Giordano Tedoldi, Libero 18/8/2011, 18 agosto 2011
Problema per direttori di collana, redattori, stagisti di case editrici, gazzette sportive: come scrivere una lettera di rifiuto a un articolo, un romanzo, un testo di qualunque genere che consideriamo indegno d’essere pubblicato anche su supporto igienico? Le persone educate non vogliono strozzare il genio già nella culla, allora si carica il file della lettera di rifiuto standard, quella che comincia con «Gentile signore, abbiamo letto il suo
Problema per direttori di collana, redattori, stagisti di case editrici, gazzette sportive: come scrivere una lettera di rifiuto a un articolo, un romanzo, un testo di qualunque genere che consideriamo indegno d’essere pubblicato anche su supporto igienico? Le persone educate non vogliono strozzare il genio già nella culla, allora si carica il file della lettera di rifiuto standard, quella che comincia con «Gentile signore, abbiamo letto il suo..., e con rammarico dobbiamo comunicarle che», si riempiono gli spazi con il titolo, si invia e si sogghigna. Sempre che non si scelga lo sprezzante silenzio, più riposante e economico. Ma una simile routine non sarebbe mai andata a genio a un pazzo come Hunter S. Thompson, l’autore di "Paura e disgusto a Las Vegas", tossicomane per ideologia, inventore del gonzo-journalism cioè il reportage fatto sotto acidi, che nel 1971, quando offriva i suoi servigi al mensile Rolling Stone, ricevette forse per crudeltà dei suoi colleghi un testo che si potrebbe definire di satira d’avanguardia, per valutarne imparzialmente la pubblicazione. L’autore del dattiloscritto era Mike Peterson, di South Bend, Indiana, un tipo che credeva in quello che faceva e che all’università aveva già ricevuto gli elogi dello scrittore di fantascienza Harlan Ellison per quella stessa composizione che sperava di vedere pubblicata su Rolling Stone. Speranza vana, perché nel giro di qualche giorno arrivò la lettera di rifiuto su carta intestata della rivista, firmata da «Yail Bloor III, Ministro delle Belle Lettere». Sua eccellenza Bloor era, come si è scoperto, uno degli innumerevoli travestimenti di Thompson, e ovviamente Peterson ha conservato gelosamente la lettera di rifiuto, che vale la pena allegare per intero (sì, ci sono parolacce e volgarità assortite, ma l’arte è arte). L’incipit, in particolare, è genio puro e al posto del consueto «ci spiace comunicarle che il piano editoriale per questo e il prossimo anno è completo», salta direttamente alla giugulare di Peterson: «Tu insignificante pezzo di merda illetterato e ciuccia-acido! Non mandare mai più questa specie di sbobba malata di mente qua dentro». Dopo aver invitato Peterson a depositare il dattiloscritto nel suo stesso retto, «dove i tuoi lettori potranno meglio apprezzarlo», si firma come ministro delle Belles-Lettre (manca una "s" dopo Lettre, ma a Bloor tutto è concesso) e si congeda con un lapidario post-scriptum, tipico delle normali lettere di rifiuto e dunque doppiamente feroce: «Ps. Continua così. Buona giornata». Peterson all’epoca aveva 21 anni (aveva ragione Thompson, oggi è un innocuo blogger: www.comicstripoftheday.com), e il suo dattiloscritto, incautamente ma provvidenzialmente finito sulla scrivania di Thompson, si presentava come una specie di dramma dadaista mescolato alla tipica paccottiglia dell’immaginario anni ’60, già consunto e rimasticato in tutti i modi in quel 1971. Nel "primo atto" si descrive lo spaccato di una testa umana («come la sezione di una nave o di un’astronave») al cui interno si muovono omini indaffarati che salgono e scendono da ascensori, emergono da oblò, rispondono al telefono. In un’altra zona del cervello, una famiglia è seduta davanti alla tv, mangia patatine e beve coca-cola. In un’altra ancora, ragazzi che fumano narghilè e ascoltano Abbey Roaddei Beatles. Non pago, Peterson faceva seguire nel secondo atto una conversazione con velleità satiriche tra "ragazzo" e "ragazza", dove la ragazza pronuncia battute come «Non voglio il tuo deodorante. Mi piace avere il mio deodorante. Mi fa sentire più indipendente. Liberata». Non manca nemmeno l’inevitabile ideogramma poetico (nel terzo atto) e la composizione accademica in rima "Canto XII". I dubbi iniziali sull’autenticità della lettera di Thompson sono stati fugati da Jann Wenner e Corey Seymour, autori di Gonzo, una biografia dello scrittore. Ma a noi bastava l’incipit e il post scriptum per fare l’expertise e confermare che dietro Yail Bloor III c’era Thompson, cui adesso, tra i tanti, va anche il merito di aver risparmiato all’umanità l’ennesimo genio incompreso. 2 - IL DOCUMENTO Tu insignificante pezzo di merda illetterato e ciuccia-acido! Non mandare mai più questa specie di sbobba malata di mente qua dentro. Se avessi il tempo, verrei lì da te e ti pianterei in fronte un fottuto paletto di legno. Perché non ti trovi un lavoro, microbo? Magari consegnare volantini pubblicitari porta a porta, o alla biglietteria di un museo delle cere. Voi squallidi succhiacazzi di South Bend siete tutti uguali; come quei drogati idioti che lavorano a «RollingStone». Vorrei uccidere quei bastardi per avermi passato il tuo pezzo...e ucciderei altrettanto volentieri anche te. Ficcati quelle tue ciance morbose su per il culo dove i tuoi lettori potranno meglio apprezzarle. Sinceramente tuo, Yail Bloor III, Ministro delle Belles-Lettre. P.S. Continua così. Buona giornata.