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 2011  agosto 14 Domenica calendario

LEGAMI PERICOLOSI ISLAM-POLITICA

Sono appena tornato da un viaggio nei Paesi arabi, e posso affermare che in quelle capitali regna oggi un’atmosfera inquietante; sembra che le rivoluzioni stiano arenandosi. La parola araba thawra significa sia "rivoluzione" che "rivolta"; ma ciò che è accaduto è stato certo più di una rivolta, perché regimi come la Tunisia e l’Egitto sono stati deposti dalla piazza. Nel caso tunisino ho potuto osservare come la situazione sia cambiata nell’arco di un mese, e come l’incertezza connoti le situazioni politiche che si sono create. Ciò che scrissi su queste pagine qualche mese fa - vale a dire che probabilmente il mondo arabo sta transitando verso una forma di islamonazionalismo - trova oggi conferma sia in Egitto che in Tunisia: da un lato i partiti e i movimenti religiosi stanno cercando di darsi un volto istituzionale attraverso elezioni che si svolgeranno nei prossimi mesi, dall’altro i movimenti laici si trovano a dover difendersi di fronte all’avanzata di questi gruppi. Certo, nel caso tunisino ci sono oltre 90 partiti politici in lizza - nazionalisti, repubblicani, comunisti, religiosi - ma questa adesione alla democrazia prefigura in realtà una cruenta battaglia che si svolgerà sul terreno e nelle istituzioni; perché nel mondo arabo la questione dei rapporti fra religione e politica non è ancora risolta, al contrario il fenomeno religioso vuole fare, attraverso la dinamica istituzionale, il suo ingresso nell’arena politica. Ciò sta provocando ovviamente fratture all’interno dei movimenti religiosi islamici.

E il clima che regna attualmente è dei più preoccupanti. Di recente ad esempio, in Tunisia, un grande islamologo, l’ottantenne Mohamed Talbi (cui fu attribuito tra l’altro il premio Agnelli in Italia) è oggetto di diffamazione, e di pubbliche incitazioni alla sua eliminazione fisica. Questi fenomeni tenderanno purtroppo a moltiplicarsi nei prossimi mesi, essenzialmente per due motivi essenziali: in primo luogo, i gruppi laici non sono abbastanza strutturati; in secondo luogo, l’attuale situazione avrebbe bisogno di un sostegno da parte dell’Europa. Perché si realizzi una transizione democratica devono poter emergere tutte le forze politiche che sono autenticamente democratiche e che hanno come punti di forza la libertà di pensiero e i diritti dell’uomo.

Nel caso egiziano la situazione è ancor più complessa: perché, a differenza dei Paesi del Maghreb, il Medio Oriente si distingue per la presenza delle minoranze, cristiane e non solo. Porre la shari’a come fonte esclusiva della norma nella Costituzione egiziana significa impedire alla democrazia di essere tale: perché la democrazia nasce per dare visibilità ai rapporti di forza che si instaurano fra maggioranza e minoranza. Il pericolo è dunque che una rivoluzione possa veicolarne un’altra, ma di tipo conservatore. Del resto, sin dagli anni Trenta il movimento della Fratellanza Musulmana aveva affermato di voler conquistare il potere: o attraverso la rivoluzione, o attraverso la democrazia. E la storia degli ultimi mesi ha offerto loro questo duplice canale: prima la rivoluzione, poi il passaggio alla democrazia, democrazia che di mese in mese si ridurrà sempre più. Vent’anni fa alcuni fondamentalisti affermarono che non si doveva modernizzare l’islam ma islamizzare la modernità. Oggi altri stanno affermando che non bisogna democratizzare l’islam ma islamizzare la democrazia; ma si tratta di un controsenso, perché il nucleo della democrazia risiede nel non ammettere particolarizzazioni.

Le rivoluzioni arabe ci stanno insegnando che la democrazia certo va conquistata, ma richiede l’autonomia tra politica e religione. Nel mondo islamico molti la pensano così: ma purtroppo o sono isolati, o dimenticati o poco sostenuti. Recentemente a Tunisi Emma Bonino, vicepresidente del Senato, insieme a Marco Pannella ha evidenziato questo tema essenziale; ma bisognerebbe che tutta l’Europa comprendesse quale sia la posta in gioco. Perché anche a Tunisi, che dista appena un’ora di volo da Roma, si sta giocando oggi parte del destino del mondo.