Andrea Tarquini, la Repubblica 17/8/2011, 17 agosto 2011
SI FERMA ANCHE LA LOCOMOTIVA TEDESCA
La volontà politica di "Angie" e "Sarkò" può non bastare, se sul Vecchio continente comincia a soffiare vento di stagnazione: la locomotiva tedesca si è quasi fermata, dicono le statistiche federali rese note ieri, mentre il vertice era in corso e pochi giorni dopo le notizie sulla totale fermata del prodotto interno lordo (Pil) francese. Crescita al minimo, quasi stop, sia per tutta l´eurozona sia per l´intera Unione europea a 27. Le notizie hanno pesato gravemente sui mercati, nel giorno del summit: tutte le grandi Borse europee, tranne Londra, hanno chiuso in deciso ribasso, mitigato appena dalle notizie sul mercato del lavoro Usa, meno brutte di quanto non ci si aspettasse, e dai giudizi positivi dell´agenzia di rating Fitch sulla prima potenza mondiale (confermata la "tripla A" sul debito). La doccia fredda di paura della fine della crescita ha indebolito anche l´euro, che ieri è sceso a 1,4379 sul dollaro perdendo lo 0,49 per cento. La Banca centrale europea è intervenuta: ha continuato con acquisti in massa (per 22 miliardi) di titoli sovrani dell´eurozona. Sostenendo soprattutto i paesi ad alto debito come Italia o Spagna: lo spread, il differenziale sul livello di rischio, tra Btp e Bund tedeschi è infatti sceso sotto i 270 punti.
La frenata del Pil tedesco è una pessima sorpresa, dicono a Berlino: l´economia della prima potenza europea, nel secondo trimestre dell´anno, è cresciuta di appena lo 0,1 per cento. È il dato peggiore dall´inizio del 2009, cioè dall´apice della precedente crisi finanziaria internazionale. La Germania, che l´anno scorso era tornata a una robusta crescita (più 3,6 per cento) trascinando il resto d´Europa, se rallenta contagia tutti. Pessimi infatti anche i dati per altri paesi dell´Unione: la crescita del Pil spagnolo è di appena lo 0,2 per cento. È lo stesso tasso di crescita media del Pil del paesi dell´eurozona e dell´intera Unione a 27 per la quale non basta il miglioramento delle vitali economie della "nuova Europa", a cominciare da quella polacca.
Né basta alla Germania il boom dell´export verso Asia e Brasile se nel resto dell´Europa crolla l´import di made in Germany. Le Borse hanno reagito subito: Milano ha perso ben lo 0,87 per cento, Francoforte lo 0,45, l´indice generale europeo Eurostoxx è sceso dello 0,15 per cento. Guadagna a sorpresa ma pochissimo solo Londra, dove l´indice Ftse 100 sale di un minuscolo 0,13 per cento. «Ormai per il Pil dell´eurozona nel 2011 non c´è da aspettarsi molto di meglio di una stagnazione», ha commentato ieri sera Joerg Luschow, economista della Westdeutsche Landesbank.
Nello stesso secondo trimestre non va meglio in quasi tutte le altre potenze industriali del mondo libero: l´economia Usa cresce di appena lo 0,3 per cento, quella giapponese lamenta addirittura uno 0,3 per cento negativo.