Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 17 Mercoledì calendario

Il filosofo e giornalista francese André Gorz ebbe un unico grande amore: la moglie Dorine, di origini inglesi, conosciuta il 23 ottobre 1947 durante una partita a poker organizzata da un amico comune

Il filosofo e giornalista francese André Gorz ebbe un unico grande amore: la moglie Dorine, di origini inglesi, conosciuta il 23 ottobre 1947 durante una partita a poker organizzata da un amico comune. Nel 2006, quando lei era morente, lui, a 83 anni, le dedicò «Lettera a D. Storia di un amore» (Sellerio), che comincia così: «Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai». Nella lettera, settanta pagine piene di aneddoti lievi e ricordi di giovinezza, Gorz rammenta il primo bacio, il primo amplesso («Non avevamo fretta. Ho denudato il tuo corpo con delicatezza. Ho scoperto, coincidenza miracolosa del reale con l’immaginario, la Venere di Milo fatta carne. La lucentezza perlacea del seno ti illuminava il viso. Ho contemplato a lungo, in silenzio, quel miracolo di forza e dolcezza. Ho capito con te che il piacere non si dà o si prende. È questione di donarsi. E noi ci siamo donati l’uno all’altra interamente»), e si scusa con la consorte per averla descritta, decenni prima, come una donna mediocre, incapace per esempio di imparare in fretta il francese, e totalmente sperduta senza di lui. Non perché il suo amore fosse mai venuto meno, ma per il bisogno di farsi del male: «Sono a mio agio nell’estetica dell’insuccesso e dell’annientamento, non in quella della riuscita e dell’affermazione». «Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora», conclude Gorz. «Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme». Un anno dopo, nella loro casa di campagna di Vosnon, a due ore d’auto da Parigi, André e Dorine si diedero la morte. Distesi nel letto, uno accanto all’altra.