Concetto Vecchio, la Repubblica 15/8/2011, 15 agosto 2011
GLI INCOMPATIBILI CHE RESISTONO. 117 ONOREVOLI CON DOPPIA POLTRONA
«Sono un uomo di apparato: se il partito mi ordina di lasciare una delle due cariche io obbedirò. Al momento però la legge me lo consente ancora». Luigi Cesaro, che pur essendo diventato presidente della Provincia di Napoli nel giugno 2009 rimane saldamente imbullonato alla poltrona di deputato pdl, dovrà rinunciare al doppio incarico per legge. L´articolo 13 del decreto legge sulla manovra appena approvato sancisce al comma 3 l´incompatibilità «della carica di parlamentare con qualsiasi altra carica pubblica elettiva a decorrere dalla prima legislatura successiva». Ovvero, dal 2013. Come Cesaro - ha calcolato L´Espresso su dati Openpolis - ce ne sono in Parlamento altri 116: parlamentari-sindaci (come Raffaele Stancanelli a Catania), parlamentari-presidenti della Provincia (come Edmondo Cirielli a Salerno o Antonio Pepe a Foggia), parlamentari-assessori (come il ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani che è in giunta a Monza), fin giù giù ai parlamentari-consiglieri comunali (Francesco Rutelli a Roma o la pasionaria berlusconiana Michaela Biancofiore a Bolzano, dove non mette mai piede perché «i consigli si tengono il martedì e il giovedì quando io sono a Roma, ma la gente, che non è stupida, quando mi ha eletto con 1500 voti questo lo sapeva benissimo».
Per tutta la Prima Repubblica la regola dell´incompatibilità è stata sacra: o sindaco o parlamentare. Il centrodestra la ruppe nella legislatura 2001-2006, e da allora l´ha sempre confermata in numerose decisioni della Giunta per le elezioni. «Noi siamo stati messi in minoranza» constata il presidente, il pd Maurizio Migliavacca. «Fassino si è subito dimesso da deputato dopo l´elezione a sindaco di Torino». Openspolis ha contato 14 casi anche fra i democratici.
Bruno Tabacci torna oggi dalle vacanze. È sia parlamentare Api che assessore al Bilancio di Milano. Ha presentato una proposta di legge per rendere incompatibile le due cose, ma finché non verrà approvata non intende lasciare Montecitorio perché «un assessore opera su delega del sindaco. Se un bel giorno Pisapia mi dice che non gli vado più bene... Io ci ho solo rimesso, lasciando la carica di capogruppo Api, che mi dava un´indennità aggiuntiva. Prendo solo lo stipendio di deputato. Il vero scandalo sono i 250 avvocati che oltre a partecipare al processo legislativo svolgono anche attività professionale». Tutti, a parole, si spellano le mani per i tagli dei costi della politica. Cesaro avrebbe defalcato ancora di più: «Vede, la soglia sotto la quale tagliare i piccoli municipi io l´avrei innalzata a 3mila abitanti». Tutti tuttavia puntualizzano che doppia poltrona non vuol dire doppio stipendio: una legge del 1996 infatti vieta il cumulo degli emolumenti. Confessa però un parlamentare: «Parliamoci chiaro: sarà anche vietata la doppia indennità, ma spesso chi occupa una seconda poltrona pubblica ha modo di arrotondare: o con i rimborsi spese o utilizzando la segreteria dell´ente che presiede per la sua attività politica. Per non tacere della distorsione istituzionale che si viene ad innescare».
Domanda a Maria Teresa Armosino, da tre anni deputata Pdl e presidente della Provincia di Asti: perché non si è mai dimessa? «La legge me lo consente, e la gente quando mi ha eletto lo sapeva benissimo. Ho vinto anche una causa civile sul punto, e quando ho dovuto scegliere tra i due stipendi mi sono tenuto quello di deputata: quello di Presidente della Provincia supera a malapena i 3mila euro». Comunque vada la doppia poltrona la perderà: Asti, 222mila abitanti, 360 dipendenti che incidono per il 24 per cento sul bilancio, 25 consiglieri e 8 assessori, è infatti destinata a morire per decreto.