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 2011  agosto 15 Lunedì calendario

GLI INTERVENTI NECESSARI PER LA CRESCITA

Una sola cosa preoccupa gli investitori che possiedono titoli pubblici italiani: la nostra mancanza di crescita, cioè il fatto che il reddito pro capite sia più basso oggi di quanto non fosse dieci anni fa. In Francia e Germania, in un decennio, il reddito pro capite è aumentato del 6 per cento: non molto, ma in Italia è sceso del 10. Se un’economia non cresce e ha sulle spalle un grande debito, è improbabile che riuscirà a ripagarlo.
La correzione dei conti per il prossimo anno ammonta a 20 miliardi. Di questi 6 sono tagli di spesa, 14 maggiori tasse. Infatti i 6 miliardi di minori trasferimenti a Comuni e Regioni diventeranno in breve ulteriori tasse locali. Inoltre il governo stesso crede così poco nei tagli alle pensioni di reversibilità e invalidità che già prevede di sostituirli automaticamente con minori detrazioni, ovvero un altro aumento della pressione fiscale.
Come se non bastasse questa manovra si somma a quella di luglio e porta l’aumento complessivo delle tasse per il prossimo anno a 20,5 miliardi, a fronte di una riduzione nelle spese di 7.
Sulla crescita nulla o quasi. Vi è qualche timida liberalizzazione, in particolare incentivi ai Comuni che venderanno le loro aziende municipali. Ma quale credibilità può avere un governo che spinge Bergamo a vendere la sua azienda di trasporto pubblico mentre si guarda bene dal collocare sul mercato le azioni che ancora possiede di Eni, Enel, Finmeccanica? Né parla di privatizzare le Poste, il Poligrafico dello Stato, la Cassa Depositi e Prestiti?
Non è con più tasse che si ricomincia a crescere, soprattutto se queste cadono sul ceto medio produttivo e onesto, risparmiando le rendite e gli evasori. Il gruppo sociale dove più si annida l’evasione, gli autonomi, dichiara in media 33 mila euro di reddito l’anno: non a caso la soglia dell’addizionale scattava soltanto a 55 mila nella prima bozza del decreto poi superata.
A mio parere non c’è nulla in questa manovra che possa convincere un investitore a riacquistare fiducia nei nostri titoli. Siamo quindi nelle mani della Bce che per aiutarci si è messa in una posizione difficile: non può disapprovare il decreto, perché questo affosserebbe i nostri titoli, e d’altronde non può neppure continuare ad acquistarli. Bisogna quindi riacquistare la fiducia degli investitori prima che la Bce sospenda i suoi acquisti.
Il decreto va ora in Parlamento. È importante che la discussione inizi già questa settimana e che ne modifichi il testo riequilibrando tasse e spese, lavoro e rendite, e soprattutto aggiungendo interventi sulla crescita. Il più ovvio è già stato sperimentato in Germania: spostare le tasse dal lavoro ai consumi tramite un aumento dell’Iva, destinato in parte a sostituire il contributo di solidarietà e in parte a ridurre gli oneri a carico delle imprese. Occorre inoltre molta più determinazione su liberalizzazioni e privatizzazioni, e soprattutto bisogna avere il coraggio di chiamare le pensioni di anzianità, non toccate dalla manovra, con il loro vero nome: delle rendite.
Alcune delle proposte avanzate dal Partito democratico vanno in questa direzione. Altre sono discutibili ma non sono certo peggio del contributo di solidarietà, in particolare la proposta di alzare l’aliquota fatta pagare a coloro che hanno usufruito dello scudo fiscale.
Infine i parlamentari non hanno il diritto di chiedere ai cittadini questi sacrifici se prima non approvano una legge che, dalla prossima legislatura, dimezzi il loro numero e da subito tagli alcuni dei loro vergognosi privilegi.