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 2011  agosto 18 Giovedì calendario

MONTEZEMOLO: «SONO RICCO, È GIUSTO CHE PAGHI DI PIU’. MA QUI SOLO IO LA PENSO COSI’»

«Io, ricco, sono pronto a pagare più tasse. Per ragioni di equità e solidarietà. E soprattutto per una vera lotta alla grande evasione fiscale. In cambio chiedo allo Stato di ridurre il suo perimetro d´azione e di essere più efficiente». Ragiona così Luca di Montezemolo, 63 anni, reddito annuo medio intorno ai cinque milioni di euro. Ricco. E potente: presidente della Ferrari, presidente di Ntv (i treni privati per l´alta velocità), ex presidente della Fiat e della Confindustria. Da tempo lì lì a un passo da un impegno diretto in politica.
E´ d´accordo con il finanziere americano Warren Buffet: chi ha di più deve pagare di più. «Ma – aggiunge -, con tutto il rispetto per Buffet, sulla mia proposta di un´imposta una tantum sui grandi patrimoni, dai cinque ai dieci milioni l´anno, ho avvertito un assordante silenzio». Zitte le associazioni delle imprese, zitta una classe dirigente attenta ai propri interessi di breve periodo. Zitta la politica. Eppure è anche da qui, secondo Montezemolo, che passa la «ricostruzione del Paese», dopo il fallimento della Seconda Repubblica, ridefinendo i rapporti tra lo Stato e i cittadini, tra le tasse che si pagano e i servizi che si ricevono. Un passaggio cruciale per ritrovare – dice - «etica e valori», per riparlare di «bene comune» e non solo di «interessi», per quanto importanti. Bene allora la Tobin tax perché «si deve mettere assolutamente un freno alla speculazione ed è giusto che lo si faccia a livello europeo».
Ma è l´Italia il centro, in questo colloquio, del ragionamento di Montezemolo. Un Paese in crisi profonda, non solo economica; privo di leadership; prigioniero del suo passato. «Oggi – dice – c´è un governo che si è autodefinito liberale, ma tutto si può dire fuorché che questo governo abbia compiuto scelte liberali. Ho sentito un ministro dell´Economia sostenere di avere nostalgia dell´Iri... Mi sforzo di fotografare la realtà. E vedo una insostenibile invadenza dello Stato nell´economia. Di conseguenza si sono accresciuti gli intrecci tra politica e affari. Clientelismo e affarismo. Malaffare e ricatti. Sono nate società pubbliche con relativi consigli di amministrazione solo per piazzare qualche politico trombato. Nel 2005 ero presidente della Confindustria e ricordavo che il compito di una Provincia non era quello di acquistare a caro prezzo quote di autostrade, bensì di fornire servizi ai cittadini. Ora sta indagando la magistratura di Milano. Hanno occupato lo Stato e questo è il contrario di uno Stato forte. Uno Stato forte dovrebbe concentrarsi sul suo core-business: sicurezza, sanità, scuola, giustizia. Questo è il perimetro dello Stato. Per questo paghiamo (chi le paga) le tasse». Che allo Stato-invadente, gonfio di debiti, non bastano mai. Mai. «Negli ultimi quindici anni abbiamo toccato tutti i record. Ma i servizi non sono affatto migliorati. Sono accresciuti i monopoli, è nato quello che ho chiamato il neo-statalismo municipale. Dov´è la concorrenza nei servizi locali? C´è forse nei trasporti o nella raccolta dei rifiuti? La verità è che il denaro non va ad alimentare i servizi, bensì la grande voragine della spesa pubblica».
Tasse e diseguaglianze che crescono; redditi reali che diminuiscono. Lo dicono le tabelle dell´Istat e le analisi delle Banca d´Italia. E´ l´Italia del nuovo secolo. Il ceto medio – come in altre parti del mondo, Stati Uniti in testa – si è assottigliato sempre più. Anche i risparmi sono stati prosciugati. «L´italiano medio – dice il ricco Montezemolo – si è impoverito. Ha pagato tutte le tasse anche quelle occulte che sono rappresentate dai disservizi. Ora c´è la crisi, sì certo. E´ vero che serve una manovra sui conti pubblici. Ce la chiede l´Europa. Dobbiamo farla. Ma ancora una volta si colpiscono i soliti noti. Invece servirebbero crescita e solidarietà, rigore ed equità».
E qui quello di Montezemolo diventa quasi un programma di politica economica. Liberale e alternativo a quello del governo. Ridurre il campo d´azione dello Stato, privatizzando tutto quello che si può, vendendo il patrimonio immobiliare che non serve, abolendo la spesa inefficiente, liberalizzando, e tagliando «subito e non a babbo morto» i privilegi della politica. «Poi, ma solo a quel punto, se serve un contributo da parte dei cittadini, bisogna cominciarlo a chiederlo a chi ha di più. Perché è scandaloso che lo si chieda al ceto medio, l´asse portante della nostra società, a chi paga già tutto quello che può pagare. Da qui la mia proposta sulla patrimoniale: un segnale di giusta solidarietà. Ma c´è di più. C´è che in questo modo si può cominciare a colpire la grande (dico, quella davvero grande) evasione fiscale». Il ministro Sacconi sostiene che tassando "i Montezemolo" non si prende un miliardo l´anno. «Non ho fatto i calcoli. Ma intanto riduciamo l´invadenza dello Stato e poi andiamo a prendere i soldi dove ci sono. Quanto? Vedremo. Certo è che l´Italia ha bisogno di recuperare un po´ di etica, un po´ di valori. Serve un segnale e vedremo anche quanto si recupererà in termini di evasione fiscale».