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 2011  agosto 14 Domenica calendario

PALERMO, L’ULTIMO BLITZ: 46 MILIONI REGALATI ALL’AMICO CAMMARATA

Una scialuppa lanciata dalla nave già in fiamme. Un regalo da 46 milioni di euro che il governo ha fatto al Comune di Palermo per disinnescare la bomba della Gesip, uno dei pianeti della galassia dei precari che gira intorno all’amministrazione della città. Se Roma da un canto chiama gli italiani a immolarsi sull’altare dei sacrifici, dall’altro non lesina al sindaco pdl Diego Cammarata un salvagente per galleggiare sino a fine mandato in acque rese tempestose da inchieste giudiziarie, paralisi amministrativa, casse al lumicino tanto da bloccare pure l’acquisto della carta negli uffici.

Una somma, non a caso, calcolata per placare le ire dei duemila lavoratori giusto per otto mesi, fino alla primavera prossima, tempo di elezioni. E pazienza se la società Gesip è di incerte attribuzioni e di ancora più vaghi risultati. Pazienza se è un pozzo senza fondo che inghiotte denaro, con un rosso da 15 milioni.

Il regalo per Palermo è semiclandestino, messo al riparo dalle forche caudine del passaggio parlamentare, nascosto in un’ordinanza di protezione civile «per ragioni di igiene pubblica» firmata dal ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e dal premier Berlusconi. Il pozzo da cui attingere? I Fas, i fondi stanziati dal governo per le aree sottoutilizzate: leggi infrastrutture, grandi progetti, investimenti per lo sviluppo. Il viatico per ottenerli? Un accordo con la Lega, mediato dal ministro dell’Agricoltura Saverio Romano: da un lato il via libera alla deroga alle quote latte che stava al cuore al Carroccio, dall’altro la scialuppa lanciata a Cammarata. Ma ha fatto da pontiere con Tremonti anche Angelino Alfano, il numero uno della lobby dei siciliani a Roma.

D’altronde il primo cittadino non ha esitato a ringraziare gli amici, dai «nazionali» Berlusconi, Letta e Fitto ai «nazional-locali» Schifani e Romano. Tanto entusiasta, Cammarata, da mostrare in conferenza stampa gli sms scambiati con Fitto all’approvazione della sospirata ordinanza: «Habemus Papam», gli scrive il sindaco. «’Na faticaccia...», gli risponde il ministro.

Il provvedimento è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. Ma il «sì» è arrivato il 30 luglio scorso, dopo mesi che hanno visto la città in ginocchio: operai Gesip in corteo un giorno sì e un giorno no, consiglieri sequestrati in aula, municipio preso d’assalto, perfino lancio di tegole per strada e minacce di darsi fuoco da parte dei più esagitati. E servizi in ginocchio: centinaia di bare in attesa al cimitero dei Rotoli, canile municipale affidato alle mani pietose dei volontari, scuole e uffici luridi. Il Comune si è svenato per mettere toppe, raschiando il fondo del barile, chiedendo un prestito alla Regione, infine lanciando l’sos a Roma. Che è stato raccolto in extremis. L’ultimo regalo degli 850 milioni elargiti a Palermo negli ultimi nove anni come finanziamento straordinario, utilizzati per pagare stipendi o inghiottiti dal buco nero dell’azienda rifiuti. «Di questi tempi non è una cifra da poco», ha commentato grato Cammarata. No, niente affatto.