Luca Davi, Il Sole 24 Ore 18/8/2011, 18 agosto 2011
FIAT INDUSTRIAL CORRE PIÙ DI FIAT AUTO
Camion e veicoli industriali, da quelli agricoli a quelli edili. Teoricamente nulla di più ciclico. Eppure il portafoglio di attività di Fiat Industrial, il cui destino è legato a doppio filo ai saliscendi dell’economia globale, ieri agli occhi degli investitori non è apparso certo un deterrente agli acquisti. Anzi. Il titolo del gruppo - che oggi controlla Iveco (camion) e Cnh (macchine agricole da cantiere) - ha segnato un rialzo del 4,93%. Un risultato arrivato sulla scia, in particolare, della diffusione a Wall Street dei dati di Deere&Co., il principale produttore di attrezzature agricole al mondo, che ha riportato profitti trimestrali migliori delle attese.
Ma anche se si prova ad allargare la visuale, emerge come il titolo Fiat Industrial abbia assorbito meglio di altri l’impatto della crisi di borsa. Meglio, soprattutto del titolo gemello, Fiat. A partire dallo scorso 11 luglio, da quando cioè il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha oltrepassato la soglia dei 300 punti, Fiat Industrial a Milano ha perso il 14%. Esattamente la metà di quanto ceduto da Fiat (-28,3%). Poco cambia se si guarda dall’inizio dell’anno, da quando cioè il gruppo nato dallo spin off di Fiat ha fatto la sua comparsa sul listino: da allora il titolo industriale ha perso il 21% circa, mentre il titolo della casa automobilistica torinese ha lasciato sul terreno il 30 per cento. E anche dal punto di vista della capitalizzazione il divario è netto: se Fiat Industrial vale in Borsa 8,3 miliardi di euro, Fiat ne capitalizza 5,9. Quasi il 30% in meno.
Un po’ come dire che i camion continuano a fare meglio delle auto. Abbastanza paradossale. Anche alla luce del fatto che i timori della crisi dovrebbero punire soprattutto i titoli più legati alla produzione industriale, come è appunto Fiat Industrial. Le previsioni sull’andamento dei mercati del resto non sprizzano entusiasmo. Per quanto riguarda i veicoli industriali, ad esempio, si stima che la crescita possa rallentare sia in Europa che in America Latina.
E allora, che cosa impedisce alle quotazioni del gruppo di trattori e camion di franare? Secondo gli analisti, a sostenere il relativo ottimismo di Borsa ha contribuito una trimestrale record cui si è aggiunto l’innalzamento degli obiettivi per il 2011, con un target dei ricavi passati da 22 a 24 e un utile di gestione da 1,2-1,4 a 1,5 miliardi, con un margine del 6,1%. E lo stesso Marchionne in occasione della presentazione della trimestrale ha sottolineato che gli obiettivi «potrebbero essere ulteriormente ritoccati al rialzo». Non solo. Il manager ha anche segnalato che il gruppo «ha delle opportunità di espansione geografica». Senza contare che da mesi il titolo continua ad essere oggetto di rumors che vogliono il gruppo italiano nel mirino di grandi colossi, da Daimler a Scania-Man. Se ci saranno mosse di consolidamento, lo si vedrà in futuro. Nel frattempo, però, «il titolo sentitamente ringrazia».