Alberto Alesina, Corriere della Sera 17/8/2011, 17 agosto 2011
IL LIMITE DI INTERVENIRE ALL’ULTIMO MINUTO
I dettagli della manovra per ridurre il rapporto debito/Pil e stimolare la crescita sono ancora da definire, dato che la manovra stessa pare sia «modificabile», ma una parte da leone la farà un aumento temporaneo dell’Irpef. Prima di tutto chiamiamo le cose con il loro nome, ed evitiamo eufemismi populistici come «contributo di solidarietà». Si tratta di un’Irpef addizionale su quei contribuenti non poveri certo, ma non evasori, che già pagano molto.
In Paesi come l’Italia con un prelievo fiscale ben al di sopra del 40 per cento del Pil siamo pericolosamente vicini alla cima della curva di Laffer, ovvero il punto in cui un aumento delle aliquote genera relativamente poco gettito a causa della forte reazione contraria della propensione a lavorare e investire di più (cioè a produrre più reddito), oltre all’aumento dell’evasione ed elusione fiscale. Questo effetto potrebbe essere ancora più marcato se l’aumento dell’Irpef fosse davvero temporaneo. Perché dovrei produrre più reddito proprio in questi due o tre anni quando sono tassato di più? Tanto vale ridurre i consumi e aspettare quando l’imposta aggiuntiva verrà eliminata. Rischiamo quindi di non ridurre di molto il rapporto debito/Pil perché il denominatore ne soffre e il numeratore non si riduce di molto. Non solo, ma se non si arrestano i meccanismi di spesa che tutti conosciamo bene — sussidi, impiego pubblico, pensioni, sanità, etc. — non si riuscirà mai a rincorrere tutte queste spese con imposte (per di più pagate non da tutti) sempre più alte. E allora forse fra due anni servirà un’altra imposta addizionale di qualche tipo, magari questa volta una patrimoniale. Infatti, proprio per questi motivi, la Borsa ieri non ha certo brindato alla manovra, anzi ha accumulato nuove perdite sostanziose. E anche l’Europa chiede di più, come dimostrano i risultati del vertice Merkel-Sarkozy di ieri.
In Italia sarebbe stato molto meglio agire di più dal lato della spesa. Gli effetti recessivi di tagli di spesa sono inferiori a quelli di aumenti di imposte. In momenti in cui i mercati sono molto preoccupati, l’effetto fiducia di un taglio della spesa pubblica che indichi una riduzione permanente del bisogno dello Stato di riscuotere più tasse stimola la domanda privata per consumi e investimenti. Quest’ultima sostituirebbe la riduzione di quella pubblica evitando o per lo meno riducendo i rischi di una recessione. Riforme strutturali pro crescita avrebbero fatto il resto. Il problema della crescita è ancora più urgente oggi perché sembra che la locomotiva tedesca abbia rallentato, quindi ancor di più è necessaria domanda interna per sostenere il nostro Pil.
Io penso che tutte queste cose le sappiano benissimo al ministero dell’Economia. Perché allora si sta seguendo la strada di aumentare l’Irpef? Il motivo è semplice. Riduzioni di spesa strutturale richiedono tempi tecnici di attuazione e di «riscontro» nelle entrate piuttosto lunghi. Ad esempio aumentare l’età pensionabile o ridurre il numero di impiegati pubblici gradualmente sono manovre che fanno risparmiare allo Stato progressivamente ma lentamente nello spazio diciamo di un quinquennio. Non solo, ma richiedono il coraggio politico di farle accettare ai gruppi che ne risentono e sono ben rappresentati dalle loro lobby e sono più facili da far «passare» se fanno parte di un pacchetto di riforme ben congegnato e preparato con calma e cura che combini rigore, crescita ed equità. Invece si è atteso fino al momento della crisi, che, tra l’altro, non era affatto inattesa, per fare qualcosa. E allora quando non c’è più tempo e si ragiona in termini di giorni e non di anni l’unica cosa che si può fare è scrivere una legge di due righe che aumenta le aliquote sui redditi. Il fatto che ciò vada nella direzione opposta a quello di far aumentare la crescita è qualcosa che si cerca di far dimenticare agli italiani.
Politicamente forse non c’erano alternative tra la Scilla di un aumento dell’imposta sui redditi o la Cariddi di una patrimoniale. Ma è colpa del comandante della nave Italia se ci troviamo in queste acque.