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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

SE LA TV (MI) ACCORCIA LA VITA

Quando è apparsa la notizia, che la televisione accorcia la vita di chi la guarda, so che molti hanno pensato a me, al critico televisivo. Chi mi vuol bene, con qualche rammarico; chi mi vuol male (mi auguro per ragioni professionali), con sommo godimento. Immagino che al giornale, prima di commissionarmi il pezzo, abbiano avuto un moto di commossa solidarietà. Almeno lo spero. Ho toccato ferro, per gli uni, per gli altri, per tutti e adesso mi accingo ad alcune riflessioni con funzione apotropaica. L’aggettivo non è comune, ma pare che, usandolo, serva ad allontanare, se non ad annullare un’influenza maligna. Per questo cercherò di distribuire la notizia con cura, a piccole dosi.
Secondo alcuni studiosi, un’ora di tv ha lo stesso effetto di due sigarette: per ogni 60 minuti passati immobili davanti al piccolo schermo, la vita si accorcia di 22 minuti. Ignoro quali siano le mie aspettative di vita, ma vi assicuro che sommando 22 a 22, e poi ancora 22 a 22, moltiplicando poi il tutto per le ore passate a prendere appunti davanti al televisore, alla fine il risultato si fa preoccupante. Non solo ho sprecato tempo prezioso a seguire (butto giù le prime cose che mi vengono in mente) le improbabili performance artistiche di Alba Parietti, i dibatti di Monica Setta, le liti del Grande fratello, i discorsi fintamente colti di Paolo Bonolis, le passeggiate nevrotiche di Giovanni Floris e le irritate discussioni dei suoi ospiti, le urla di Simona Ventura, l’ascesa e il rapido declino di dj Francesco, i poveretti che vanno sull’isola dei famosi a mendicare una seconda opportunità, le telecronache sportive della Rai, le notti di Gigi Marzullo, il Tg1 di Minzolini, le spiritosaggini di Serena Dandini, la coppia Mauro Mazza e Pino Insegno, gli sceneggiati buonisti con Terence Hill, le opinioni di Irene Pivetti, le interviste di Claudio Brachino, i modellini mortuari di Bruno Vespa, tutti quelli che dicono «io non l’ho interrotta, lei non mi interrompa», i giornalisti che alla mamma del morto chiedono «cosa prova in questo momento?», le teorie di Lorella Zanardo da Gad Lerner, tutti i programmi di Michele Guardì, gli scrittori, anche i più snob, che hanno sempre disprezzato la tv ma non possono fare a meno di frequentarla quando devono presentare un loro libro, la telefonata di Masi a Santoro, le prediche di Santoro, gli ospiti di Santoro, Santoro stesso, il cinismo di Barbara D’Urso, le elucubrazioni di Morgan, la Storia (s)piegata da Minoli a sua immagine o somiglianza, le dichiarazioni di Capezzone o di Gasparri o di Cicchitto...
Ebbene, secondo i ricercatori dell’Università del Queensland, tutti costoro — una minima parte della poltiglia stomachevole che ogni giorno ingolliamo — ci avrebbero anche sottratto una parte della nostra vita: «Il tempo trascorso guardando la tv è associato a una riduzione dell’aspettativa paragonabile a quella legata ai principali fattori di rischio per malattie croniche, come l’inattività fisica o l’obesità». Già mi chiamo Grasso, se ci aggiungo fattori negativi paragonabili all’obesità sono a posto. Cosa faccio, chiedo loro un risarcimento danni?
Se non avessi dilapidato il mio tempo a guardare la tv (novella Medusa che affascina e impietrisce l’incauto spettatore) il mio stato d’animo non sarebbe ora turbato da questo terribile contrappasso; troverei perfino la forza di scrivere un fondo sulla morte del romanzo o un editoriale sulla crisi del liberalismo o un elzeviro sui caffè letterari della Mitteleuropa. Insomma, a frustrazione si aggiunge frustrazione.
Lo studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine calcola che chi guarda con regolarità la tv perde mediamente cinque anni di vita. I ricercatori sono australiani, hanno condotto le loro analisi sulla popolazione australiana (11 mila persone con più di 25 anni), il punto di riferimento è la tv australiana. Che, notoriamente, è alquanto noiosa. Non posso pensare che, facendomi due risate con Fiorello o Checco Zalone, seguendo una partita di calcio, appassionandomi a un telefilm americano, il conto alla rovescia della mia vita acceleri paurosamente. No, tutta colpa della noiosa tv australiana. Del resto, con i miei occhi, ho visto persone anziane allungare la loro vita proprio grazie alla compagnia che faceva loro la tv.
Magari ora, come sui pacchetti di sigarette, prima di un qualsiasi programma apparirà un avviso tipo «nuoce alla salute» oppure «attenzione, guardare la tv accorcia la vita». Per intanto, vado a farmi una camminata nei boschi.
Ah la tv, questo surrogato della vita armato di pugnale!