Alberto Arbasino, Corriere della Sera 14/8/2011, 14 agosto 2011
FILOSOFIA DEL PAPILLON AL QUIRINALE DI PERTINI
C irca ogni austerity, ora torna in mente Sandro Pertini. Andavamo dallo stesso sarto Padovini, in via Campo Marzio, dietro il parcheggio della Camera. (Non dall’altra parte, oggi discussissima, ove si trovava la prima redazione del «Mondo»: completa di Alfredo Mezio e Giulia Massari e Nina Ruffini nel primo salone. Con Mino Maccari che schizzava e regalava le vignette. E Pannunzio con la segretaria in una stanza successiva).
Nel salottino delle prove, oltre a una riproduzione di Monet, c’erano una foto di Pertini, una di Tino Buazzelli, e una mia. Chissà perché, mancavano i ritratti degli ambasciatori e degli attori altrettanto buoni clienti.
Il sarto Padovini ripeteva al presidente Pertini: «Senza disturbare, vorrei venire al Quirinale con la mia Cinquecento, non l’ho mai visto e ci terrei a raccontarlo a mia moglie». Ma il presidente: «Padovini, non ti devi disturbare, vengo io in sartoria tranquillamente a provare gli abiti».
Questo significava subbuglio. Sopralluoghi della security. Eccitazione fra i lavoranti. Agitazione in tutto il quartiere. E infine il «semplicissimo» arrivo del Presidente.
Poi, con me, forse a causa di quelle foto, Pertini (con la fissazione dell’uomo chic) discorreva quasi soltanto delle asole e dei revers di Padovini. E mi controllava i dettagli, paragonandoli ai suoi.
Una sera, al Quirinale, mentre conversavo in un gruppo, mi sento le dita presidenziali nel colletto, a un tratto. «Voglio verificare se ti permetti di venire qui con un papillon già confezionato». «Mai me lo permetterei, presso una persona elegantissima come Lei, presidente». E allora capii la cosiddetta antifona. Rivolgendosi ad alcune eccellenze, il presidente: «Vedete? È semplicissimo! Come allacciarsi le scarpe! Anche senza uno specchio e al buio! Senza ricorrere alla roba già confezionata, come fanno in molti! Da sé! Capito?».
Capirono.
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Era durante il settennato di Pertini, mi par di ricordare, che il cerimoniale quirinalizio inflessibile faceva togliere ogni distintivo di onorificenze dalle giacche da smoking. Inutili proteste: «Se non la metto qui, dove la porto?».
In seguito, in quei saloni, apparvero i caratteristici cappellini da concerto di un gruppo rock. All’interno, e senza musiche, per la festa della Repubblica. E poi ci si interrogava sulle reciprocità. Quale presidente americano o francese o premier inglese o tedesco riceverebbe ogni regista italiano che lavora nei suoi paraggi?