Cristiano Gatti, il Giornale 15/8/2011, 15 agosto 2011
L’IRRIDUCIBILE DOTTOR BORANGA VUOLE RIUSCIRE A PARARE L’ETA’
All’età di prostata selvaggia, il dottor Boranga torna fra i pali. L’avevamo lasciato negli anni Settanta, i migliori anni della nostra vita, a guardia di varie squadre più o meno importanti, dal suo Perugia alla Fiorentina, sempre con quel personalissimo stile naif e quella sua originale filosofia di vita, equamente divisa tra sport e medicina. Rieccolo qui,ancora impegnato nell’eterna sfida contro i centravanti, ma soprattutto contro l’inesorabilità del tempo che va. In questi giorni si sta allenando per il clamoroso ritorno, che sarà pure nel Papiano della seconda categoria umbra, ma avviene comunque alla soglia dei 69 anni, quando dire panchina non è più un invito a sedersi tra i rincalzi, ma ai giardinetti.
Chi glielo fa fare?Nessuno meglio di lui può spiegarselo nell’intimità delle proprie riflessioni più sincere. Ufficialmente, ai tanti microfoni che gli sono tornati sotto al naso, il bisnonno dei numeri uno la spiega così: «Con le mie analisi mediche ho scoperto di avere un’età biologica di cinquant’anni: quando partecipo a qualche gara di atletica, mi accorgo di avere vent’anni in meno ». Sì, c’è anche l’atletica nell’epopea interminabile di questo perenne: detiene persino il record mondiale di salto in lungo «over 60», stabilito con 5,40 nel 2008. E già che siamo in biografia, non vanno dimenticati neppure l’esperienza da allenatore, quando portò il Foligno in C2, nonché il memorabile primo ritorno in campo: anno ’92, all’epoca era medico sociale del Bastardo (una località, non un club di carogne), all’improvviso tutti i portieri della rosa s’infortunarono, e allora cosa doveva fare lui, i portieri sono come i preti, anche senza divisa restano tali tutta la vita, via, che sarà mai, vorrà dire che domenica gioco io...
Chi può dirlo: forse, senza quel primo ritorno, il medico Boranga sarebbe riuscito a tenere dentro la belva del portiere Boranga. Ma il destino tende le sue trappole quando e come vuole, senza ammettere ma e se. Da quella volta, a cinquant’anni, Boranga capì che la sua piccola leggenda non era finita: anzi, poteva offrire un nuovo
inizio. Qualche anno fa un nuovo ritorno, ancora in seconda categoria, nell’Ammeto. Ma fino ad allora i suoi impegni ospedalieri avevano sempre un po’ intralciato la carriera tardona. «Ora- spiega- sono passato alla libera professione e mi posso gestire meglio. Così, quando il presidente del Papiano mi ha proposto di rientrare, non ci ho pensato due volte. Ho già cominciato ad allenarmi da solo, quando si radunano gli altri voglio farmi trovare pronto…».
Anche il gergo non è cambiato: il tempo s’è fermato, a 69 anni il veterano Boranga parla come agli esordi, come tutti i calciatori di tutte le epoche e di tutte le serie. Con espressione seria, non esita a dichiarare che «comunque mi metto a disposizione del mister, ogni partita fa storia a sé, sono ansioso di vedere come andrò all’esordio, il calcio italiano è complicato anche in seconda categoria, le risorse sono limitate, ma le aspettative sono sempre alte…».
Di fronte a casi come questo, non si sa mai se dire bravo o dire basta. «Bravo» perché fare e pensare in questo modo, mentre almeno la metà dei coetanei tira sera in bocciofila, conserva comunque qualcosa di romantico, come un segreto elisir personale, come una lotta indomita contro l’ineluttabile. «Basta» perché comunque ogni età ha i suoi tempi e i suoi modi, c’è una stagione per tutto, e francamente 70 anni sembrano un traguardo ragionevole per rassegnarsi a guardare lo sport dal divano di casa, evitando il rischio di sciupare tutto, riciclandosi volontariamente in fenomeno da baraccone.
Boranga non sembra sfiorato da troppe macerazioni. «Anch’io a volte mi chiedo: perché? Mi rispondo che la passione è dura a morire. Non riesco a stare fermo. E poi, alla mia età, è importante avere motivazioni, fare progetti, pensare al futuro. Oltre al fisico, bisogna tenere allenato il cervello».
Tanti auguri, seppiata figurina dei nostri anni migliori. È vero, a una certa età diventa importante «avere motivazioni, fare progetti, pensare al futuro». Ma faccia attenzione. C’è una cosa ancora più importante: risparmiarsi i sorrisi e la compassione degli altri. Un portiere lo sa, la mossa peggiore è l’uscita a vuoto.