m. l., il Fatto Quotidiano 17/8/2011, 17 agosto 2011
L’ERARIO E LACASA EDITRICE DI FAMIGLIA UNA STORIA LUNGA VENT’ANNI TUTTA DA RISCRIVERE
La storia della causa tra l’Erario e la Mondadori deve essere riscritta dopo le 60mila pagine dell’indagine P3. Il Fatto ha visionato tutte le carte. Non c’è solo il pizzino di Caliendo, c’è anche il ricorso in Cassazione contro il Fisco presentato nel 2000 da un certo Avvocato Giulio Tremonti, oggi capo del fisco. C’è la lettera del 2000 di un direttore delle Entrate che consiglia all’Avvocatura di dare ragione all’avvocato Tremonti e a Berlusconi. E c’è pure un verbale nel quale emerge il ruolo dell’avvocato Nicolò Ghedini. Al pm Capaldo l’avvocato Giulio Zoppini, socio dello studio Tremonti, racconta: “Dal 1993 lavoro allo studio Romagnoli, Piccardi & associati, già Studio Tremonti e ho seguito il contenzioso tributario della Mondadori”. Tutto inizia nel 1991 quando Mondadori si fonde con Amef e usa le perdite della società per abbattere gli utili e non pagare tasse .
Una manovra che puzza di elusione fiscale per l’Agenzia delle Entrate di Milano che notifica un accertamento da 173 milioni. La questione è complessa.
Nel 1996 e nel 1999 Mondadori vince anche i primi due gradi. Nel 2000 l’Agenzia delle Entrate della Lombardia, diretta allora da Massimo Orsi (nominato da poco direttore generale della società che gestisce le entrate di Roma Capitale) scrive all’Avvocatura: “Ancorché si tratti di un recupero d’imposta di rilevante entità, la Scrivente esprime le proprie perplessità in merito alla prosecuzione del contenzioso”. Per fortuna l’Avvocatura ricorre in Cassazione. Altrimenti Monda-dori non avrebbe tirato fuori nemmeno gli 8,6 milioni con i quali, grazie alla leggina ad aziendam del 2010, come vedremo, ha chiuso il contenzioso. Il controricorso in Cassazione è firmato dall’avvocato Tremonti, che, alla faccia del conflitto di interessi, era tornato a fare il tributarista. Ma non c’è due senza tre. E così dopo il professor-ministro Tremonti e il sottosegretario-magistrato Caliendo, non poteva mancare l’onorevole-avvocato Ghedini. La Cassazione aveva cambiato orientamento e, grazie al giudice Enrico Altieri, aveva cominciato a colpire non solo l’evasione ma anche l’elusione fiscale, cioè la furbizia sulle leggi per fregare il fisco. Alla Mondadori, terrorizzati, sperano di spostare la causa alle Sezioni Unite per toglierla ad Altieri. Nello stesso periodo in cui Pasquale Lombardi agiva sul presidente della Cassazione Carbone e sull’avvocato generale Oscar Fiumara (cioè il capo dei giudici e il capo dell’accusa ), mentre il sottosegretario Caliendo agiva sul giudice Altieri con il “pizzino”, ecco scendere in campo Ghedini: “Stefano Trettel (capo del fiscale Fininvest Ndr) mi invitò a sentire l’avvocato Ghedini - racconta Zoppini - effettivamente io ebbi due o tre colloqui telefonici con l’avvocato che mi sembra si conclusero con la decisione di presentare una richiesta di remissione alle Sezioni Unite. Trettel e Ghedini mi sollecitarono a chiedere l’acquisizione del visto dell’avvocatura. Non sono a conoscenza di un incontro al riguardo tra l’avvocato Ghedini e l’avvocato generale Fiumara. Ritengo che l’acquisizione del visto sia avvenuta prima del deposito dell’istanza. Prendo atto che dagli atti invece risulta che l’istanza di remissione è stata presentata al presidente della sezione tributaria senza la dicitura dell’Avvocatura che si rimetteva alla decisione della Corte”. Il pm Capaldo insiste sulla questione perché l’altro avvocato dello stato, Giorgio D’Amato, gli racconta che il provvedimento del presidente della Cassazione Carbone arrivò prima che l’Avvocatura potesse dire la sua. La remissione alle Sezioni Unite dà al gruppo di salvezza berlusconiano il tempo per varare la leggina salva-Mondadori: “Il 28 ottobre non si è tenuta nessuna udienza davanti alla Quinta sezione in quanto - spiega D’Amato - la causa era già stata rimessa al primo Presidente. Per quanto ne sappia io non è mai stata fissata l’udienza davanti alle Sezioni Unite”.
Il 22 maggio 2010 passa il decreto con il comma tagliato su misura per la Mondadori: “Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore”. Agli atti della P3 c’è il modulo che chiude il contenzioso. “Valore della controversia: 173.073.735 euro; importo versato con F 24 del 4 agosto del 2010: 8.653.686”. Anche il gruppo Berlusconi ha pagato alle casse statali un contributo del 5 per cento. Ma la solidarietà in questo caso non c’entra nulla. (m.l.)