Glauco Maggi, La Stampa 19/8/2011, 19 agosto 2011
LE BANCHE EUROPEE SPAVENTANO L’AMERICA
La tempesta sulla Borsa non ha atteso la campanella. I «future» in pre-apertura già indicavano il rosso, perché «la Fed tiene d’occhio le banche europee», aveva titolato in prima pagina il Wall Street Journal. La stabilità delle banche del Vecchio Continente è argomento radioattivo da settimane, anche in America. E sapere che la Federal Reserve di New York, che ha la responsabilità di vigilare sulle banche estere negli Usa, ha tenuto fitte riunioni con i rappresentanti delle filiali locali ha gettato benzina sul fuoco.
La Fed lavora d’intesa con il sovrintendente dei servizi finanziari di New York, Bejamin Lawsky, nel monitorare senza pause le posizioni delle banche: lo scopo è controllare che le banche europee che operano negli Stati Uniti non «distraggano» fondi per dirottarli in patria, e che siano fornite delle riserve necessarie alla loro attività. Una fuga di denaro dalle banche europee (le più ricche di cash, secondo le dichiarazioni alla Federal Reserve, sono nell’ordine Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland, Société Générale, Rabobank e Unicredit) avrebbe ripercussioni sul sistema bancario americano.
Per questo la Fed spinge da tempo perché le filiali estere con base negli Usa si rendano indipendenti dalle forniture di cash dall’Europa, e rafforzino invece i canali di finanziamento locali. Ciò le renderebbe meno esposte a crisi di liquidità, quale quella emersa ieri e che ha contribuito a far montare il panico: una banca europea non identificata ha chiesto un prestito da 500 milioni di dollari, con scadenza sette giorni alla Banca centrale europea, pagando un interesse più alto di quello corrente sul mercato interbancario.
La fibrillazione di queste ore degli enti di vigilanza americani non si limita alla Federal Reserve. Secondo due persone interrogate dal dipartimento della Giustiza sul tema, e una terza a conoscenza dei fatti, il New York Times ha dato notizia di un’indagine sulla Standard & Poor’s. Oggetto dell’inchiesta sono le pratiche usate per dare la triplaA ai famigerati bond all’origine del tracollo di tre anni fa. Creati raggruppando in singoli titoli le migliaia di obbligazioni emesse dagli erogatori di mutui, gli Abs (asset backed securities, titoli garantiti da un asset collaterale) dovevano essere poi piazzati tra gli investitori.
Per entrare nei portafogli dei fondi pensione dovevano vantare le Tre A, condizione richiesta dagli statuti dei fondi e dalle banche centrali. S&P, Moody’s e Fitch furono generose nell’attribuire loro i massimi voti, lucrando grazie al servizio fornito. Quando crollarono gli Abs, fu chiaro che le agenzie avevano sbagliato clamorosamente il rating. Poiché S&P e le altre sono pagate dai committenti privati in un ovvio conflitto d’interesse, il ministero della Giustizia si è mosso per stabilire se c’era dolo. Lo fece prima che S&P, dieci giorni fa, abbassasse il rating al debito del governo Usa, ma la notizia uscita ora ha lo sgradevole sapore della vendetta di Obama contro l’agenzia che ha bocciato l’America davanti al mondo. Brutta tegola anche sulla Sec (la Consob Usa), che del mercato è il designato tutore pubblico ma che è in grave crisi di credibilità dopo che non aveva saputo smascherare la truffa di Bernie Madoff, il truffatore da 50 miliardi ora in galera a vita. Un dipendente della Sec, l’avvocato Darcy Flynn, si è avvalso della legge che tutela chi fa soffiate sulle malefatte del proprio datore di lavoro per rivelare, con una lettera al senatore repubblicano Charles Grassley, che la Sec ha distrutto 9 mila documenti, dal 1993 al luglio 2010, relativi a procedimenti avviati ma non approdati poi a una formale indagine. La difesa della Sec è che a quel tempo la pratica di non conservare i «file» non era illegale. Però poi l’ha cambiata. I dati delle inchieste abortite, di cui non c’è più traccia se futuri casi si dovessero riaprire, riguardano lo stesso Madoff, che la Sec ignorò sebbene fosse stata messa in allarme da varie denunce, e indagini su Goldman Sachs, Deutsche Bank, Lehman Brothers, Citigroup, Morgan Stanley, Wells Fargo, Bank of America e l’hedge fund Sac Capital Advisors.