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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

RECORD DELL’ORO: SFIORATI I 1.830 DOLLARI

Dopo una raffica di dati economici negativi dagli Usa e con previsioni sempre più fosche sulla crescita mondiale, un nuovo record dell’oro era quasi scontato. C’è stato, ovviamente: le quotazioni, in rialzo di circa il 2% rispetto a mercoledì, nella serata di ieri si sono spinte fino a sfiorare 1.830 dollari l’oncia.

Nel generale clima di incertezza, che alterna sprazzi di ottimismo a forsennate fughe dal rischio, i fondi ormai sempre più spesso si rivolgono al lingotto per proteggere i portafogli. Jonathan Jossen, trader indipendente sul parterre del Comex, racconta alla Reuters di un vortice di opzioni call sull’oro, strumenti che assegnano il diritto di acquistare oro al raggiungimento di un determinato prezzo: «I dealer ne comprano tantissime e sembra che tutti siano rialzisti». Le "scommesse" suggeriscono che c’è una diffusa aspettativa di vedere presto infranta anche la barriera dei 2mila dollari. L’obiettivo è del resto ritenuto possibile da molti influenti analisti, anche se ieri Paul Walker della Gfms (società di consulenza specializzata in metalli preziosi, che produce statistiche per il World Gold Council) ha escluso che questo possa accadere nei prossimi sei mesi: «In questo arco di tempo dovrebbero esserci notizie davvero drammatiche per spingere l’oro sopra 2mila dollari. Crediamo invece che il picco sarà a 1.900 dollari».

L’euforia che circonda il metallo giallo è tale che, almeno fino a giugno, i prezzi elevati non hanno scoraggiato l’accumulo di gioielli e lingotti. Il rapporto trimestrale sulla domanda, diffuso ieri dal World Gold Council, è per molti versi sorprendente: tra aprile e giugno la domanda in gioielleria – trainata non solo dalla Cina, ma anche dall’India, dove i consumatori sono di solito molto sensibili ai prezzi – è salita del 6% rispetto a un anno prima, a 442,5 tonnellate. Gli acquisti di oro fisico sono invece aumentati del 9% a 307,7 tonnellate, con un contributo altrettanto forte da cinesi e indiani, responsabili di oltre metà della crescita.

Nello stesso periodo anche le Banche centrali si sono date da fare, addirittura quadruplicando il ritmo degli acquisti di riserve auree rispetto al secondo trimestre 2010 (69,4 contro 14,1 tonnellate). Sono saliti, sia pure di poco, persino i consumi industriali del prezioso metallo. Nonostante tutto, la domanda complessiva di oro risulta calata di ben il 17% rispetto a un anno fa, a 919,8 tonnellate.

Sorpresi? È l’effetto Etf. Questi sì sono stati abbandonati dagli investitori: -82% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. È v vero che il confronto è con un periodo di eccezionale successo di questi strumenti. Ed è anche vero che le 51,7 tonnellate di lingotti accumulati in questo modo tra aprile e giugno 2011 non sono poi così pochi.

Il dato è tuttavia degno di nota, soprattutto perché arriva a ridosso delle comunicazioni degli hedge funds alla Sec, l’autorità che vigila sui mercati Usa, da cui è emerso che i grandi fondi – con poche eccezioni – hanno continuato nel secondo trimestre a scaricare dai portafogli grandi quantità di Etf sull’oro. Non sappiamo se si siano spostati su i lingotti o su altri strumenti, come i futures e le opzioni. Ma di certo la fuga dello "smart money" dagli Etf offre qualche spunto di riflessione.