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 2011  agosto 15 Lunedì calendario

IL RE DI GIORDANIA DA COMPARSA A IDEATORE DEL PARCO STAR TREK

Droni Borg e Umanoidi Sulibani, guardate giù: non l’invidiate almeno un po’? E tu, Capitano Kirk, fatti da parte: nel regno delle stelle c’è un nuovo sovrano! Dicono che non veda l’ora, Abdallah II. Tempo sette mesi, i lavori cominceranno.
Tempo tre anni, finiranno. E la piccola, povera Giordania sarà l’unica al mondo a possedere il più grande parco spaziale del globo terracqueo, il Red Sea Astrarium, 75 ettari di planetari e giochi ispirati alla saga televisiva di «Star Trek», la grande passione giovanile e senile del re. Ci saranno hotel cosmici, negozi galattici, teatri extraterrestri, ristoranti come navicelle, «la narrazione della storia nabatea e babilonese in una prospettiva da Ventitreesimo Secolo», una Las Vegas astrale piazzata nel silenzioso deserto di Wadi Rum. E poi padiglioni per l’energia rinnovabile, 500 impiegati a tempo pieno, 350 milioni di visitatori attesi da tutto il Medioriente, un «investimento turistico» da un miliardo e mezzo di dollari per l’unico sogno che la testa di Sua Maestà non ha mai coronato: essere il solo, vero, definitivo pilota dell’Enterprise! Da sempre Sua Altezza guarda in alto. Alle stelle. Ragazzino, tutti quei titoli di Gran Maestro dell’Ordine di Hussein e dell’Ordine della Rinascita e dell’Ordine della Stella (nulla a che fare con gli astri veri, purtroppo...), nonché d’ultimo discendente in linea diretta del Profeta Maometto, in realtà gli stavano un po’ stretti. Più che allo scettro degli Hashemiti, allora lui pensava agli incontri ravvicinati con gli Haakoniani.
E già lo chiamavano «Trekkie» perché non si perdeva una puntata della telenovela astronautica (che peraltro appassionò altri grandi della storia, vedi Martin Luther King). Ancora principe, a 33 anni, la mania di Abdallah per le «treknologie» del dottor Spock era tale che l’ambasciata giordana a Washington si dovette impegnare con la produzione hollywoodiana per garantirgli una particina. Basta andare su YouTube: episodio numero 36 del 1995, titolo «Investigazioni», dove a un certo punto l’erede al trono compare in calzamaglia aderente nera ornata di raggi verdi e felice, davanti al capitano della missione, pronuncia la memorabile battuta «arrivederci». Quanto l’hanno sfottuto, il povero re, per quel cameo. E quant’è durata la rivincita. Sedici anni dopo, nonostante la primavera araba che spazza anche Amman, nonostante l’ira popolare per la sardanapalesca festa di compleanno che proprio a Wadi Rum si regalò la consorte Rania, il sovrano ha deciso che Star Trek rivivrà ad Aqaba, sul Mar Rosso: una baracconata del futuro a pochi chilometri dal meraviglioso passato delle rovine di Petra.
L’ultima frontiera dello spazio non teme critiche. Piovute come meteoriti, da ambientalisti e oppositori, non appena s’è saputo dell’appalto per la costruzione dell’Astrarium concesso a un gruppo di Dubai, Rgh, che produce film assieme agli americani di Cbs e Paramount. «Quel miliardo e mezzo potrebbe aiutare i giordani ad avere più acqua e più lavoro», scrive un blog molto critico sulla casa reale. «Il progetto è orribile — commenta un internauta nel forum — La Giordania è una terra già abbastanza emozionante da non aver bisogno di queste cose da alieni. Spero che il re ci ripensi». Difficile fermare le betoniere, da qui al 2014: «Il parco non va visto come un capriccio — fa sapere un portavoce del re — È un serio investimento turistico, ponderato a lungo, in una zona strategica fra l’Arabia Saudita e l’Egitto, per un Paese che vive in gran parte di turismo. Darà lavoro a molta gente».
Per placare i Fratelli musulmani, in crescita nel Paese, Abdallah ha comunque pronta un’altra operazione immobiliare a sorpresa: rivendicare il vecchio palazzo che suo papà, Hussein, cominciò a costruirsi a Gerusalemme nei primi anni ’60. Doveva essere una reggia. Finché non arrivarono la guerra dei Sei giorni, gl’israeliani e tutto finì tra rovi e abbandono. Con le carte bollate, il re ora ha deciso di riprendersi la villa, in una zona occupata. Il sindaco di Gerusalemme gli ha risposto picche. Abdallah tiene duro, compiacendo i turboislamici. Le chance di tornare nella città santa sono scarsine. Ma non importa. È una fiction, ironizzano ad Amman, e il re avrà ora la sua arma segreta: il teletrasporto. Del resto, non l’inventarono quelli di Star Trek?