Margherita De Bac, Corriere della Sera 19/8/2011, 19 agosto 2011
TUBERCOLOSI DOMANDE E RISPOSTE
COS’È LA TBC E DOVE COLPISCE?
La tubercolosi è una malattia infettiva polmonare causata da un batterio. I sintomi sono legati a una condizione di grande sofferenza polmonare perché il batterio è causa di veri e propri buchi nei polmoni, se non vengono tempestivamente somministrati gli antibiotici. L’infezione produce i primi sintomi nel giro di qualche giorno dal contagio.
È una malattia endemica presente in tutto il mondo. Fino alla comparsa degli antibiotici era una malattia mortale. Attualmente ha un’incidenza molto bassa nei Paesi occidentali. In Italia si registrano tassi di incidenza inferiori ai 10 casi per 100.000 abitanti. Nei Paesi poveri è invece la seconda malattia prevalente grave dopo la malaria.
Le zone più colpite in assoluto sono quelle dell’Africa subsahariana. Spesso la tubercolosi è associata all’Aids perché in questi casi colpisce individui molto deboli dal punto di vista immunitario. L’80% dei malati di hiv hanno anche la tubercolosi.
QUALI SONO I LUOGHI PIÙ A RISCHIO?
La tubercolosi si contrae per via respiratoria con un contatto diretto con la persona infetta. Quindi per trasmettersi è necessario ad esempio uno starnuto o un colpo di tosse. Il batterio della tubercolosi non agisce sulle persone sane, ma occorre una debolezza immunitaria. I contatti debbono essere molto intimi e frequenti. Ecco perché gli ambienti ideali, oltre alla famiglia, sono le comunità come la scuola, gli ospedali e i nidi. In altre parole non è una malattia che si prende per strada venendo a contatto con un malato. Se la persona portatrice del bacillo della tubercolosi è già in cura con i farmaci adeguati, le possibilità di contagio sono molto ridotte.
I NEONATI SONO PIÙ ESPOSTI DEGLI ADULTI?
È vero, i neonati sono effettivamente più a rischio degli adulti perché, come anche in genere i bambini sotto i cinque anni, hanno un sistema immunitario non del tutto capace di attuare le difese contro microrganismi infettivi. I bambini in generale sono più esposti a complicanze gravi, come ad esempio la tubercolosi ossea, una delle forme extra-polmonari.
Nell’ambito della popolazione dei giovanissimi ancora più a rischio sono chiaramente i neonati prematuri. Riguardo poi il caso relativo al policlinico Gemelli, non è scontato che tutti i neonati a contatto con l’operatrice infetta abbiano potuto contrarre la malattia, che per essere trasmessa non può prescindere da un contatto molto intimo.
LE CURE SONO LUNGHE E IMPEGNATIVE?
Oltre ad antibiotici tradizionali, utilizzati ormai da diversi anni, esistono farmaci antitubercolari specifici capaci di funzionare contro i ceppi che hanno sviluppato resistenza alle vecchie terapie. Il problema è che si tratta in tutti i casi di cure molto lunghe (6-12 mesi) e impegnative che richiedono la partecipazione attiva e costante del paziente che deve assumere farmaci quotidianamente. La terapia nel giro di pochi giorni abbassa sensibilmente l’infettività e dunque impedisce la trasmissione del bacillo da individuo a individuo. Nei Paesi poveri il contrasto è debole perché è più difficile il controllo dei centri ospedalieri.
Le ricadute però sono purtroppo frequenti in caso di mancato rispetto della terapia. Il germe, infatti, si ricava delle nicchie nei polmoni ed è dunque difficile eradicarlo, tanto che c’è anche il rischio che l’infezione torni anche a distanza di cinque anni.
PERCHÉ LA MALATTIA È TORNATA?
La tubercolosi viene considerata una malattia in fase di nuova rapida diffusione per due motivi. Il primo: alcuni ceppi di bacillo della tubercolosi sono diventati multiresistenti ai farmaci tradizionali, antibiotici utilizzati ormai da diversi decenni. Il secondo motivo, di una diffusione globale, è legato ai flussi che hanno determinato la presenza di persone provenienti dai Paesi ad alta incidenza in zone in cui la malattia era assente.
L’Italia è uno di questi Paesi colpiti dal fenomeno della riemergenza, con 4 mila nuovi casi all’anno, 150 dei quali interessano bambini sotto i 5 anni. L’Organizzazione mondiale della sanità ha avviato un efficace programma denominato Stop Tbc, coordinato da un italiano, Mario Raviglione.