Marco Bellinazzo, Il Sole 24 Ore 18/8/2011, 18 agosto 2011
PER LA SERIE «A» UN COSTO DI 100 MILIONI IN TRE ANNI
Nell’estate dell’austerity del calcio italiano scoppia la grana del contributo di solidarietà. La tassazione supplementare per le quote di reddito sopra i 90mila euro (5%) e i 150mila (10%), introdotta dalla manovra di Ferragosto, che le società non vogliono accollarsi e che i calciatori, abituati a ingaggi contrattati al netto delle imposte, preferirebbero continuare a "dribblare". Ai club della serie A, che già non navigano in buone acque, far fronte al contributo costerebbe in tre anni, a seconda delle opzioni, tra i 90 e i 100 milioni di euro.
A sollevare la questione è stato, lo scorso 15 agosto, l’ad del Milan, Adriano Galliani («Qualunque cosa ci sia scritto nella manovra del governo sul contributo di solidarietà anticipo che per noi graverà al 100% sui calciatori e penso che sia un pensiero condiviso da tutti i club di serie A»), ma ieri il caso è deflagrato anche a livello politico con le dichiarazioni del ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli: «Non so se sia giusto o meno il contributo di solidarietà, ma se c’è qualcuno che dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori, che rappresentano la casta dei viziati. Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsioni, proporrò che come ai politici anche ai calciatori venga raddoppiata l’aliquota del contributo di solidarietà».
Al di là della ridda di polemiche e dichiarazioni di sdegno che hanno fatto seguito alle parole del ministro, per dirimere la questione sono già stati assoldati fior di fiscalisti e avvocati. Tra società e Aic, il sindacato dei calciatori, si profila un muro contro muro. Come se non bastasse quello in atto sul rinnovo del contratto collettivo con la minaccia di sciopero avanzata dall’Aic di far saltare (come annunciato ieri in Spagna per analoghe ragioni) la prima giornata di A prevista per il 27 e 28 agosto.
Per Leo Grosso, vicepresidente dell’Aic, infatti, i margini di incertezza sulla solidarietà sarebbero pochi: «Sui contratti fatti sulla base dell’accordo vecchio che è scaduto è indicata una cifra lorda e una cifra netta e società e calciatori possono aver stabilito a quale cifra fare riferimento. Se l’accordo fa riferimento al lordo, la tassa è carico del calciatore, se fa riferimento al netto è a carico della società. Se non è previsto nulla, l’inasprimento grava sul calciatore».
Galliani, però, non è d’accordo con questa lettura: «Grosso sbaglia, il contributo di solidarietà non ha nulla a che vedere con la tassazione Irpef. Si tratta di un contributo straordinario di solidarietà e fa capo ai lavoratori e come tale sarà messo a carico dei calciatori». Per il vicepresidente vicario del Milan questo chiarimento andrà specificato anche nel nuovo contratto collettivo.
Domani sarà, perciò, l’assemblea di Lega a mettere sul tavolo i due fascicoli, a discapito delle intenzioni dal presidente dell’Aic Damiano Tommasi («Ci teniamo a non mischiare questa vicenda con quella della firma del contratto»). In vista della riunione il presidente della Lega, Maurizio Beretta, ha auspicato che «in una fase come questa, dal mondo dei calciatori di serie A, arrivino segnali di responsabilità».