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 2011  agosto 14 Domenica calendario

I TEORICI DEL «MA ORA VEDIAMO»


Sì, va bene, però adesso vediamo. Una grande manovra, grandi tagli ai costi della politica, grandi novità, un grande coraggio sì però... adesso vediamo.

TREDICESIME Con severità brunettiana si era deciso (pareva si fosse deciso) di sottrarre le tredicesime ai dipendenti pubblici di enti che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa. Non era chiaro perché le manchevolezze di bilancio avessero da ricadere su centralinisti o uscieri e infatti no, la tredicesima la riceveranno tutti, anche i lavoratori di enti viziosi. Semmai, la riceveranno in ritardo. «Non è un taglio, è uno slittamento dell’erogazione», ha detto Giulio Tremonti. Pagheranno le tredicesime a maggio? La consistenza del risparmio è sempre più oscura.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ I lavoratori dipendenti pagheranno il cinque per cento sul reddito eccedente i 90 mila euro e il dieci per cento sul reddito eccedente i 150 mila euro. I lavoratori autonomi oltre i 55 mila euro avranno un’addizionale Irpef. Ok? Sì, però adesso vediamo: i lavoratori autonomi sono come tutti gli altri e per cui pagheranno il contributo di solidarietà alle stesse soglie dei lavoratori dipendenti: oltre i 90 mila euro. Peccato che in Italia i lavoratori autonomi che dichiarano oltre 90 mila euro non sono ancora stati inventati, a parte (dichiarazione media) i notai, i farmacisti e i dirigenti d’azienda (i gioiellieri, per dire una categoria, dichiarano 14 mila euro).

PROVINCE Finalmente l’abolizione. O perlomeno la famosa sforbiciata. Dunque: saranno cancellate le province con meno di 300 mila abitanti. Si fan due conti, e le province morenti sono trentotto. Giusto? Sì, però adesso vediamo. Intanto per essere abolite, le province devono avere meno di 300 mila abitanti o un territorio inferiore ai 3 mila km quadrati. Per esempio, Sondrio è salva (è di 3 mila 200 km quadrati, e qualche sfrontato ricorda che è la provincia di Tremonti). Quindi le province segate sono già ventinove. Ok? Sì, però adesso vediamo. E se le province di Imperia e di Savona si accorpano? E se si accorpano quelle di Caltanissetta e di Enna? Quelle di Ascoli e di Fermo? Bè, non saranno più ventinove ma venti o quindici o dieci. Già quelli della Spezia e quelli di Massa-Carrara pensano di mettersi assieme (anche se sono di due regioni diverse? Boh, adesso vediamo) e fare la provincia dell’Apuania. Il genio è Clemente Mastella: «Faremo il Molisannio», cioè il Molise più il Sannio.

ENTI LOCALI A proposito di Sondrio, a pensar male di Tremonti si fa peccato e forse si sbaglia pure. Infatti, fra i comuni che non avranno più giunta né consiglio comunale, c’è Lorenzago, il paese nel quale il ministro dell’Economia trascorre le vacanze. Il sindaco, che si chiama Mario Tremonti e del ministro è cugino alla lontana, non ci sta, non capisce il criterio e ipotizza alleanze internazionali: «Ci fonderemo col Vaticano». Non è l’unico: da Capraia si manifesta l’intenzione di aderire alla Corsica.

TFR Ecco un’altra misura di spietata lucidità. Tutti i dipendenti pubblici da ora in poi riceveranno il Tfr (trattamento di fine rapporto) ventiquattro mesi dopo essere andati in pensione. E’ chiaro? Sì, però adesso vediamo. Non proprio tutti tutti, soltanto nei casi di «cessazione anticipata del rapporto di lavoro rispetto alla pensione di vecchiaia», ha detto Maurizio Sacconi. Quindi chi va in pensione di anzianità aspetta, chi va in pensione di vecchiaia incassa.

ENTI PUBBLICI Ah, non si guarda in faccia a nessuno. Verranno cancellati dalla faccia della Terra tutti gli enti sotto i settanta dipendenti. Ma tutti, proprio tutti, vero? Sì, però adesso vediamo. Gli ordini sono esclusi. Sono esclusi anche gli enti economici. Sono escluse anche le organizzazioni per la Giornata della memoria, del Giorno del ricordo, le Autorità portuali, gli enti parco... Che cosa resta? Non molto, l’Accademia della Crusca per esempio. E faranno fuori l’Accademia della Crusca? Sì, però adesso vediamo.

SPESA ASSISTENZIALE E qui il Governo si è impegnato a risparmiare tantissimo. Bisognerà rivedere le pensioni di reversibilità, gli assegni familiari, le pensioni sociali, quelle d’invalidità, le integrazioni delle pensioni al minimo, gli assegni di accompagnamento e così via. Per un totale di 20 miliardi di euro. Un’enormità. Ma ormai è deciso, giusto? Sì, però adesso vediamo perché non si è stabilito precisamente dove intervenire, su che categorie e per quali cifre. Insomma, sarà una battaglia di quelle scintillanti.

PARLAMENTO Fatti tutti questi distinguo, il resto della manovra è salvo e in Parlamento passerà liscio. Questo è incontrovertibile, no? Sì, però adesso vediamo, perché per il presidente del Senato, Renato Schifani «la manovra non è blindata». Per definizione.