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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

ARIANNA HUFFINGTON

Cannes. Simpatica? I collaboratori più fedeli giurano che lo sia, e ne lodano l’ironia, la leggerezza, l’abilità sociale. Altri, i detrattori, dicono che ha la tastiera di un computer al posto del cuore e che passerebbe sul cadavere del migliore amico pur di pubblicare una buona storia. Ma Arianna Huffington, fondatrice del blog-aggregatore di notizie più cliccato del mondo, sfugge a ogni possibile definizione e, mentre passeggia per Cannes, dove è ospite del Festival della Creatività, fa di tutto per non apparire come una donna senz’anima che pensa solo agli affari e alle notizie. Quindi ride, sorride, e saluta tutti quelli che la riconoscono. Ma resta sempre on line: quando non risponde in continuo al telefono, invia messaggi e tweets. La prima volta che l’abbiamo incontrata era il 2006: l’Huffington Post aveva un anno di vita e cinquecentomila lettori. "Oggi siamo con Aol e raggiungiamo 200 milioni di persone. Un bel passo avanti", dice con evidente soddisfazione.
"Passo" è un po’ poco. Soprattutto per quella che oggi è considerata, con Tina Brown, la regina delle news. Il suo Huffington Post non fa che accumulare successi e record. A febbraio è stato venduto ad America On Line per ben 315 milioni di dollari; a giugno ha superato per numero di utenti unici il sito del New York Times.
Continua a sorridere, Arianna, mentre cammina sulla Croisette a fianco del boss di Aol, Tim Armstrong. E ironizza sulle voci di un film che Hollywood le starebbe cucendo addosso: una versione su misura di Il diavolo veste Prada, ambientato nel mondo del web invece che della moda. "Non lo faranno, sarebbe troppo difficile trovare un’attrice con il mio accento", dice, ricordando le sue origine greche che non sembrano averla ostacolata: "Avevo sempre pensato che il mio forte accento straniero fosse un limite, fin a quando non ho incontrato Henry Kissinger che mi ha detto: "Imparerà ad apprezzare il fatto di non essere mai completamente capita"".
In realtà, il materiale per un film cattivello su questa ateniese di 61 anni cresciuta in Gran Bretagna e trasmigrata in America c’è tutto: a partire dal cognome che non è suo (lei si chiama Stasinopoulos), ma dell’ex marito Michael Huffington, ricchissimo petroliere repubblicano (deputato dal 1993 al 1995) che, dopo il divorzio, nel 1998, fece coming out dichiarando di essere bisessuale. Anche Arianna ha avuto dei riposizionamenti, ma di ordine politico. Un dì conservatrice, viste anche le idee del marito, sostenute con zelo, debuttò nel web con Resignation.com, che reclamava le dimissioni di Bill Clinton durante il Sexgate. Poi ci ha ripensato ed è diventata liberal, ma indipendente. Altro elemento per rendere graffiante il copione sarebbe la class action intentata da seimila blogger volontari dell’Huffington Post, i quali, dopo l’acquisto da parte di Aol, troverebbero ragionevole essere pagati.
Giornalista, ancor woman radiotelevisiva e scrittrice, autrice di un’inevitabile, e un po’ scopiazzata, biografia di Maria Callas, di numerosi manuali di autostima, ma anche di vibranti j’accuse contro la corruzione di politici e amministratori delegati (il titolo di uno, tradotto alla lettera, è Maiali al truogolo), Arianna preferisce essere definita una visionaria, un’innovatrice, perché già molto prima del 2005, anno di fondazione dell’HuffPo, aveva intravisto la potenzialità interattiva della rete e lo spazio per il giornalismo on line: "Guardavo quello che accadeva in rete e volevo esserne parte" ricorda. "Lanciammo Arianna Online e la chiave era l’interattività, la discussione con gli altri. La risposta dei lettori fu grandissima. E poi vidi quello che stavano facendo altri blogger, trattavano le storie diversamente dai grandi giornali e avevano un rapporto diretto con le comunità dei lettori: sviluppavano con quelle storie. Capii che era il momento di cambiare le regole del gioco".
Cambiando le regole del gioco, in sei anni l’HuffPost è diventato un colosso dell’informazione on line negli Usa e si prepara a conquistare l’Europa. "Abbiamo appena inaugurato l’edizione inglese, poi arriveremo in altri quattordici Paesi". E l’Italia? "Ancora niente di deciso, ci guardiamo intorno per vedere se c’è spazio per un sito indipendente di news come il nostro". Il successo dell’Huffington Post, mix di giornalismo e di blogging, dimostra che le cose stanno cambiando rapidamente: "È il segnale che i lettori non si accontentano più delle notizie, vogliono partecipare, e la nostra formula di news, blog e aggregazione è giusta: l’informazione tradizionale deve farci i conti".
Dopo la vendita ad Aol, anche Mrs Huffington deve fare i conti: con la trasformazione del suo sito, una nave corsara dell’informazione Usa - con una settantina di giornalisti e un esercito di blogger - diventata il nuovo establishment dell’era digitale, con un migliaio di giornalisti da gestire. La donna a capo dell’Huffington Media Group, che ha sotto il suo controllo tutte le testate di Aol, ammette che il suo ruolo è cambiato, ma aggiunge che anche Internet è cambiata, e velocemente: "L’enorme impatto dei social media causerà ulteriori trasformazioni. La più importante è che non c’è più differenza tra la vita on line e quella off line, vogliamo trovare in rete la stessa empatia, la stessa civiltà, gli stessi sentimenti della vita tutti i giorni. Questo vuol dire che cambia anche il nostro mestiere. Il primo fattore è la fiducia, non più concessa facilmente alle fonti ufficiali, visto che ci si fida più dei propri amici o di chi ci è vicino. Poi c’è l’autenticità: con l’uso dei social media i lettori sono diventati più accorti, distinguono meglio tra falso e vero, controllano il tuo lavoro: non puoi mentire. E infine c’è l’impegno, da non sottovalutare. Chi legge non vuole solo le notizie, vuol essere coinvolto: passioni, sentimenti, battaglie sono il cuore del dialogo che si stabilisce, da alimentare costantemente".
Arianna Huffington è convinta delle sue capacità e non teme la sfida intrapresa: "Sono fortunata a poter fare qualcosa che amo e non nego che il successo mi piace. Ma so che il mio lavoro non è produrre successo o soldi, io produco informazione". Giusto, ma i soldi contano. A Cannes lei e Tim Armstrong hanno cercato di convincere gli investitori pubblicitari che la scommessa di una rete planetaria di blogger e giornalisti è giusta anche dal punto di vista economico. È importante soprattutto per Aol, che su HuffPo sta puntando il suo rilancio. Ma la potente Arianna deve anche mettere ordine nella sua nuova megastruttura, che conta molti siti di successo come Engadget, TechCrunch, Patch media (con il gran mare dell’informazione locale). Una ristrutturazione che incontra le debite resistenze, per i bene informati. Ma lei ostenta sicurezza: "Avremo successo". È probabile, anche perché il declino della carta stampata sembra costante.
Però non ci sta a passare per la liquidatrice della stampa. "Non sarò io a far morire i giornali di carta, ma le nuove tecnologie e il modo in cui cambia il rapporto con l’informazione. E poi, la fine dei giornali non vuol dire la fine del giornalismo. Aol ha chiuso l’accordo con noi perché crede che nell’Huffington Post ci sia il grande giornalismo. Che poi è sempre stato il mio obbiettivo. Ora abbiamo i mezzi per arrivare dove, fino ad oggi, non siamo arrivati, potremo assumere ottimi giornalisti e collaboratori, potremo puntare su un pubblico più ampio. Sì, insomma, potremo sognare...".