Massimo Sideri, Corriere della sera 14/8/2011, 14 agosto 2011
SE PIAZZA AFFARI VALE MENO DI ALGORITMI E IPOD
Per molti versi rischia di essere come il noto pollo della poesia sulla statistica di Trilussa: numeri poco confrontabili. Ma comunque fa una certa impressione che tutta Piazza Affari valga meno di iPod, iPad, iPhone e degli algoritmi di Google. Eppure: la capitalizzazione della Borsa milanese è 370 miliardi di euro. Quella del colosso di Mountain View sommata a quella della Apple, sempre in euro, è 373. D’altra parte l’azienda di Steve Jobs ha appena superato la Exxon diventando la società di maggior valore al mondo. Vuole dire che per Wall Street valgono più gli iPhone che i barili di petrolio che fanno girare l’industria mondiale e le persone. Per molti versi è la dimostrazione che lo switch tra economia tradizionale e quella digitale sta avvenendo. Chissà cosa ci si attende dalla Apple visto che per non deludere le attese degli azionisti l’azienda deve stupire tutti con un nuovo rivoluzionario prodotto ogni tre anni. Ma, tornando a Milano, sarebbe fin troppo facile nascondersi dietro la grave crisi dei listini e l’attacco speculativo che abbiamo subito a causa delle nostre debolezze strutturali. Il Ftse-Mib, il principale indice, è a 15.888 punti. Prima della crisi del 2007-2008 aveva superato i 40 mila (+55% in termini di capitalizzazione). Per molti osservatori quei livelli non torneranno. Certo, se società come Prada non decidessero di scappare a Hong Kong e se il Tesoro dovesse rompere gli indugi sulla quotazione di alcuni gioielli di famiglia, come le Poste, le cose andrebbero meglio.