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 2011  agosto 15 Lunedì calendario

ITALIANI IMBATTIBILI A LETTO. MA SOLTANTO CON LE PAROLE

Di sicuro ce l’ha più lungo di Emanuele Filiberto, che per este­so fa Emanuele Umberto Reza Ci­ro René Maria Filiberto di Savoia. Settecentoquarantaquattro paro­le per dire la stessa cosa, cioè «lui» come lo chiamava Moravia, il ses­so, l’inconscio,l’istinto.Il pene in­somma, non fatevi sempre dire tut­to. E cinquecentonovantancin­que per dire «lei» i cui monologhi, i monologhi della vagina appunto, hanno conquistato Broadway, i sa­lo­tti radical chic e un giorno sul ca­lendario come Santa Rosalia, il «V-Day » che si celebra in ottantuno paesi con Rocco Siffredi santo pa­trono.
Tanto per cambiare parliamo di sesso. Perchè gli italiani, italians do it better , con il sesso sono imbat­tibili soprattutto a chiacchiere. Pa­rola di Vito Tartamella, scrittore, caporedattore di «Focus» , innamo­rato delle parole e massimo esper­to italiano di parolacce, che si è messo lì a consultare il «Diziona­rio storico del lessico erotico » di Val­ter Boggione e Giovanni Casale­gno, altri due fissati con quella co­sa lì, che tiene conto di tutti, ma proprio tutti, i termini sessuali usa­ti in otto secoli di letteratura italia­na: dalle metafore alle allusioni, dai termini arcaici a quelli moder­ni, dagli eufemismi infantili alle definizioni scientifiche, fino alle espressioni più volgari tipo Italo Bocchino. Tartamella spiega per esempio che mentre gli eschime­si, più freddini di noi, usano più di 300 parole diverse per dire «neve», cioè ciò che hanno negli occhi tut­to il giorno, gli italiani ne usano 3.163 per definire il sesso, cioè la cosa che hanno piantata nel cervel­lo dalla mattina alla sera. Per avere un termine di paragone, si diverte a stupirci Tartamella, i primi canti della Divina Commedia di parole ne hanno 3.463 e neanche una boc­­caccesca, vista anche l’evidente ri­valità tra i due padri della lingua. Esclusi i termini dialettali, infieri­sce, sennò si toccava quota quat­tromila.
A conti fatti, pure il numero è di­ventato maschilista, esistono 984 termini per indicare il sesso ma­schile e 766 per quello femminile. Glutei, omosex, a parte. Niente sul vocabolario ha più parole per defi­nirsi del sesso maschile e secondo la Banca dati dell’italiano parlato è la parolaccia più usata e abusata. Lo descrivono come un ogget­to domestico tipo bastone o manico, un’arma da guerra, clava, mazza, uno strumento musicale, pif­fero, clarinetto. O Walter, come l’ha ribattezzato Lu­ciana Littizzetto, Walter Nudo forse.
Parole parole parole, si diceva. Perchè quando il gioco si fa duro i duri di­ventano molli. L’ultima indagine da spiaggia con­dotta da Doxa Pharma, la stessa degli anni scorsi, spiega che la cosa più ecci­tante che gli italiani san­no fare a letto è cambiare le federe. Tre su dieci sono pieni di ansie da prestazio­ne, il 22% dice di sentirsi in­sicuro di fronte a donne sempre più esigenti, tre mi­lioni funzionano poco o nien­te senza l’aiutino blu. D’estate peggio che mai. Perchè, come spiega il sessuologo Emma­nuele A. Jannini, andrologo edendocrinologoall’Univer­sità dell’Aquila, è vero che al sesso si pensa di più, ma c’è una ghiandola del nostro cer­vello, l’epifisi,che quando au­mentano le ore di sole blocca la spinta sessuale. Aumenta la voglia, ma crolla la presta­zione, l’estasi e il tormento. Giusto per questo il canale americano Tlc si è premurato di informarci giusto ieri di aver appena realizzato un docu­film interamente dedicato a quella che dicono essere «l’amante ideale del ma­schio italiano ». Pippa Mid­dleton. Come volevasi di­mostrare...