M. Mou., Il Sole 24 Ore 18/8/2011; Giuseppe Chiellino, Il Sole 24 Ore 18/8/2011;, 18 agosto 2011
NIENTE FONDI UE AI PAESI IN DEFICIT
Niente più fondi strutturali europei ai Paesi che non rispetteranno i programmi di riequilibrio dei deficit pubblici. La proposta è a pagina 4 della lettera che riprende le iniziative franco-tedesche annunciate martedì sera al termine del vertice dell’Eliseo tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel e che ieri mattina i due leader hanno inviato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.
Il tema era già stato toccato, in maniera molto più sfumata, dalla Merkel in conferenza stampa.
«Dal 2013 - aveva detto la cancelliera - ci sarà un adattamento nella gestione dei Fondi, con un ruolo più attivo della Commissione almeno per quanto riguarda i Paesi a maggiore problematicità. Basti pensare che Grecia e Portogallo non hanno utilizzato gran parte delle risorse».
Ma il testo della lettera va molto oltre queste considerazioni. «I fondi strutturali e di coesione - vi si legge - devono servire a sostenere le riforme indispensabili mirate a migliorare la crescita economica e la competitività nella zona euro. I vincoli macroeconomici dei fondi di coesione dovranno essere estesi ai fondi strutturali. Devono avere l’obiettivo di migliorare la competitività e ridurre gli squilibri tra gli Stati membri ai quali sono indirizzate delle raccomandazioni nel quadro delle procedure che riguardano gli squilibri eccessivi. Nei Paesi sotto programma la Commissione dovrà automaticamente procedere a un controllo per verificare che i fondi sostengano in maniera ottimale i programmi di aggiustamento macroeconomico. Dovrà anche partecipare alla selezione e alla realizzazione dei progetti».
«I fondi non utilizzati dai Paesi sotto programma - spiega senza ambiguità la lettera - potranno essere recuperati in un Fondo per la crescita e la competitività che sarà gestito a livello europeo dalla Commissione. In futuro i pagamenti provenienti dai Fondi strutturali e di coesione dovranno essere sospesi nei Paesi della zona euro che non si adegueranno alle raccomandazioni formulate dalle procedure sugli extra deficit. Questi cambiamenti dovranno essere inseriti nel nuovo regolamento dei Fondi che saranno previsti nel prossimo quadro finanziario pluriennale".
E cioè a partire dal 2014, visto che l’attuale piano copre il periodo 2007-2013. Nel programma in corso i tre Fondi (quello di coesione e i due strutturali, il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo) rappresentano stanziamenti per 347,4 miliardi, oltre un terzo del bilancio Ue (35,7%) e la prima voce davanti a quella della politica agricola comune. All’Italia sono stati destinati 28,8 miliardi (circa la metà della Spagna), rispetto ai 21,5 del Portogallo, ai 20,4 della Grecia, ai 900 milioni dell’Irlanda (e ai 14,3 miliardi della Francia). Gran parte dei fondi prende la strada dei Paesi dell’Est Europa, non toccati da questa iniziativa franco-tedesca che riguarda solo l’eurozona.
La lettera ribadisce poi la volontà di presentare entro fine settembre una proposta comune di tassazione delle transazioni finanziarie, una Tobin Tax alla quale lavoreranno in particolare i due ministri delle Finanze François Baroin e Wolfgang Schauble. Mentre l’Unione europea ha fatto sapere che a sua volta presenterà un’iniziativa in questo senso al G-20 che si svolgerà il 3 e 4 novembre in Francia, a Cannes.
Ma su questa idea - assai controversa, che puntualmente riappare per poi scomparire - c’è stata ieri una vera e propria alzata di scudi. Soprattutto dal fronte inglese e in particolare contro l’ipotesi di un’imposta limitata ad alcuni Paesi.
«Il Governo - ha dichiarato un portavoce del ministero delle Finanze britannico - continuerà a discutere e confrontarsi con i propri partner. Ma una tassa di questo genere deve essere concordata e applicata a livello globale, altrimenti le transazioni colpite si dirigeranno semplicemente verso i Paesi che non ce l’hanno».
Sulla stessa linea, di ovvia difesa della piazza finanziaria londinese, si sono mosse la Confindustria e l’associazione bancaria.
«Questa tassa - ha sostenuto la Cbi in un comunicato - spingerebbe le transazioni verso altre realtà, come New York e Hong Kong, danneggerebbe la competitività di lungo periodo della Gran Bretagna quale grande centro finanziario e non raccoglierebbe granché».
Il ministro delle Finanze irlandese Michel Noonan ha detto che Dublino insisterà perché questa eventuale tassa venga applicata in tutti i 27 Paesi dell’Unione, mentre il suo collega olandese Jan Kees de Jager ha respinto anche questo scenario: «Siamo contrari alle tasse europee. Inoltre una imposizione del genere dovrebbe avvenire su scala mondiale, altrimenti avrebbe solo effetti distorsivi». M. Mou. - LA TORTA VALE UN TERZO DEL BILANCIO - La proposta avanzata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy di sospendere i pagamenti dei fondi strutturali e dei fondi di coesione agli Stati che non avranno i conti nazionali in equilibrio riguarderà il prossimo quadro finanziario pluriennale, quello 2014-2020. La complessa procedura è solo all’inizio ma entro il 2012 dovrebbe portare all’accordo politico sui tetti di spesa complessivi e per i diversi capitoli, in modo da poter definire nel 2013 le basi giuridiche dei programmi e progetti pluriennali finanziati con i fondi comunitari.
Nel programma 2007-2013 i fondi strutturali ammontano a 347 miliardi di euro, pari al 36% del bilancio comunitario. Un importo inferiore solo alle risorse destinate alla Politica agricola comune (413 miliardi, 42%). Tra i fondi strutturali, più della metà va all’obiettivo convergenza (199 miliardi) a sostegno delle regioni in ritardo di sviluppo. L’altra voce importante è quella destinata a competitività regionale e occupazione (43,5 miliardi, 13%). Gli strumenti principali attraverso cui l’Unione europea finanzia questi programmi di spesa sono il Fondo europeo per lo sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo. Esiste poi il Feasr (fondo per lo sviluppo rurale) che non ha nulla a che fare con la Pac.
Visti gli obiettivi dei fondi strutturali, esistono forti differenze nella distribuzione delle risorse ai singoli Stati. La tabella sopra illustra l’ammontare dei fondi strutturali destinata ad ogni Paese membro, ma è importante anche l’ammontare pro-capite delle risorse erogate, profondamente diverso da Paese a Paese. L’Italia beneficia di 477 euro di fondi strutturali europei per ogni abitante contro i 221 della Francia e i 322 della Germania. Ai greci vanno 1.806 euro procapite, meno dei 2.022 euro destinati ai portoghesi. I finanziamenti europei destinati agli spagnoli sono 764 euro a testa, e 201 agli irlandesi. La fetta più consistente va ai paesi dell’Est, entrati nell’Unione con l’allargamento: Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria ricevono più di 2.500 euro pro-capite, la Polonia 1.763 euro.
Sulla programmazione fino al 2020 per ora si conosce solo la proposta della Commissione che ipotizza un budget complessivo di poco superiore ai 1.000 miliardi. La discussione è appena cominciata e servirà l’accordo del Consiglio e l’approvazione del Parlamento. È troppo presto per capire quante risorse riceverà ciascuno Stato, ma nella proposta ci sono due novità importanti. La prima è l’istituzione di un nuovo fondo, Connecting Europe Facility, per finanziare le reti di interconnessione nei trasporti, nell’energia e nelle tlc (50 miliardi). La seconda è la proposta di un nuovo meccanismo di finanziamento basato sulla tassazione delle transazioni finanziarie e sull’Iva europea. Giuseppe Chiellino