Vittorio Zucconi, la Repubblica 15/8/2011, 15 agosto 2011
I KENNEDY. L’ULTIMA LITE SUL FEUDO DEI SOGNI
Arrivavano un tempo a migliaia, anche tremila al giorno in alta stagione, per uno sguardo dall´oceano alla casa dei Kennedy, racconta Murray il figlio del barcaiolo che aveva fatto fortuna traghettando sotto gli occhi della Guardia Costiera i devoti del culto di Camelot 40 anni or sono. Oggi, se va bene, sono venti o trenta, tutti anziani, e basta una barchetta per gli ultimi fedeli che vanno a salutare il guscio di una dinastia che non abita più lì, come una grande conchiglia vuota sulla spiaggia.
Quel che rimane dei Kennedy sta lasciando quel che rimane del loro feudo di Hyannis Port nella penisola ventosa e sabbiosa di Cape Cod, Massachusetts. Dal 2003, quando Joan, la prima moglie divorziata del senatore Ted, decise di vendere per 3 milioni e 700 mila dollari la sua casa da 13 stanze da letto, quattro anni dopo il tuffo nell´Atlantico del Piper di John John con la moglie e la cognata a bordo, la fuga dal villaggio dei troppi ricordi e dal poco futuro è cominciata. Soltanto John John avrebbe potuto e voluto rimettere insieme i cocci di un mito e di una famiglia che oggi non ha più niente da dire all´America e al mondo. Ma il figlio di JFK scambiò il mare per il cielo. Pilotò a vista nella notte e scomparve.
Se n´è andata Caroline, la survivor, la figlia del presidente, che vendette la sua proprietà lo stesso anno allo zio Ted che ancora non era malato e tentò, pagando 5 milioni alla nipote, di tenere ancora assieme il villaggio di Hyannis Port con le ville, i prati, i castelli che lo compongono. Max, il nono figlio Bob, rifiuta di metterci piede come quasi tutti i suoi ormai innumerevoli cugini e cugine. Per difendere la santità di quel luogo, il clan aveva tentato di impedire la costruzione di antiestetiche pale a vento per l´energia elettrica accanto a Cape Cod, chiamato "Cape Wind", capo vento, ma aveva perso anche quella battaglia incoerente, loro tanto ecologisti purché naturalmente nimby, non davanti alla propria casa. Ormai le perdevano tutte, guardando sconfiggere i propri cavalli appoggiati nelle elezioni, Al Gore, John Kerry, Shannon O´Brian per il governatorato del Massachusetts, fino al tentativo di Ted, ormai "in articulo mortis", di saltare sul carro trionfale di Obama nel 2008, scatenando l´odio e la collera dell´ex amica Hillary Clinton.
Ma quando Ted il patriarca se n´è andato, due anni esatti or sono, spegnendosi come il padre Joseph sulla veranda che dà verso l´oceano, il destino delle sette case rivestite di assi di legno dipinte di bianco che formano il compound si è consumato. Ethel, la vedova di Bob, ha messo in vendita per 6 milioni la casa centrale, quella che i curiosi andavano a sbirciare dall´oceano, in furibonda lite da cognate con Viki, l´ultima moglie del senatore. La casa ha avuto ancora un ultimo guizzo di vita il 15 luglio scorso. Patrick, il deputato democratico figlio di Ted dal quale aveva ereditato la passione per la politica e per il whisky che lo portò all´arresto per guida in stato di ubriachezza a Washington dopo essersi impastato con la sua Ford Mustang contro un jersey di cemento sotto gli occhi della polizia, si è sposato con una professoressa di scuola media, Amy Petitgout.
Che sarà di quella casona centrale nel complesso di ville sparpagliate su tre ettari di sabbia, erba palustre e canne, che servì da fondale al grande film dei Kennedy, dipenderà dall´esito della lite fra la indomabile Ethel, che dai suoi 83 anni si sente l´ultima erede autentica della generazione dei "fratelli" Kennedy, e Vicki, la giovane vedova di Ted, che di quella casa vorrebbe fare una fondazione sacrario pubblica per la memoria del marito. Lei sa che Ted era stato davvero l´ultimo e il più sincero frequentatore di quel tempio.
Aveva chiesto lui di essere trasportato lì per morire, quando i medici del Massachusetts General Hospital si erano arresi al tumore al cervello. Avrebbe voluto, come sostiene la moglie, che almeno quella casa restasse aperta e viva, per alimentare con la vita vera, le corse e le grida dei bambini che lui ricordava, la fiammella del mito, come quella che arde sul granito della tomba di famiglia nel cimitero di Arlington, a Washington, dove anche lui è sepolto. Unico dei quattro figli maschi di Joseph e di Rose a morire anziano e di malattia, anziché caduto in guerra come il primogenito o ucciso in attentato come John e Bob, Ted si era alla fine persuaso che quella casa fosse stata davvero "la casa dei Kennedy".
In realtà, non lo era. Era la casa del padre, comperata dal formidabile avventuriero irlandese nel 1928, quando i profitti del proibizionismo e del contrabbando di melassa, ne avevano gonfiato il portafoglio. Anno dopo anno, nella progressione dei nove figli sfornati dalla ferrea Rose, "Old Joe", il patriarca, l´aveva allargata, fino ad avere 11 stanze da letto, più quattro per la servitù, una piscina riscaldata in cantina, un garage per quattro automobili e sei bagni. I bambini, Joe jr, John, Bob, Ted e le cinque sorelle erano cresciuti lì, ma soltanto Ted, l´ultimogenito della nidiata, vi era sempre tornato. Gli altri, appena divenuti adulti, avevano tutti comperato altre ville sparse su quei tre ettari, vicini, ma separati dalla casa del padre e della madre, JFK per primo.
Era per i fotografi, i cineoperatori, i primi cameramen, che tutti si riunivano sotto il tetto paterno, per creare il film della perfetta, affiatata, e dentuta famiglia irlandese, attorno alla focolare della tradizione cattolica, fra corse sulla spiaggia con il vento tra i capelli, escursioni a vela, partitelle di touch football, il football americano senza tackle né botte, le cavalcate a pelo. JFK la volle come quartiere generale della campagna presidenziale nel 1960 e in quella casa, non sua, ma immaginata come sua per il pubblico, proclamò il 9 novembre di quell´anno la risicatissima vittoria su Nixon che gli sarebbe costata la vita quattro anni dopo.
Era dunque un fondale dell´immaginazione nazionale, la casa di Hyannis Port, il set sul quale gli attori del più appassionante e tragico reality dinastico americani del XX secolo si ritrovavano, per piangere i loro troppi monti e celebrare i loro molti successi. Ora diventerà un museo, una fondazione con ottimi risvolti fiscali per l´erede principale della fortuna miliardaria di Ted, per Viki, aperta a generazione future che faticheranno a ricordare, e ancor più a commuoversi, per questo clan che ha imprigionato la nostra storia da mezzo secolo, dai colpi di Lee Harvey Oswald a Dallas nel 1963. La presa dei Kennedy sulla nostra immaginazione si sta allentando come il loro controllo sul villaggio sempre più vuoto e ignorato anche dai turisti che non affollano più i battelli di Murray davanti alla spiaggia di Cape Cod. Non c´è più neppure il cutter della Guardia Costiera, che li teneva d´occhio e proteggeva la loro privacy. L´ultima volta che una nave militare apparve davanti alla casa di Hyannis Port fu nell´autunno del 1999, quando il cacciatorpediniere "USS Briscoe" trasportò le ceneri di John John Kennedy verso il largo, per essere sparse nel vento e nell´oceano.