Michele Farina, Corriere della Sera 19/8/2011, 19 agosto 2011
FENOMENOLOGIA DEL TAMARRO (IL PIÙ TEMUTO DAGLI STILISTI)
NEW YORK — Ha 29 anni, la Ferrari rossa, i capelli rasati ai lati, i six-pack abs (gli addominali giusti) e un padre (Frank) che lo accusa mandando video su YouTube di non aiutarlo a pagare le cure mediche. Ha un soprannome che si è inventato lui, come tutto il resto: The situation. «Mike la situazione Sorrentino» è la star di un reality in onda su Mtv: Jersey Shore. Storie di ragazzotti (e ragazzotte) italoamericani (che piace anche in Europa: l’ultima serie è ambientata in Italia).
Se non avete sentito mai parlare di lui non è grave, anche se a stare in America in questi giorni sembra che ci sia soltanto una «Situazione» più famosa della sua: la Situation Room della Casa Bianca, lo stanzone di 500 metri quadri dove i presidenti seguono le crisi più gravi. Mike Sorrentino, nato e cresciuto a Staten Island, non ha mai conosciuto crisi dopo essere stato licenziato dalla palestra in cui lavorava: nel 2010 ha guadagnato 5 milioni di dollari (Warren Buffett gli alzerebbe le tasse).
Ma l’altro giorno gli hanno fatto un affronto. Lui che si presenta preferibilmente (anche sulla homepage del suo sito) con la camicia aperta e gli addominali in evidenza, ha ricevuto una richiesta un po’ offensiva. La Abercrombie & Fitch, il noto marchio di abbigliamento (non solo) per teenager, gli ha offerto del denaro (cifra imprecisata) per smettere di indossare i suoi capi. Il motivo? The situation rovina il brand.
Lui ha reagito con un messaggio su Twitter, ridendosela del fatto che le azioni Abercrombie — dopo quella proposta indecente — hanno perso il 9%. Persino la Cnn si è chiesta: la caduta in Borsa è dovuta al caso Sorrentino? Tutta pubblicità, naturalmente. Nessuno si sorprenderebbe se si trattasse di una combine. L’azienda ha alleggerito la pressione sulla sua «situazione» finanziaria, The Situation ha aggiunto un’altra tacca, un piccolo sfregio al suo personaggio. È un tipo inventivo, Sorrentino. Il suo slogan con il copyright è GTL, acronimo che sta per «gym, tan, laundry» (palestra, lampada e vestiti).
Dal sito vende la sua «Devotion Vodka» e ha scritto anche un manuale del bravo tacchinatore che contengono perle di saggezza come questa: se la tua camicia fa schifo, anche quanto c’è dentro farà la stessa impressione. Nel suo genere, è qualcuno: nel mondo dei reality c’è una concorrenza mostruosa e non ti regala niente nessuno.
In Italia forse lo chiameremmo tamarro. In America Sorrentino incarna il modello più recente dell’italoamericano truzzo e verace. Dai Soprano a Jersey Shore (la sponda del New Jersey dove è ambientato il serial). A New York ci sarebbe una precisa parola (offensiva) con cui lo si potrebbe definire: Guido. Come il nome di battesimo. Nello slang di qui (senza offesa per chi si chiama così) Guido indica appunto il tamarro italoamericano, capello brillantinato all’indietro, camicia aperta, trucco pesante per le ragazze (Guidette). Su Internet c’è chi distorce il significato di GTL: guido tan lotion, abbronzante per guidi. Mike Sorrentino se ne frega. Lui è The situation (perché dovunque vada si troverà sempre in qualche situazione) e quando va a Miami gira in Ferrari. Non perde tempo con le piccole offese che corrono in Rete. E le offese dei grandi marchi sono molto GTL: gli fanno solo pubblicità.