Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 18 Giovedì calendario

LE APERTURE DI BERNA E IL NEGOZIATO PER USCIRE DALLA LISTA NERA

Alla fine un aiuto ai boccheggianti conti pubblici italiani potrebbe arrivare dalla sponda svizzera. E sotto forma proprio di quello strumento che ha fatto vacillare i buoni rapporti tra i due Stati confinanti: uno scudo fiscale. Non si tratta solo di un auspicio, ma di una proposta che prende corpo nelle parole di due parlamentari — il deputato liberale elvetico Ignazio Cassis e l’europarlamentare italiana Lara Comi (Pdl) — che si sono assunti il ruolo di "pontieri" nella mini crisi diplomatica esplosa tra Italia e Svizzera: il Canton Ticino, per ritorsione contro alcune dichiarazioni di Giulio Tremonti, che continua a considerare la Svizzera un paradiso fiscale, non ha versato come avrebbe dovuto una quota delle tasse trattenute sulle buste paga dei lavoratori italiani che lavorano a Lugano e dintorni. Entro fine settembre delegazioni dei due Paesi si incontreranno proprio per discutere di politica fiscale. «E in quella occasione — ecco il ramoscello d’ulivo portato in dote da Cassis — un’ottima traccia di discussione potrebbe essere l’accordo fiscale firmato da noi e dalla Germania: siglarne uno analogo con l’Italia sarebbe per noi soddisfacente; il nostro problema non sono infatti i lavoratori italiani, il nostro problema è Giulio Tremonti che continua a includerci nelle black list fiscali e rifiuta il dialogo». «La traccia è condivisibile — ribatte Lara Comi dall’Italia — e se i Paesi della Ue armonizzano le loro politiche fiscali è sempre un vantaggio; la Svizzera ci aiuti però a rendere più trasparenti i depositi degli italiani nelle loro banche».