Stefano Vastano, l’Espresso 25/8/2011, 25 agosto 2011
MALEDETTA EUROPA
Poco prima del crollo del Muro di Berlino, quando pensava al Vecchio Continente, a Hans Magnus Enzensberger veniva un melanconico sospiro: "Ach, Europa!". S’intitolava così un saggio, del 1988, del grande intellettuale di Monaco, un libro in cui lo scrittore e poeta, la penna più caustica della Repubblica Federale, registrava i primi segni "d’uno strisciante malessere europeo". Sono passati più di due decenni da allora. L’Europa s’è data una serie di trattati (Maastricht, Lisbona), patti (di Stabilità) e fondi, ma la diagnosi di Enzensberger è peggiorata: "Assomiglia a una persona moribonda che non sa di esserlo". Per dirlo, il poeta ha dato alle stampe "Sanftes Monster Brüssel" (Bruxelles: un mostro soft), un violento pamphlet di 70 pagine che in Germania ha suscitato un effetto simile a quello che ha avuto in Francia "Indignatevi!" di Stéphane Hessel. A differenza del 93enne francese però, l’81enne Enzensberger non se la prende con le malefatte del capitalismo. La sua è una protesta "contro la politica autoritaria e autoreferenziale dei burocrati di Bruxelles o dei banchieri centrali di Francoforte", spiega all’"Espresso". E precisa: "Sono andato a trovarli questi nuovi padroni d’Europa nei loro anonimi grattacieli".
Il risultato? Un’esperienza da consigliare agli antropologi: meglio di un viaggio nei Tropici. Perché tra gli sherpa poliglotti e impiegati impeccabili ("Gente perbene, mica canaglie e terroristi") è nata una nuova specie umana: tutta dedita al Potere. Spiega Enzensberger: "Sono persone il cui scopo nella vita è spegnere nei cittadini ogni senso civico, ogni traccia di autonomia". Sono portatori di un virus che sta trasformando l’Europa in "un Mostro". Se non altro perché la pretesa di quella gente è "plasmare nei più piccoli particolari la nostra vita". Ed è esattamente ciò che hanno sempre fatto i regimi autoritari (di destra come di sinistra). Peggio: i burocrati puntano "alla omogeneizzazione culturale del Vecchio Continente". E nelle sedi di Bruxelles, Strasburgo o Francoforte a questo fine "lavora un esercito di 40 mila impiegati".
Enzensberger, come una volta i dissidenti dell’Est, sa che è il linguaggio e non le idee la chiave che consente di capire la realtà, ma anche (dalla parte del potere) di manipolarla. Ecco dunque l’insalata di acronimi, degni dei defunti regimi comunisti che di questo orrore linguistico erano grandi produttori, inventati dalla burocrazia europea: Fac, Ecofin, Envi, Comp, Gag, Gac, Raa. E poi ci sono le norme. Si va dalla "curvatura massima (dieci millimetri su dieci centimetri)" dei cetrioli, alla lunghezza dei preservativi ("Non meno di cento millimetri"), per arrivare alle 36 regole per stabilire i colori di fagioli, cavoli e meloni. Anche se, secondo lo scrittore, l’acme del linguaggio autoritario lo raggiungono le 200 pagine del Trattato di Lisbona: "Scritte col filo spinato per distruggere ogni senso civico nelle istituzioni". Il linguaggio astruso è uno strumento che il potere usa per escludere la società civile da partecipazione e condivisione. Ciliegina sulla torta: per pagare questa nuova specie umana se ne va ogni anno il 10 per cento del budget dell’Unione europea (dagli 8 agli 11 miliardi di euro).
È diventato di destra e reazionario l’intellettuale di riferimento dei sessantottini tedeschi, Enzensberger? Un illuminista che ha passato la vita a scrivere "interviste impossibili" con Voltaire e Diderot, si mette ora a soffiare sulla brace populista dell’euroscetticismo? Lui obietta indignato: "Se critichi i risvolti autoritari della Ue eccoti bandito, in compagnia di Le Pen". L’incapacità d’accettare critiche al sistema, dice è "la conferma che il pensiero a senso unico è tossico, distruttivo. È un veleno che il Mostro sta iniettando nelle vene d’Europa". Enzensberger (come un altro grande intellettuale tedesco del passato, lui sì reazionario, Ernst Jünger) ha un debole per gli insetti. Ecco perché guarda al "Mostro" come a una farfalla rara: osservandolo da tutti i lati. "Sono venuto al mondo nel 1929", ricorda: "Sono cresciuto tra le macerie della Germania Anno Zero", prosegue: "Mai vista tanta pace in Europa. E c’è la libertà di viaggiare", ammette, "senza dogane e frontiere". Eppure, non era questa la Ue il sogno in cui la sinistra tedesca, dai tempi di Willy Brandt, ha creduto. Per afferrare cosa Enzensberger intenda quando lamenta "un’Europa sempre più omogeneizzata e uniforme", basta pensare, dice, a quel che, dal 2013, i cittadini dovranno fare per effettuare un versamento. Da quella data per ogni transazione bisognerà specificare l’Iban: in Italia, 27 cifre, "a Malta", si scandalizza Enzensberge (che è un matematico), "31 cifre". E il massimo di "overstretching" del potere viene toccato quando si tratta della nostra salute e dei nostri soldi. "Ai manager della banca centrale di Francoforte", afferma, "non viene in mente che i cittadini possano decidere se rilevare o no i titoli di Stato italiani". Per quanto lo riguarda, lui non li acquisterebbe "né i Bot, tantomeno azioni Mediaset del vostro premier". E allora "con quale legittimità", chiede, "i capi della Bce pompano miliardi sui mercati? Il fatto è che "solo a sentire la parola "referendum" i burocrati di Bruxelles rischiano di prendere un ictus", dice. Poi torna a insistere: "L’Unione europea ha in sé, fin dalla nascita, i germi di una cultura autoritaria". E il Moloch che governa ormai mezzo miliardo d’europei "pensa pure d’essere più buono e salutista che mai". Il sogno è stabilire cosa dobbiamo mangiare e bere, e cosa sia vietato sulla nostra tavola. Enzensberger è in ottima forma. Ci tiene al suo vizio del fumo. E a bersi un buon bicchiere. "Ogni antropologo sa", provoca, "che l’uomo non campa senza droghe. In Italia avete ancora le drogherie o solo ipermarket?". Il trend di un’Europa "ipersana" sfocia nel paradosso di miliardi per campagne anti-fumo, norme anti-nicotina sempre più tassative, "e 650 mila europei che", riassume, "secondo le statistiche ogni anno il fumo uccide".
Fuori dalla metafora: Enzensberger è sempre rimasto un anarchico: "Anzi", precisa, "più passa il tempo e più decido di testa mia cosa fare e cosa no". Tre anni fa ha scritto un libro, "Hammerstein" (Einaudi), la biografia del primo comandante di Stato maggiore della Wehrmacht di Hitler. Un ufficiale prussiano, conservatore e integerrimo, che dopo tre mesi si dimise. "Der Eigensinn" (l’ostinazione) era il vero tema di quel libro. E lui, Hans Magnus, è il prototipo della "testardaggine". Un esempio, e sempre nell’ambito del linguaggio? Qualche anno fa ci fu una riforma dell’ortografia tedesca. Venne eliminata la lettera "ß" (la doppia s). Lui non ha obbedito: il pamphlet "Monster Brüssel" pullula di ß. Non si tratta di fare il bastian contrario. "Ma di non farci usurpare la vita", spiega, "dai vari mostri". E allora che fare? Quello che Kant suggeriva rispondendo alla questione cosa sia l’Illuminismo: "Avere il coraggio e il gusto", sintetizza Enzensberger, "di pensare con la propria testa, e dirlo con la propria lingua". Tra tutti i veleni, è questo - la mancanza di gusto individuale - il più nocivo. Il budget per la cultura della Ue, conclude, è la miseria di 54 milioni di euro: 11 centesimi l’anno per ogni cittadino. "Per fortuna il Mostro è avaro quando si tratta di cultura", sorride: "Pensi cosa succederebbe se, oltre a prescrivere le misure di cetrioli e preservativi, a Bruxelles iniziassero a dettarci come ballare, e quali libri scrivere".