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 2011  agosto 19 Venerdì calendario

L’ETERNA GIOVINEZZA CHE DEVASTA CINEMA E SOCIETA’

Meno male che almeno certe attrici intelligenti, anglosassoni, giurano che mai si faranno ritoccare dai crudeli maghi della chirurgia plastica. Poi bisogna vedere se manterranno la promessa, perché ci sono dive e semplici signore che hanno perso ogni fisionomia a furia di farsi ritagliare, eppure negano decise, trattasi di pura magia e fortuna e giovinezza. Ma il cinema americano forse non ha davvero bisogno che le sue celebrità, anche maschili, ricorrano ai bisturi più sventati, perché semplicemente sostituiscono le dive vecchie con le nuove, sempre più giovani, se non addirittura adolescenti: e quelle che fieramente maturano, con tutta la loro fama e bravura, stanno a casa o vengono riciclate in ruoli di fata nasona e bitorzoluta, vedi Emma Thompson come Tata Matilda, o, se ritorniamo alle prime star non cacciate dallo schermo a trent´anni, nessuno ha dimenticato le spaventose Bette Davis e Joan Crawford, in Che fine ha fatto Baby Jane? nel ruolo di due sorelle anziane e pazze.
Lo schermo vive di bellezza o di decrepitezza: solo il cinema inglese ha il coraggio di fare un film, del resto bello, su una coppia di sessantenni invecchiati male, con pappagorgia e pancione, eppure felici (Another year di Mike Leigh).
Ma siccome ormai pare che nelle cinesale vadano solo i preadolescenti, ecco che l´età media dei protagonisti vampiri o terminator non può superare i vent´anni, e la bravissima Kate Winslet che giustamente si lamenta dei diktat hollywoodiani sull´aspetto dei suoi divi, a stento potrebbe in questi film avere un ruolo di nonna, forse assassina, così come è, oppure plasticata, che fa lo stesso. Oggi il cinema non vuole attrici ma anche attori che sembrino giovani, li vuole giovani e basta: e la giovinezza non si crea con la chirurgia, ma solo con l´anagrafe. Le grandi attrici quarantenni e oltre, possono solo sperare in ruoli di anziane o comunque di creature monstre, extraterrestri o da pianeta delle scimmie. Noi non abbiamo quel tipo di film, e le nostre attrici più popolari non sanno resistere ai pomelli ad albicocca e alla bocca a divano di Dalì. Ogni espressione scompare dalla loro faccia, ammesso che prima ne avessero un paio: si teme che anche le nuove ragazze che stanno occupando i nostri schermi, giovani, belle e brave, per insicurezza si lascino manipolare sino a sembrare la loro mamma, o certe volte, in casi particolarmente disgraziati, il loro papà.
Ma a parte il cinema, la chirurgia plastica sta devastando intere generazioni, per le quali non più i 50, ma addirittura i trenta, rappresentano l´orlo dell´abisso. Pare che un seno normale, morbido e gentile, femminile, sia ormai praticamente irrintracciabile anche tra le diciottenni, ansiose di provvedersi di poppe da transessuale, che come si sa oggi è il massimo della femminilità. Tanto per riferirsi ancora al cinema, esce in questi giorni da noi Bad Teacher, una cattiva maestra in cui la bella (al limite però, deve essere ultratrentenne) Cameron Diaz lavora per potersi comprare un seno opulento che ritiene indispensabile per trovare un marito ricco.
Intanto c´è un antropologo anglosassone, certo fantasioso, che a causa di una sua cameriera brasiliana che, «per vanità necessaria» ha speso tutti i suoi risparmi per avere il seno dei suoi sogni, ha scritto un intero saggio per reclamare il diritto alla bellezza (chirurgica) a spese dello Stato. Magari è il momento sbagliato per parlarne, almeno in Italia, dove lo Stato non intende dare ma preferisce prendere il cosiddetto contributo di solidarietà: altro che chirurgia estetica per tutti. Meno male, perché attorno alla bellezza c´è molta confusione: oggi anche nella pubblicità domina quella adolescenziale, e neppure il Mago Merlino per non dire la Tata Matilda potrebbero prolungarla nel tempo: già le trentenni paiono out soprattutto tra i vecchi sporcaccioni, se poi si tiene conto che neppure i trent´anni durano sino ai cinquanta, per non dire oltre, non sarebbe meglio inventarsene un´altra per, come dicono le pensatrici, �star bene con se stessa´? Nelle eleganti feste d´estate, al lume di candela, le belle signore rifatte per prolungare la loro giovinezza estetica, disumanizzate e tutte uguali, appaiono inesorabilmente perdute.