Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 14/8/2011, 14 agosto 2011
IL FATTO DI IERI - 14 AGOSTO 1956
Il Dorotheenstädtischer Friedhof di Berlino Mitte è uno strano cimitero. Un luogo di austera sacralità in cui, abbandonarsi, senza spleen, a reminiscenze colte, visto il numero di defunti eccellenti, riuniti, in una raffinata oasi sepolcrale, nei loro semplici ed eleganti cippi funerari. Un gotha di morti che va da Heinrich Mann a Fichte, a Hegel, a Marcuse. E a Brecht, che al 126 della Chausseestrasse , proprio accanto al piccolo camposanto, aveva fissato la sua ultima dimora, e che pochi giorni prima della sua morte per infarto, il 14 agosto 1956, aveva scritto al suo editore Suhrkamp, “… ho tre stanze al primo piano e dalla mia finestra osservo questo affascinante cimitero degli ugonotti, dove sono sepolti Hegel e Fichte…”. Per l’ultimo sonno, Brecht deciderà di essere interrato in una semplice tomba in granito, di fronte a quella di Hegel, circondato, come in un’inedita e impropria foto di gruppo, dalle donne della sua vita, la moglie Helen Weigel, Ruth Berlau e Elisabeth Hauptmann. Sulla lapide scarna, solo le sue iniziali. Per volontà del Maestro che amava quel luogo discreto e in cui anche oggi, il vagabondare solo per il gusto della memoria colta, non rischia di confondersi con la profanazione.