Marco Belpoliti, La Stampa 15/8/2011, 15 agosto 2011
BAMBINI E MISTERI DA SCAVARE NELLA SABBIA
I bambini amano scavare buche. D’estate lo fanno più volentieri e più facilmente. Al mare, nella sabbia, ma anche in campagna, appena trovano gli strumenti adatti. Una pala, una vanga, un piccone: un tempo erano oggetti consueti in ogni casa e tutti sapevano come usarli. Perché i bambini amano le buche?
La risposta ce la fornisce un arboricoltore di Brooklyn, William Bryant Logan: perché sono i luoghi archetipici della scoperta. I bambini immaginano che tutto quello che sta sotto i nostri piedi, dentro la Terra, sia misterioso, e vogliono scoprirlo. Amano giocare col suolo del Pianeta, perché per loro andare dentro, scavare nella terra, è scoprire il mondo stesso. D’estate si fanno due tipi di buche, spiega l’arboricoltore: quelle che servono a interrare e quelle che servono a estrarre. Le due attività, di mettere dentro e di tirare fuori, sono simmetriche, opposte, ma sostanzialmente identiche: non c’è l’una senza l’altra. S’interrano semi, radici, tesori, animaletti morti, piccoli oggetti di casa e giocattoli. E si estraggono le medesime cose che si sono sepolte, ma anche patate, sassi, tesori occulti, oggetti sconosciuti. Tutto quello che è stato sepolto appare ai bambini favoloso. Al mare, sul bagnasciuga l’attività di scavare buche è più facile e senza fine, poiché le onde, piccole o grandi che siano, cancellano continuamente i buchi aperti, e quelli già richiusi. Si cercano conchiglie sulla battigia, e animali marini sotto. Sotto la sabbia c’è l’acqua, e questo è per i bambini un elemento affascinante, come mostrano anche le storie della Pimpa, ambientate durante l’estate in riva al mare: il cagnolino a pois rossi scende in profondità attraverso le buche, e scopre il mondo sottomarino.
Logan registra nel suo libro ( La pelle del pianeta , Feltrinelli) dialoghi come questo: «Possiamo andare a giocare ora?». «No». «Non è abbastanza profonda la buca?». «No. Non ancora». Nessuno sa bene quanto debba essere profonda una buca, perché una buca è una buca, indipendentemente dalla profondità raggiunta. Spesso le buche più affascinanti sono profonde pochi centimetri. Non è un caso che, come spiega Bachelard, un tempo fossero sacre. Le buche sono un rifugio, ma anche un’apertura verso l’Altrove. I bambini nascosti dentro la buca, rannicchiati, scoprono la natura materna della Terra, e con la fantasia s’immaginano di essere chissà dove. D’estate è possibile.