Mauro Favale, la Repubblica 17/8/2011, 17 agosto 2011
TRENTASEI PALAZZI PER IL POTERE, COSI’ DILAGANO CAMERA E SENATO
In via della Maddalena, a Roma, a due passi da Montecitorio c´è Palazzo Lavaggi Guglielmi. Contratto di affitto stipulato dalla Camera dei Deputati nel 1991, ospita uffici amministrativi. Poco più in là, nel Palazzo della Missione (proprietà del demanio, nessun contratto di locazione) «altri uffici», come recita, senza ulteriori specificazioni, il sito web di Montecitorio. A meno di 400 metri, c´è il complesso di Palazzo Marini, in affitto dal 1997. Tra anonime stanze e lunghi corridoi, è la sede degli uffici dei deputati. Quelli dei colleghi senatori, invece, sono dislocati tra l´ex Albergo Bologna, via di Santa Chiara, in affitto dal 1997, il palazzo ex Beni spagnoli, piazza San Luigi ai Francesi, e Palazzo Cenci, via di Sant´Eustachio.
Un incrocio di strade strette, splendide piazze, prestigiosi scorci nel centro di Roma, tutti di proprietà o in uso al Parlamento. Una lenta e costante occupazione che, negli ultimi 15 anni, ha aumentato gli spazi dedicati alla politica fino alla cifra impressionante di 270mila metri quadri. «Oltre 4 volte la superficie del Louvre», spiegano i Radicali che sulla trasparenza e i costi della politica insistono da anni. Negli ultimi tempi hanno aggiornato il loro già corposo dossier dedicato al centro storico della capitale «soffocato» dai palazzi della politica. Il risultato è che il numero degli edifici in diretta disponibilità di Camera e Senato o in affitto da anni è arrivato a 36: 22 per i deputati e 14 per i senatori. Palazzi che rappresentano un costo tra gestione, locazione, manutenzione ordinaria e straordinaria che, nel complesso supera di poco i 150 milioni di euro l´anno. Un costo che la manovra (tra tagli alle indennità, contributo di solidarietà raddoppiato, promesse di riduzioni varie) non scalfisce minimamente. Un budget enorme, suddiviso così tra Camera e Senato: la prima, per i canoni di affitto di 12 palazzi spende quasi 38 milioni di euro, 18 milioni per la manutenzione ordinaria, 9,6 per servizi di pulizia e igiene, 5 milioni per la sicurezza e una quarantina tra impianti antincendio, elettrici, idraulici e di telecomunicazioni. Palazzo Madama, invece, tra locazioni, utenze, servizi vari, forniture e manutenzione nel 2010 è arrivata a 40 milioni di euro.
Cifre dietro le quali non mancano gli sprechi. Vicende emblematiche, come quella dell´ex Albergo Bologna: il Senato lo affitta nel 1997 dall´immobiliarista Sergio Scarpellini (proprietario anche del complesso di Palazzo Marini) per quasi 2 milioni di euro. Nel 2001 prova ad acquistarlo facendo valere una clausola contrattuale. Un collegio arbitrale fissa il prezzo sui 23 milioni di euro. Scarpellini contesta, nasce un contenzioso che si conclude con un nulla di fatto. Si va avanti con l´affitto che scadrà nel 2013. E il paradosso sarà che, fino ad allora, solo per la locazione, il Senato avrà speso 32 milioni di euro, 9 in più del prezzo fissato per l´acquisto.
A Montecitorio, dal prossimo anno, Gianfranco Fini vorrebbe provare a stracciare i contratti d´affitto di 4 palazzi, a dimostrazione che non tutti gli spazi sono strettamente necessari: risparmio previsto 29 milioni di euro. Qualche taglio in più, qualche metro quadro in meno. Secondo i Radicali, negli ultimi 15 anni, i possedimenti del Parlamento nel centro di Roma sono aumentati del 600%, andando ad ingrossare le tasche di un gruppetto immobiliaristi romani. Un caso unico in Europa. Perché altrove funziona diversamente. A Parigi, a fianco a Palais Bourbon, sede dell´Assemblée Nationale, ci sono due altri edifici, uno con i servizi amministrativi e un altro con gli uffici dei deputati. A Berlino, il Bundestag ha una quadratura totale di 11mila metri quadri e, nelle vicinanze, sulle rive della Sprea, sorgono tre edifici per gli uffici dei circa 660 deputati. Per non dire di Londra, dove, al di fuori di Westmister c´è ben poco. Tutto il contrario del centro di Roma, trasformato da anni in una enorme depandance del Parlamento.