Anna Sandri, La Stampa 15/8/2011, 15 agosto 2011
CIPRIANI: «NON LASCERO’ A LONDRA L’ESCLUSIVA DEL MIO NOME»
«Perché, siamo sinceri, se nel mondo dici Cipriani cosa intendi?». Intendi Cipriani, naturalmente; intendi Arrigo, e Harry’s Bar; e sottintendi Carpaccio, il più semplice e delicato dei piatti, che qui è nato nel 1950 in onore del pittore al quale deve il nome e del quale celebrava una mostra; sottintendi Bellini, o scampi del Doge; torta al cioccolato, o in alternativa al limone, che quando le hai assaggiate non ne ritrovi di uguali. Intendi un via vai discreto di grandi nomi, che non possono far tappa a Venezia senza far visita a quella che il suo proprietario chiama con grande realismo «la stanza», perché l’Harry’s Bar non è altro che una stanza, ma così celebre e celebrata da essere diventata, persino, il titolo di un libro. Scritto, non serve dirlo, dallo stesso Cipriani.
Eppure, la difesa di un nome che non dovrebbe creare dubbi è finita in Tribunale, perché di Cipriani ce n’è un altro e rivendica il marchio tutto per sé: il primo round, giocato in Gran Bretagna, è andato a favore del contendente; il secondo lo ha vinto Arrigo che forte della sentenza - valida solo in Italia - adesso si scatena, e rivolta la lama del brevetto contro l’avversario pretendendo che a lui, e non alla propria famiglia, sia impedito di usare il celebre, fortunato, e anche prezioso (in termini economici) cognome. Così ha aperto un nuovo capitolo della battaglia ad Alicante, in Spagna, dove ha sede l’ufficio competente per la registrazione dei marchi in tutti i paesi dell’Unione Europea.
E’ una disfida davanti a San Marco, quella dei due Cipriani. Sul lato del Canal Grande sta Arrigo con il suo Harry’s Bar, ereditato dal padre Giuseppe, moltiplicato da lui e da suo figlio (anche lui Giuseppe) in tutto il mondo. Quattordici ristoranti Cipriani nel mondo: due a Venezia, sette a New York (dove la questione del nome lo ha già visto vincitore), e poi Porto Cervo, Londra, Hong Kong, Abu Dhabi e Istanbul; altri tre arriveranno il prossimo anno ad Ibiza, Mosca e Montecarlo.
Il contendente sta sull’altra sponda, ed è l’hotel Cipriani alla Giudecca: ne aveva quote il padre di Arrigo, e nel 1967 le ha vendute alla famiglia Guinness poi confluita nella società Orient Express. La legge imponeva che il nome Cipriani non potesse essere usato in altri locali dal momento della transazione per cinque anni; ma il «divieto di concorrenza» è scaduto nel 1972, e da allora Arrigo ne ha fatta, di strada. Quando con il Cipriani è arrivato a Londra, l’Orient Express ha posto il veto: e ha chiesto che il cognome sparisse dal ristorante di Mayfair. I giudici di Londra hanno dato ragione alla società; così il locale è diventato C London e al suo proprietario è stato presentato il conto: 19 milioni di euro di risarcimento danni.
Figurarsi Arrigo: non ha pensato neanche per un momento di accettare in silenzio, e ha rilanciato presentando ricorso a Venezia, dove i giudici gli hanno dato ragione.
«Non posso dire altro, se non che è stata presa una decisione saggia», commenta il vecchio signore, che a 79 anni ama attribuirsene 80 e che nel tempo non ha smarrito un briciolo della sua eleganza, della sagacia, della simpatia. Perché, appunto: «se dici Cipriani nel mondo, cosa intendi?».
Ha scritto nove libri, ha pubblicato quasi 400 articoli su diverse testate; ha visto sedere ai suoi tavoli teste coronate, politici, imprenditori, divi di Hollywood, ne ha deliziato i palati e mai li ha traditi con una chiacchiera.
E poco importa che dall’altra parte del canale possano vantare gli ospiti più illustri e più inseguiti della mondanità: George Clooney forse non verrebbe un anno sì e l’altro anche alla Mostra del Cinema se non potesse contare sulla riservatezza e i piaceri dell’hotel alla Giudecca, su quella piscina che mentre galleggi vedi San Giorgio, e nella quale due anni fa - dopo un lungo ballo strizzato alla Canalis - finì a mollo con lo smoking e le scarpe di vernice.
Forse a settembre sarà Cipriani, nel senso dell’hotel, a proteggere la privacy di Madonna, grande star della Mostra edizione 68; ma Cipriani, nel senso di Arrigo, non fa una piega. Perché dicono anche che la signora abbia già prenotato la cena all’Harry’s Bar, dove peraltro lo scorso anno Sofia Coppola festeggiò il Leone d’Oro beandosi di risottino alle verdure e scampi fritti. Brevetto o non brevetto, sono questi i momenti che trasformano un luogo in un mito.