quasi 80 milioni, ma il manager non è passato all’incasso. In otto mesi quella montagna di denaro si è più che dimezzata, perché oggi Fiat, senza Industrial, quota 4,3 euro. Nel gergo, per iniziati, della finanza le opzioni sono ancora in-the-money, ossia è conveniente sottoscriverle, ma la plusvalenza subisce una drastica dieta a 29 milioni. E siccome le vecchie azioni Fiat sono state scisse, c’è anche da tenere in considerazione la parte di stock option su Fiat Industrial. Il manager italo-canadese, poi, dispone anche di una seconda tranche di stock option, deliberata dal consiglio d’amministrazione Fiat nel 2006 e relativa ad altri 10 milioni di azioni. Il suo prezzo d’esercizio, però, è al momento decisamente svantaggioso: 13,37 euro a fine 2010 pre-scissione che equivalgono, per la sola Fiat, a 5,74 euro. Con il titolo ben sotto a quel valore, quelle opzioni porterebbero delle perdite.