Gianni Santucci, Corriere della Sera 15/8/2011, 15 agosto 2011
BATTISTI FA IL TURISTA: «ADORO RIO»
Vorrebbe tornare là dove è stato catturato quattro anni fa. Copacabana, Rio de Janeiro. Dice: «Sono nato e cresciuto vicino al mare, vorrei vivere a Rio, una città che mi ricorda Napoli e Marsiglia». Aggiunge: «Amo la vitalità di Copacabana, le strade intorno alla spiaggia, le belle ragazze, le persone amichevoli». Cesare Battisti torna a parlare sul numero d’agosto della rivista brasiliana Piauì. All’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato per quattro omicidi, uscito lo scorso giugno dal carcere dopo che il governo brasiliano ha negato l’estradizione in Italia, il settimanale dedica un lungo servizio in prima pagina: Em liberdade. Confidenze e riflessioni di un uomo che passeggia tutto il giorno su una spiaggia, cucina, legge, ospita amici. Sembra così prendere corpo, con questa intervista, l’amara previsione/profezia fatta dal ministro Ignazio La Russa quando Battisti era ancora in galera e si discuteva della sua liberazione: «I brasiliani sapranno che il loro governo permette a un terrorista assassino di scorrazzare libero e andarsene a prendere il sole a Copacabana».
Nel momento in cui le agenzie di stampa rilanciano le frasi dell’ex capo dei Pac dal Brasile, ieri pomeriggio, Adriano Sabbadin è da poco rientrato in casa dopo qualche giorno di vacanza. Il padre Lino, macellaio di Santa Maria di Sala (Venezia), venne ucciso da un commando dei Pac il 16 febbraio 1979. «È stato un anno duro, veramente pesante», dice Sabbadin. Parla a voce bassa: «Sono esausto». Seguire l’affaire Battisti, tra richieste dei giudici, sessioni plenarie dei tribunali brasiliani, polemiche e attese, per quest’uomo è stato qualcosa che assomiglia a una lenta tortura. «E alla fine ci tocca anche sapere che Battisti si gode le sue giornate al mare», riflette Adriano Sabbadin. Si interrompe. Riprende: «Certo, era quasi scontato che avvenisse, questo però non toglie che sia una cosa ripugnante». In vacanza, il figlio del macellaio ucciso dai terroristi ha letto un paio di libri che non aveva avuto tempo di aprire, Gli amici del terrorista, di Giuseppe Cruciani, e il lungo racconto autobiografico del magistrato Armando Spataro, Ne valeva la pena. Molte pagine sono dedicate proprio a Battisti. «Sono andato a una presentazione del libro e il dottor Spataro — racconta Sabbadin — mi ha fatto una dedica commovente. Spero che attraverso questi e altri libri tutti sappiano chi è davvero Battisti. Un uomo che sostiene di essere innocente e non lo è, che non ha rispetto. I morti però se li porterà sulla coscienza, sempre, anche a Copacabana, o in qualsiasi altro posto andrà».
La stampa brasiliana racconta di un Battisti che cammina sulla sabbia, che ha stretto amicizia con gli abitanti di un paesino a Sud di Rio, vive in una casa di amici, sceglie personalmente il pesce che cucina e si ferma a bere una birra nel chiosco lungo un canale. Una sua amica militante ha spiegato all’Ansa: «Non so in quale spiaggia sia stato. Teoricamente Cesare non potrebbe allontanarsi da San Paolo perché il suo visto deve essere perfezionato, ma lo studio legale che lo rappresenta mi ha garantito che tutto procede senza problemi. Cesare sta preparando il lancio del nuovo libro», che parlerà dei suoi anni in carcere e dovrebbe intitolarsi Ai piedi del muro. Alla rivista che l’ha rintracciato, Battisti ha spiegato: «Mi piacerebbe stringere la mano di ogni brasiliano che mi ha aiutato, a partire da Tarso Genro, che da ministro ha studiato il mio caso e ha difeso le sue convinzioni contro pressioni fortissime». All’ex dei Pac il giornalista ha chiesto: vorrebbe lasciare il Brasile? «No, sto benissimo qui. Ho iniziato anche a sognare in portoghese». Sogni e spiagge, em liberdade.