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 2011  agosto 18 Giovedì calendario

«FANNO SOLO DEMAGOGIA. OGNI GIOCATORE NEGOZIERA’ CON LA PROPRIA SOCIETA’»

«Il contributo di solidarietà? Il problema non esiste. È stato creato artificiosamente. Si è partiti dal presupposto che i calciatori hanno protestato. Non è vero. Si vuole far passare il messaggio che non vogliono pagare le tasse. Ma non c’è nessuno scontro sul tema e non ci sarà». Damiano Tommasi, presidente del sindacato calciatori Aic (posizione ereditata dal fondatore Sergio Campana) risponde alle 21.30, dopo che ha finito di allenarsi con la squadra di dilettanti della Provincia di Verona per la quale gioca. Difficile che con i compagni abbia parlato del contributo di solidarietà, visto che per pagarlo bisogna guadagnare 90 mila euro (5%) o 150 mila (10%). «Il calcio è anche questo».
Tommasi, detto del presupposto sbagliato...
«Il presupposto è importante: spiace che persone con ruoli di responsabilità abbiano tratto conclusioni affrettate sulla base di falsità. Da loro ci si aspettano risposte costruttive, non che siano le prime a gettare benzina su un fuoco che non c’è. E i modi e il linguaggio sono quelli che purtroppo conosciamo tutti».
La dichiarazione del ministro Calderoli sulla «casta di viziati» non le è piaciuta.
«Mi riferisco al ministro, ma anche a Galliani e al presidente di Lega Beretta. Non è vero che c’è uno scontro calciatori-società. Lo scontro è tra società e governo. Il provvedimento ancora non è in vigore e si crea questo allarmismo. Qualcuno vuole mettere le mani avanti...».
Ma da chi percepisce stipendi così alti ci si può attendere maggiore generosità.
«I calciatori le tasse le pagano. Mi pare che sin qui siano stati discreti contribuenti...».
Ma la vostra posizione come sindacato qual è?
«La nostra posizione è di attenersi ai contratti. Non possiamo, come sindacato, fare fronte comune su questo, perché ogni calciatore ha negoziato con la società le forme e i modi con cui deve pagare le tasse».
Lei si riferisce alla distinzione tra stipendio lordo o netto. Nel secondo caso, il calciatore ha diritto a non vedere intaccato il netto neanche dalla tassa di solidarietà. Ma è proprio questo che i presidenti contestano: dicono che un contributo straordinario deve, in ogni caso, gravare sul giocatore.
«Entrare nel merito è prematuro, visto che il provvedimento ancora non c’è, ma in generale ogni calciatore negozierà la sua situazione. Le faccio un esempio: quando si è deciso di ridurre l’aliquota massima dal 51% al 46% faceva fede il lordo. Ci sono state società e giocatori che hanno rinegoziato il contratto e ridotto il lordo (visto che pagavano meno tasse), altri che hanno lasciato così, beneficiando della riduzione. Questa non è materia su cui l’Aic può esprimersi. Possiamo rispondere, quello sì, alla demagogia superficiale».
Ma se i presidenti dovessero insistere a sostenere che il contributo lo devono pagare comunque i calciatori, sareste disposti ad arrivare allo scontro, magari allo sciopero?
«Lo scontro non c’è e non ci sarà su questo tema. Qualcuno ha interesse a fare confusione: se tra 15 giorni il campionato non inizierà, sarà per il contratto collettivo, che è materia del tutto diversa».