Franco Vespignani, il Fatto Quotidiano 18/8/2011, 18 agosto 2011
LA LEGGE SULL’EDITORIA CONCEDE ALLE PUBBLICAZIONI RELIGIOSE PIÙ DEL DOPPIO DEI SOLDI ELARGITI PER LE TESTATE LAICHE
Abbiamo analizzato qualche mese fa come la politica si è messa d’accordo e come ha stabilito di erogare all’editoria i soldi dei cittadini, in base alla normativa vigente.
Tabelle alla mano, guardando i contributi diretti percepiti dai quotidiani editi da cooperative di giornalisti, fondazioni ed enti morali, da testate di partito, avevamo scoperto che c’è una sperequazione tra le somme percepite dalle testate che realmente vendono e quelle che semplicemente prendono i soldi per diffondere, a spese del contribuente (non dell’acquirente che liberamente sceglie!), il loro messaggio.
Vogliamo completare la nostra analisi andando a vedere cosa succede di quei contributi pubblici diretti erogati a periodici appartenenti a categorie che non si prefiggono uno scopo di lucro (art. 3 comma 3 legge 250/1990). Sul totale dei contributi pubblici diretti erogati per l’anno 2008, i periodici che non hanno scopo di lucro pesano per un 5,5%. Sui 167 milioni distribuiti per tale anno, la fetta mangiata da questo tipo di informazione (sic!) è pari a 9.261.629 (come dimostrano i dati della presidenza del Consiglio dei ministri).
E le testate cattoliche raccolgono 5,500 milioni, più del doppio di quelle laiche.
Ci chiediamo subito cosa significhi informazione cattolica. Possiamo solo immaginare, non essendo entrati nel merito delle testate, che i contenuti siano principalmente relativi a fatti interni all’organizzazione e alle direttive della Chiesa cattolica.
Non ci resta che essere pieni di ammirazione e invidia per la capacità di penetrazione sul territorio nazionale con cui la Chiesa, con la sua vasta e millenaria rete di strutture grandi e piccole, dissemina il suo verbo in modo capillare. Non c’è luogo che possa sottrarsi alla sua informazione. Analizzando il settore “Diocesi” è interessante notare che delle 50 testate che beneficiano dei contributi pubblici diretti, ben 39 (78%) appartengono all’Italia settentrionale, 10 (20%) all’Italia centrale e solo una (2%) all’Italia meridionale /insulare. Questo dato, per noi sorprendente, si può spiegare solo con la tradizione e la cultura?
Sfogliando l’elenco delle testate di informazione cattolica, troviamo non solo periodici prestigiosi e diffusi a livello nazionale, come Famiglia Cristiana (312mila euro di contributi) e Il Giornalino (306mila euro di contributi), entrambi della Casa editrice “Periodici San Paolo”, ma soprattutto una pletora di piccoli giornali a diffusione locale che percepiscono contributi oscillanti dai 10mila euro ai 100mila euro.
Chissà, se in momenti di “tagli” come questi che sta effettuando il governo, non sia il caso di rivedere certe spese, forse eccessive, destinate a soddisfare solo una piccola parte dei cittadini.
(ha collaborato Marinella
Ferrarotto)