M. Mo., La Stampa 17/8/2011; Francesco Rigatelli, La Stampa 17/8/2011, 17 agosto 2011
FESTIVITA’, IL MODELLO AMERICANO, IL MODELLO EUROPEO
Negli Stati Uniti le festività pubbliche sono le «Federal Holidays» riconosciute dal governo, durante le quali tutti gli uffici pubblici non essenziali rimangono chiusi ma gli impiegati vengono regolamente pagati. A designare le undici «Federal Holidays» è il capitolo V del Codice degli Stati Uniti mentre la legge «Uniform Holidays Bill» del 1968, entrata in vigore nel 1971, prevede che cadano tutte di lunedì ad eccezione di Capodanno, il Giorno dell’Indipendenza, il Giorno dei Veterani, il Giorno del Ringraziamento, Natale e l’Inagurazione del presidente che ha scadenza quadriennale. A cadere di lunedì sono dunque il Giorno di Martin Luther King, il Giorno del Presidente, il Memorial Day, il Labor Day e il Columbus Day. L’intenzione della legge del 1968, che è stata rinominata «Uniform Monday Holiday Act», fu di aumentare il numero di weekend con un totale di tre giorni di ferie pagate al fine di garantire ai dipendenti pubblici delle occasioni mensili di assenza remunerata dal lavoro per poter riposare o restare in famiglia. La conseguenza della legge è stata inoltre che in molti casi gli uffici pubblici consentono ai dipendenti di lasciare il posto di lavoro sin dal primo pomeriggio di giovedì, allungando ulteriormente il weekend. La necessità a cui rispose la legge si origina dal fatto che negli Stati Uniti i dipendenti pubblici - e gran parte anche di quelli privati - dispongono per contratto di un numero annuale di ferie assai limitato e dunque non possono assentarsi per due o tre settimane durante la fine dell’anno o in estate. Si spiega così anche la tradizione degli americani di andare in vacanza in maniera differente da quanto avviene in alcuni Paesi europei, come l’Italia: non durante un unico lungo periodo di ferie bensì sommando più weekend lunghi durante l’intero periodo dell’anno.
[m.mo.]
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Protestanti e lavoratori, in Gran Bretagna non ci sono santi che tengano. Le feste religiose sono poche. Capodanno, venerdì santo, lunedì di Pasqua e Natale. Niente santi, appunto. Quelle civili si fanno, storicamente quando le banche della City di Londra chiudono - da cui il nome «bank holiday» -, ma si avvicinano al weekend. Così il primo lunedì di maggio, l’ultimo ancora di maggio e pure l’ultimo di agosto si sa che è festa. In più, ad eccezione di questo sistema, due giorni dopo Natale di «bank holiday» non per forza di lunedì, il 27 e 28 dicembre.
Questa dei lunedì è un’usanza comune agli Stati Uniti, che a parte il 4 luglio, Giorno dell’indipendenza, e il penultimo giovedì di novembre, Giorno del ringraziamento, muovono a inizio settimana le altre festività.
In Francia invece non ci pensano nemmeno. La Festa del lavoro il 1’ maggio, quella della vittoria nel 1945 l’8, la Festa nazionale il 14 luglio e la Festa dell’armistizio del 1918 l’11 novembre sono irremovibili. Più Capodanno, Pasqua, lunedì dell’angelo, Ascensione, Pentecoste, lunedì di Pentecoste, Assunzione, Ognissanti e ovviamente Natale.
Così pure in Germania. Feste immobili. E poche. Capodanno, venerdì santo e lunedì di Pasqua, 1’ maggio, Pentecoste, l’Unità tedesca il 3 ottobre, Natale e Santo Stefano. Poi in Baviera c’è qualche festività cattolica più che a Berlino. Ma mai come in Spagna dove le regioni hanno facoltà di muovere avanti e indietro pure le feste religiose. E i giorni in cui si sta a casa alla fine sono quasi il doppio della Germania. Capodanno ma anche Epifania, San Giuseppe, due giorni attorno a Pasqua, San Giacomo, Assunzione, il 12 ottobre la Festa nazionale spagnola, Ognissanti, il 6 dicembre il Giorno della Costituzione, l’Immacolata e ancora Natale. Che quando arriva, arriva, ma alla fine è l’unico che non si sposta mai e per questo, in fondo, il più amato.
Francesco Rigatelli