Davide Colombo, Il Sole 24 Ore 18/8/2011, 18 agosto 2011
TFR, IN GIOCO 13 MILIARDI L’ANNO
L’anno scorso il Tfr accantonato nelle aziende, comprensivo della rivalutazione dello stock accumulato, ha sfiorato i 13 miliardi.
È da questa cifra che bisogna partire per capire di che cosa stiamo parlando quando parliamo di ipotesi – come quelle evocate in questi giorni da ministri della Lega – di superamento di questo storico istituto contrattuale per versarne il corrispettivo mensile (il 7% dello stipendio lordo) direttamente nelle buste paga dei lavoratori. Già perché gli altri "flussi annui" del Tfr hanno da tempo preso un’altra destinazione che sarebbe oggi difficile invertire. Oltre cinque milioni di lavoratori (circa il 23% della forza lavoro) ha infatti optato per il trasferimento del proprio Tfr alla previdenza complementare. Sono i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i vecchi fondi e i vari piani individuali previdenziali, cui l’anno scorso, secondo i dati della Covip, sono affluiti 5,1 miliardi. Altri 5,7 miliardi, sempre secondo la Covip, sono invece arrivati al fondo di Tesoreria gestito dall’Inps, dove viene raccolto il Tfr maturato dai lavoratori di imprese con più di 49 dipendenti che hanno optato per mantenere il Tfr anzichéarlo ai fondi.
Infine resta un «residuo» di Tfr maturato di poche migliaia di lavoratori (41mila dal 2008 a oggi) che non hanno fatto alcuna scelta di destinazione del proprio «salario differito» e che lavorano in aziende che non aderiscono contrattualmente ad alcun fondo complementare; in questo caso il flusso finisce al FondInps.
In attesa di dettagli sulla «sorpresa», come l’ha chiamata Umberto Bossi, che potrebbe regalare una 14esima mensilità a chi oggi non ce l’ha, si deve dunque guardare ai 13 miliardi di «Tfr maturato annuo» che resta nelle imprese, soprattutto quelle minori, per le quali l’eventuale sottrazione di liquidità dovrebbe trovare qualche compensazione. Anche perché sull’altra destinazione delle liquidazioni, vale a dire quella previdenziale, il Governo ha un posizione chiarissima, scolpita da ultimo nelle proposte al Libro Verde sulle pensioni della Commissione Ue. Per garantire prestazioni adeguate alle future generazioni bisogna spingere sul secondo pilastro, la previdenza integrativa. E se il ministro Maurizio Sacconi non ha mai nascosto la sua volontà di incoraggiare nuove adesioni ai fondi, il presidente della Covip, Antonio Finocchiaro, insiste per una riforma della fiscalità sui fondi pensione, con il passaggio della tassazione dal maturato al realizzato, come accaduto per i fondi comuni, proprio per incentivare la scelta dei lavoratori più riluttanti.
Ieri sull’ipotesi di una «operazione Tfr» in arrivo, sono arrivati segnali molto freddi dalla maggioranza. «Prima vediamo la proposta concreta e poi la valutiamo», ha detto il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti (Pdl), «ma ogni proposta deve avere una copertura certa e i saldi non devono cambiare». Di ipotesi «del tutto inopportuna» ha parlato invece Giuliano Cazzola (Pdl) perché il Tfr «è destinato a cose importanti, come la previdenza complementare, oppure l’acquisto della casa o spese sanitarie, e non per avere quattro soldi di più in busta paga, che poi vengono soggetti anche alla progressività dell’aliquota Irpef». Infine la stroncatura senza appelli del senatore del Fli, Mario Baldassarri. «Il Tfr in busta? Se si fa – ha dichiarato al Sole 24Ore – lo si deve fare anche per il pubblico impiego, dove gli stipendi sono bloccati fino al 2013. Equivale a un aumento secco della massa salariale del 7%, quasi 20 miliardi. Come dire, cancelliamo la correzione alla manovra».