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 2011  agosto 15 Lunedì calendario

L’IRRIDUCIBILE DOTTOR BORANGA VUOLE RIUSCIRE A PARARE L’ETA’

All’età di prostata selvaggia, il dottor Boranga torna fra i pali. L’avevamo lasciato negli anni Settanta, i migliori anni della no­stra vita, a guardia di varie squa­dre più o meno importanti, dal suo Perugia alla Fiorentina, sem­pre con quel personalissimo sti­le naif e quella sua originale filo­sofia di vita, equamente divisa tra sport e medicina. Rieccolo qui,ancora impegnato nell’eter­na sfida contro i centravanti, ma soprattutto contro l’inesorabili­tà del tempo che va. In questi giorni si sta allenando per il cla­moroso ritorno, che sarà pure nel Papiano della seconda cate­goria umbra, ma avviene comun­que alla soglia dei 69 anni, quan­do dire panchina non è più un in­vito a sedersi tra i rincalzi, ma ai giardinetti.
Chi glielo fa fare?Nessuno me­gl­io di lui può spiegarselo nell’in­timità delle proprie riflessioni più sincere. Ufficialmente, ai tan­ti microfoni che gli sono tornati sotto al naso, il bisnonno dei nu­meri uno la spiega così: «Con le mie analisi mediche ho scoperto di avere un’età biologica di cin­quant’anni: quando partecipo a qualche gara di atletica, mi ac­corgo di avere vent’anni in me­no ». Sì, c’è anche l’atletica nel­l’epopea interminabile di que­sto perenne: detiene persino il record mondiale di salto in lun­go «over 60», stabilito con 5,40 nel 2008. E già che siamo in bio­grafia, non vanno dimenticati neppure l’esperienza da allena­tore, quando portò il Foligno in C2, nonché il memorabile primo ritorno in campo: anno ’92, al­l’epoca era medico sociale del Bastardo (una località, non un club di carogne), all’improvviso tutti i portieri della rosa s’infortu­narono, e allora cosa doveva fare lui, i portieri sono come i preti, anche senza divisa restano tali tutta la vita, via, che sarà mai, vor­rà dire che domenica gioco io...
Chi può dirlo: forse, senza quel primo ritorno, il medico Bo­ranga sarebbe riuscito a tenere dentro la belva del por­tiere Boranga. Ma il de­stino tende le sue trappole quando e co­me vuole, senza am­mettere ma e se. Da quella volta, a cin­quant’anni, Boran­ga capì che la sua piccola leggenda non era finita: anzi, poteva of­frire un nuovo
inizio. Qualche anno fa un nuovo ritorno, anco­ra in seconda categoria, nell’Am­meto. Ma fino ad allora i suoi im­pegni ospedalieri avevano sem­pre un po’ intralciato la carriera tardona. «Ora- spiega- sono pas­sato alla libera professione e mi posso gestire meglio. Così, quan­do il presidente del Papiano mi ha proposto di rientrare, non ci ho pensato due volte. Ho già co­minciato ad allenarmi da solo, quando si radunano gli altri vo­glio farmi trovare pronto…».
Anche il gergo non è cambiato: il tem­po s’è ferma­to, a 69 anni il veterano Bo­ranga parla co­me agli esordi, come tutti i calcia­t­ori di tutte le epo­che e di tutte le se­rie. Con espressio­ne seria, non esita a dichiarare che «co­munque mi metto a disposizione del mi­ster, ogni partita fa sto­ria a sé, sono ansioso di vedere come andrò all’esordio, il calcio italiano è complicato anche in se­conda categoria, le risorse sono limitate, ma le aspettative sono sempre alte…».
Di fronte a casi come questo, non si sa mai se dire bravo o dire basta. «Bravo» perché fare e pen­sare in questo modo, mentre al­meno la metà dei coetanei tira se­ra in bocciofila, conserva co­munque qualcosa di romantico, come un segreto elisir persona­le, come una lotta indomita con­tro l’ineluttabile. «Basta» per­ché comunque ogni età ha i suoi tempi e i suoi modi, c’è una sta­gione per tutto, e francamente 70 anni sembrano un traguardo ragionevole per rassegnarsi a guardare lo sport dal divano di casa, evitando il rischio di sciu­pare tutto, riciclandosi volonta­riamente in fenomeno da barac­cone.
Boranga non sembra sfiorato da troppe macerazioni. «An­ch’io a volte mi chiedo: perché? Mi rispondo che la passione è du­ra a morire. Non riesco a stare fer­mo. E poi, alla mia età, è impor­tante avere motivazioni, fare pro­getti, pensare al futuro. Oltre al fi­sico, bisogna tenere allenato il cervello».
Tanti auguri, seppiata figurina dei nostri anni migliori. È vero, a una certa età diventa importante «avere motivazioni, fare proget­ti, pensare al futuro». Ma faccia attenzione. C’è una cosa ancora più importante: risparmiarsi i sorrisi e la compassione degli al­tri. Un portiere lo sa, la mossa peggiore è l’uscita a vuoto.